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Il patto di prova: come funziona

3 Aprile 2021
Il patto di prova: come funziona

Sono stato assunto con contratto a tempo determinato di un anno. Il periodo di prova era di 60 gg di lavoro effettivi. Dopo 45 gg di lavoro, l’azienda mi ha licenziato per mancato superamento del periodo di prova. Durante questo periodo, non ho potuto svolgere il mio lavoro e sono stato adibito a mansioni inferiori rispetto a quelle per cui ero stato assunto. Il periodo di prova può considerarsi nullo?

Al momento della stipulazione del contratto di lavoro, le parti posso prevedere un periodo di prova di una certa durata, con lo scopo di consentire ad entrambe di valutare la convenienza o meno del rapporto di lavoro. Alla scadenza del periodo di prova, ciascuna parte potrà recedere dal rapporto di lavoro, senza obbligo di darne motivazione all’altra.

L’articolo 2096 del Codice civile, in particolare, prevede la possibilità di apporre al contratto un patto di prova, attraverso cui le stesse – al momento della stipulazione del contratto di lavoro – concordano, con un apposito patto accessorio, un periodo di prova che consenta all’azienda di capire se vale davvero la pena assumere definitivamente quel lavoratore e a quest’ultimo se il lavoro che sta svolgendo effettivamente lo soddisfa.

Il patto di prova deve essere firmato al momento della stipulazione del contratto di lavoro e, in ogni caso, prima che abbia inizio l’esecuzione dello stesso, con conseguente illegittimità del licenziamento intimato sulla base di un patto di prova concordato in epoca successiva all’inizio della prestazione lavorativa.

Al termine del periodo di prova, entrambe le parti sono libere di recedere dal contratto, oppure di proseguirne l’esecuzione.

Nel caso di recesso, non vi è obbligo né di motivazione, né di dare il preavviso o di pagare la relativa indennità sostitutiva, né di comunicazione in forma scritta.

La durata del periodo di prova è stabilita dai contratti collettivi di categoria e varia in base al livello di inquadramento assegnato al lavoratore.

Le parti possono stabilire una durata maggiore del periodo di prova, rispetto a quello previsto dal Ccnl di settore, ma non una durata inferiore.

Come detto, il datore di lavoro può recedere, terminato il periodo di prova, senza obbligo odi motivazione, senza preavviso e altresì verbalmente.

Il recesso è però ritenuto illegittimo qualora:

  • la prova non sia stata effettivamente consentita: questa ipotesi ricorre, ad esempio, quando il lavoratore dimostra che non sia passato un periodo di tempo sufficiente a consentire al datore di lavoro la valutazione delle capacità del lavoratore di svolgere la prestazione assegnata, oppure quando quest’ultimo non sia stato posto nelle condizioni di sostenere la prova, o ancora qualora la prova abbia avuto ad oggetto mansioni diverse da quelle previste all’atto dell’assunzione, siano esse inferiori o superiori;
  • la prova sia stata positivamente superata dal lavoratore: ciò si verifica, ad esempio, nel caso in cui il datore di lavoro abbia – prima del recesso – comunicato all’interessato il superamento della prova o ricorrano altri elementi attestanti il suddetto superamento;
  • il licenziamento sia riconducibile ad un motivo illecito (quale, ad esempio, una ragione discriminatoria) o estraneo al rapporto di lavoro (si pensi, ad esempio, all’ipotesi dell’invalidità del lavoratore che determina il datore di lavoro a recedere dal rapporto).

Nel caso di specie, dunque, al lavoratore non è stato consentito di svolgere adeguatamente la prova per due ragioni: gli è stato concesso un tempo insufficiente per poter dimostrare le proprie capacità ed è stato adibito a mansioni diverse da quelle per le quali era stato assunto e che sarebbero dovute essere oggetto di prova. Il patto di patto di prova così stipulato può allora considerarsi nullo e il licenziamento intimato al lavoratore illegittimo.

Se il datore recede dal periodo di prova illegittimamente, le conseguenze prospettate dalla giurisprudenza sono diverse.

Sul punto, si è affermato che:

  •  l’illegittimità del licenziamento non comporta l’applicazione della normativa sui licenziamenti, ma unicamente la prosecuzione del periodo di prova non ancora decorso, con il solo diritto – in capo al lavoratore – di ottenere il pagamento della retribuzione per il periodo residuo;
  •  al prestatore di lavoro spetta il solo risarcimento dei danni per responsabilità contrattuale del datore, non essendo applicabile al lavoratore in prova il diritto alla reintegrazione nel posto di lavoro;
  • al lavoratore licenziato durante il periodo di prova spetta la tutela prevista in generale in caso di licenziamento illegittimo, se dimostra che il recesso non è avvenuto per mancato superamento della prova, ma per altri motivi (illeciti o comunque estranei alla prova).

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv. Valentina Azzini



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