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Licenziamento per allontanamento momentaneo: è possibile?

17 Marzo 2021 | Autore:
Licenziamento per allontanamento momentaneo: è possibile?

Le conseguenze disciplinari di una breve assenza ingiustificata: quando pochi minuti di abbandono della postazione lavorativa possono far perdere il lavoro.

Sei in ufficio, guardi dalla finestra e ti accorgi che un vigile sta per multare la tua auto parcheggiata in divieto di sosta, così corri a spostarla e per qualche minuto ti assenti dalla postazione di lavoro senza permesso. Attenzione: questo comportamento potrebbe essere considerato una violazione dei tuoi doveri e comportare addirittura il licenziamento. Ma davvero è possibile il licenziamento per allontanamento momentaneo dal posto di lavoro? Una recentissima sentenza della Corte di Cassazione ha detto di sì; riguardava però un caso piuttosto particolare, quello di una guardia giurata che aveva lasciato la postazione di vigilanza scoperta per 20 minuti.

Bisogna individuare il livello di gravità dell’abbandono della postazione lavorativa in relazione alle mansioni svolte: il fatto è grave se si hanno compiti di sorveglianza o ruoli di sicurezza e allora anche una breve assenza comporta un aumento intollerabile del rischio che quel lavoratore dovrebbe prevenire.

Il licenziamento disciplinare

Il licenziamento disciplinare è la misura estrema adottata dal datore di lavoro nei confronti del dipendente che viola i suoi obblighi. Per essere valido deve essere preceduto da una lettera di contestazione formale dell’addebito, dando al lavoratore un termine non inferiore a 5 giorni (molti contratti collettivi prevedono un periodo più lungo) per difendersi e fornire le proprie giustificazioni circa la condotta contestata.

Il datore deve sempre rispettare il principio di proporzionalità tra la gravità dell’infrazione disciplinare e la sanzione adottata; quindi, il licenziamento potrà essere adottato solo per le condotte che ledono in maniera irrimediabile il vincolo fiduciario e impediscono la prosecuzione del rapporto lavorativo in futuro.

Il provvedimento di licenziamento può essere impugnato davanti al giudice del Lavoro che, se lo riterrà illegittimo, disporrà la reintegra del lavoratore e il pagamento delle retribuzioni che avrebbe percepito, dalla data del recesso intimato dal datore sino al momento dell’effettiva riassunzione in servizio.

Abbandono del posto di lavoro e allontanamento momentaneo

Tra le condotte più frequentemente contestate ai dipendenti c’è quella dell’abbandono di posto avvenuto senza un valido motivo. La violazione del rispetto dell’orario di lavoro – i lavoratori subordinati vengono pagati in base al tempo di presenza e di correlativa esecuzione delle prestazioni, non in misura corrispondente al risultato – è equiparata all’assenza ingiustificata, se l’allontanamento dal luogo di lavoro si protrae per un periodo di tempo apprezzabile.

Occorre però distinguere dall’abbandono del posto di lavoro dall’allontanamento momentaneo: nel primo caso, il lavoratore interrompe il proprio turno ed esce prima dell’orario (oppure entra, timbra il cartellino di presenza in modo da far figurare la propria presenza e poco dopo va via); nella seconda ipotesi, invece, l’assenza è temporanea, come quando un dipendente esce per andare al bar o sbrigare una commissione e, poi, fa rientro e torna sul posto di lavoro, riprendendo a svolgere gli incarichi assegnati.

Le esigenze di servizio e la sicurezza dei luoghi di lavoro

Fermo restando che l’abbandono del posto di lavoro è una condotta più grave dell’allontanamento momentaneo, va sottolineato che il tempo di assenza non è l’unico fattore rilevante: prima di esso, contano le esigenze di servizio, che possono essere lese o compromesse dalla condotta del dipendente che si è allontanato in modo arbitrario, cioè senza alcun permesso, autorizzazione o semplice comunicazione.

I motivi di sicurezza hanno un rilievo preminente per stabilire la gravità della condotta, soprattutto quando si riferiscono alle persone: un dipendente ospedaliero con mansioni di medico, infermiere o operatore socio-sanitario, ad esempio, non può lasciare incustoditi i pazienti affidati alle sue cure, così come un tecnico o un capo reparto incaricato della sorveglianza di un impianto industriale deve costantemente garantire la sicurezza del complesso produttivo e del personale presente addetto alle varie fasi di lavorazione.

