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Danno da vaccino non obbligatorio: spetta il risarcimento?

18 Marzo 2021 | Autore:
Danno da vaccino non obbligatorio: spetta il risarcimento?

La Consulta ha esteso il diritto all’indennizzo anche alle vaccinazioni consigliate e raccomandate dalle autorità sanitarie, oltre a quelle imposte.

Le complicanze provocate dalle vaccinazioni possono essere molto serie. L’esperienza Covid sta dimostrando che le reazioni del corpo umano alla somministrazione delle sostanze contenute nell’iniezione sono molteplici e, talvolta, impreviste. Le conseguenze negative possono comportare l’insorgenza di gravi patologie, che provocano lesioni personali anche permanenti o la morte del paziente al quale è stata inoculata la dose.

Mentre per le vaccinazioni obbligatorie una legge dello Stato prevede da anni il riconoscimento di un indennizzo economico a chi abbia riportato una menomazione permanente dell’integrità psicofisica, il problema fino a poco tempo fa rimaneva ancora aperto per il danno da vaccino non obbligatorio: spetta il risarcimento?

Una recente sentenza della Corte Costituzionale [1] ha esteso il diritto all’indennizzo a tutti i casi di vaccinazioni raccomandate dallo Stato o dalle Regioni: ora, per effetto di questa pronuncia, che è già stata recepita dalla Cassazione, si può affermare che il beneficio è riconosciuto in favore di tutti i soggetti che abbiano praticato vaccini semplicemente consigliati e incentivati dalle autorità sanitarie pubbliche.

Ai fini del ristoro economico da attribuire ai danneggiati non esiste più alcuna differenza tra i vaccini somministrati in via obbligatoria e quelli che, invece, vengono soltanto suggeriti e raccomandati, come l’anti-influenzale, l’anti-epatite o anche l’anti-Covid, per il quale però gli effetti collaterali devono ancora essere scientificamente definiti e comprovati.

Risarcimento danni da vaccino obbligatorio

Una legge statale in vigore dal 1992 [2] prevede il riconoscimento di un indennizzo economico a favore dei soggetti danneggiati da complicanze di tipo irreversibile cagionate da vaccinazioni obbligatorie.

Il beneficio viene attribuito, su domanda, a «chiunque abbia riportato, a causa di vaccinazioni obbligatorie per legge o per ordinanza di una autorità sanitaria italiana, lesioni o infermità, dalle quali sia derivata una menomazione permanente della integrità psicofisica».

Lo stesso indennizzo spetta a chi è stato danneggiato in modo analogo ed irreversibile da trasfusioni di sangue, o somministrazione di emoderivati, che abbiano provocato epatiti o infezioni da Hiv (Aids).

Quale indennizzo per i vaccini non obbligatori?

La medesima legge nazionale riconosce l’indennizzo per le menomazioni permanenti anche in favore di chi ha praticato vaccinazioni non obbligatorie, ma soltanto quando esse sono necessarie «per motivi di lavoro o per incarichi d’ufficio o per poter accedere ad uno stato estero» oppure sono state praticate a chi appartiene alla categoria dei «soggetti a rischio operanti in strutture sanitarie ospedaliere».

Nel 2020, una sentenza della Corte Costituzionale [1] ha riconosciuto che la legge nazionale presentava un grave vuoto di tutela riguardo alle vaccinazioni non obbligatorie e ha perciò dichiarato l’illegittimità della norma «nella parte in cui non prevede il diritto ad un indennizzo a favore di chiunque abbia riportato lesioni o infermità da cui sia derivata una menomazione permanente all’integrità psico-fisica, a causa della vaccinazione contro il contagio da virus dell’epatite A».

Si trattava di un caso in cui il danneggiato aveva riportato, in conseguenza della vaccinazione anti-epatite (che non è obbligatoria), la grave patologia chiamata «lupus eritematoso sistemico». La Corte di Cassazione ha già applicato questo principio sancito dalla Corte Costituzionale e con una nuova sentenza [3] ha respinto il ricorso del ministero della Salute che si era opposto al beneficio economico. Il Collegio ha affermato che «ogni questione sul punto appare superata a seguito della pronuncia della Corte Costituzionale n 118/2020».

Diritto all’indennizzo per le vaccinazioni raccomandate

La giurisprudenza ha stabilito, in modo sicuro e definitivo, che il diritto all’indennizzo spetta anche a chi ha praticato vaccinazioni non obbligatorie, da cui siano derivate menomazioni permanenti dell’integrità psicofisica.

Va sottolineato che le pronunce della Corte Costituzionale hanno piena forza di legge, quando dichiarano l’illegittimità costituzionale di una norma mediante una sentenza “additiva” che estende l’applicazione di una fattispecie oltre ai casi originariamente previsti dal legislatore: nel nostro caso, era illegittima, per irragionevole disparità di trattamento, la mancata previsione dell’indennizzo per i vaccini non obbligatori.