In tale prospettiva, non è necessario che si sia prodotto in concreto un evento di danno: anche se tutto ha continuato a funzionare, e magari la breve assenza è passata inosservata senza lasciare conseguenze, l’allontanamento ingiustificato del dipendente ha comunque creato una situazione di rischio all’incolumità delle persone che non può essere tollerata dal datore di lavoro, se nell’ambito delle mansioni assegnate la loro tutela rientrava tra i compiti preminenti e caratteristici che il dipendente avrebbe dovuto svolgere con costanza e continuità.

Le mansioni di custodia e di sorveglianza

Talvolta, anche la custodia e sorveglianza dei beni patrimoniali aziendali (denaro in cassa, immobili, impianti, attrezzature e macchinari) viene in primo piano ai fini della valutazione della gravità dell’abbandono, se il dipendente che si assenta è preposto proprio alla loro vigilanza. Così chi ha compiti di scorta valori, di guardiania di terreni o fabbricati o ricopre incarichi in un istituto di vigilanza privata rischia il licenziamento anche per una breve assenza dovuta a motivi contingenti e apparentemente innocui.

Lo comprova quanto accaduto nel caso a cui abbiamo accennato in apertura: la guardia giurata si era assentata arbitrariamente, senza comunicarlo alla centrale operativa, per raggiungere il parcheggio esterno, distante 100 metri, e spostare la propria autovettura. Inoltre, il datore di lavoro gli ha contestato di non aver indossato il prescritto giubbotto antiproiettile.

Sulla decisione del licenziamento, ora confermata dai giudici di piazza Cavour nella recentissima sentenza [1], hanno pesato anche i pregressi ed analoghi precedenti disciplinari, che il datore di lavoro aveva debitamente richiamato nella lettera di licenziamento per dimostrare l’impraticabilità della prosecuzione del rapporto alle dipendenze dell’azienda e, dunque, la proporzionalità della sanzione adottata, pur in assenza di una recidiva specifica.

Quando si rischia il licenziamento per una breve assenza

Da quanto ti abbiamo spiegato, avrai compreso che anche per un allontanamento momentaneo dal lavoro si perde il posto se la pur brevissima assenza è incompatibile con le mansioni ricoperte: non conta tanto il tempo di lontananza dalla postazione, quanto l’incarico ricoperto e il rischio provocato dall’aver lasciato incustoditi e privi di vigilanza i soggetti o i beni da tutelare, secondo quanto il contratto di lavoro impone; così una condotta di allontanamento ingiustificato è considerata grave al punto di ledere il rapporto fiduciario che deve legare il dipendente al datore di lavoro.

La nuova e rigorosa pronuncia emessa dalla Sezione Lavoro della Corte di Cassazione che abbiamo esaminato non è isolata, ma si appoggia ad un precedente antico del tutto simile a quello preso in esame oggi, che riguardava un’assenza immotivata di circa 20 minuti di una guardia giurata addetta al servizio di piantonamento anti-rapina e ciò comprova che l’orientamento delineato sul tema è costante da parte dei giudici: leggi in proposito gli articoli “Licenziamento disciplinare: quando è legittimo” e “Cosa succede se abbandono il posto di lavoro”.


note

[1] Cass. sent. n. 7223/21 del 15.03.2021.


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2 Commenti

  1. Ci sono lavoratori ligi al dovere ed estremamente attenti e altri lavoratori più lascivi che vanno a farsi le loro pause con comodo e con tutta tranquillità- Ecco, a questi lavoratori, vorrei far capire che il tempo è denaro e mica possono prendersela sempre comoda e lasciare agli altri di coprire le loro mancanze

  2. Non dimentichiamo i furbetti del cartellino che si segnavano la presenza e poi andavano a farsi i fatti loro fuori dall’ufficio e si intascavano lo stipendio lavorando il minimo. E poi si lamentano del fatto che in Italia non c’è lavoro e che certi soggetti raccomandati ricoprono le poltrone. Se ci lasciano questi soggetti, specialmente statali, allora a voglia di stare dietro pratiche burocratiche e correre a sollecitare

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