Indennizzo per vaccino non obbligatorio: a quanto ammonta

Stabilita la piena equiparazione tra le vaccinazioni obbligatorie e quelle raccomandate dallo Stato o dalle Regioni, l’indennizzo spettante ai danneggiati – che devono sempre dimostrare il nesso di causalità tra le lesioni subite ed il vaccino somministrato – segue i criteri tabellari stabiliti dalla legge [4] per la determinazione del grado di invalidità e la quantificazione dell’ammontare relativo a ciascuna fascia di menomazione dell’integrità psicofisica riscontrata nel paziente.

All’importo tabellare che dipende dal livello della menomazione dell’integrità psicofisica del danneggiato si aggiunge l’indennità integrativa speciale nella misura stabilita per gli impiegati civili dello Stato [5]. Se vi sono patologie plurime conseguenti alla vaccinazione è riconosciuta una maggiorazione del 50% dell’importo previsto per la patologia più grave.

In caso di decesso del soggetto al quale era stato somministrato il vaccino, agli eredi spetta un assegno una tantum di 77.468,53 euro o un assegno reversibile per la durata di 15 anni, oltre alle rate di indennizzo maturate dalla data della domanda al giorno della morte.

Domanda di indennizzo per vaccino non obbligatorio

La domanda di indennizzo deve essere proposta dal danneggiato (o, se deceduto, dai suoi eredi) all’Azienda sanitaria provinciale o locale del luogo di residenza, allegando la documentazione comprovante la vaccinazione somministrata e le patologie invalidanti riportate.

Il termine utile per presentare la domanda è di 3 anni, che decorrono dal momento di insorgenza della patologia o da quello, che può essere successivo, di sua manifestazione conclamata: infatti, soltanto in quel momento l’interessato avrà avuto conoscenza del danno riportato in conseguenza della vaccinazione. In tal caso, la documentazione medica dovrà riportare le date di manifestazione della patologia.

Riconoscimento dell’indennizzo per vaccino non obbligatorio

L’istruttoria per l’accertamento della spettanza dell’indennizzo viene svolta dalla Commissione medica ospedaliera (Cmo) territorialmente competente, che esaminerà la documentazione sanitaria prodotta dall’interessato, lo convocherà a visita nei casi ritenuti necessari ed infine esprimerà il suo giudizio sul nesso di causalità tra la vaccinazione somministrata e l’infermità accertata.

La liquidazione dell’indennizzo è di competenza delle Regioni a statuto ordinario, mentre per le Regioni a statuto speciale la competenza spetta allo Stato che la esercita attraverso il ministero della Salute.

Se la Cmo ha espresso un giudizio negativo, il provvedimento è ricorribile alternativamente in via amministrativa al ministero della Salute entro 30 giorni dalla data di comunicazione all’interessato o in via giudiziaria al tribunale competente, al quale spetta anche la cognizione sul provvedimento di diniego di riconoscimento del beneficio emesso dalla Regione o dal ministero della Salute.

Il risarcimento dei danni ulteriori derivati dal vaccino

L’indennizzo stabilito in misura forfettaria in base al tipo ed alla gravità delle menomazioni potrebbe non coprire tutti i danni alla salute ed all’integrità psicofisica derivati dalla vaccinazione praticata. In tali casi, è sempre possibile agire in via giudiziaria, trattandosi di un fatto illecito che ha provocato un danno ingiusto [6], se sussiste una responsabilità, dolosa o colposa, di chi ha praticato la vaccinazione.

Per ottenere il risarcimento occorre quindi un requisito in più rispetto all’indennizzo, nel quale è sufficiente dimostrare che la menomazione è insorta per effetto della vaccinazione: bisogna instaurare una causa per responsabilità medica professionale nei confronti della struttura sanitaria che ha inoculato il vaccino e dimostrare i profili di dolo o di colpa dei sanitari.

Inoltre, è necessario indicare tutte le voci di danni risarcibili: patrimoniale, morale, biologico ed esistenziale, dimostrando l’entità delle spese sostenute a causa dell’infermità, il pregiudizio alla vita di relazione derivante dalla malattia insorta, le conseguenze psicologiche causate dalla patologia che possono aver comportato sofferenza morale e il peggioramento della qualità della vita. In proposito e per ulteriori approfondimenti leggi anche l’articolo “Risarcimento danni da vaccino”.


note

[1] C. Cost. sent. n. 118/2020 del 23.06.2020.

[2] L. n. 210 del 25.02.1992.

[3] Cass. sent. n. 7354/21 del 16.03.2021.

[4] Tabella B allegata alla L. n. 177/1976.

[5] L. n. 324/1959.

[6] Art. 2043 Cod. civ.


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