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I diritti di padri e madri gay

25 Luglio 2021
I diritti di padri e madri gay

Nessuna tutela è prevista per i bambini di coppie omosessuali.

Sei omosessuale e, da circa cinque anni, convivi con la tua compagna. Lo scorso anno avete formalizzato la vostra unione e adesso, state pensando di avere un bambino. In Italia, però, tale possibilità non è ancora ammessa, pertanto l’unica alternativa è quella di recarsi in un altro Paese per iniziare la procedura della fecondazione eterologa. Ma quali sono i diritti di padri e madri gay?

Sebbene la legge Cirinnà abbia introdotto nel nostro ordinamento l’unione civile, ossia il diritto di tutelare il proprio legame con una persona dello stesso sesso, tuttavia non esiste alcuna norma che consenta il riconoscimento dei bambini nati con due papà o due mamme. Sul punto, va detto comunque che la giurisprudenza italiana ha in parte colmato la lacuna legislativa consentendo la trascrizione degli atti di nascita formati all’estero. Ma procediamo con ordine e cerchiamo di approfondire il tema in questo articolo.

I gay possono sposarsi?

Nel 2016, la legge Cirinnà [1] ha introdotto l’istituto delle unioni civili per consentire anche alle coppie dello stesso sesso la possibilità di formalizzare il proprio legame ed ottenere il riconoscimento di una serie di diritti e doveri simili a quelli coniugali (come, ad esempio, l’assistenza morale e materiale reciproca).

Possono accedere all’unione civile tutte le persone che siano:

  • maggiorenni;
  • omosessuali;
  • capaci di intendere e di volere;
  • non legate da vincoli di parentela, affinità, adozione o filiazione;
  • libere: nel senso che non devono essere già sposate o unite civilmente con altre persone.

Come si costituisce l’unione civile?

In Italia, quindi, le coppie omosessuali non possono sposarsi nel senso tradizionale del termine, ma hanno il diritto di ottenere un riconoscimento giuridico della propria unione grazie ad una dichiarazione congiunta resa dinanzi all’ufficiale di Stato civile alla presenza di un testimone per parte.

All’atto della dichiarazione, la coppia gay ha facoltà di indicare la volontà di assumere un cognome comune (o di mantenere quello personale) e il regime patrimoniale della separazione dei beni.

Dall’unione civile derivano per entrambi i partner:

  • i diritti ereditari;
  • il diritto alla pensione di reversibilità;
  • il diritto al ricongiungimento familiare;
  • il diritto di ricevere informazioni sullo stato di salute del proprio compagno e di prendere tutte le decisioni in caso di incapacità e decesso dello stesso;
  • l’obbligo alla coabitazione;
  • l’obbligo di contribuzione ai bisogni della famiglia, in base alle proprie sostanze e alla capacità di lavoro professionale e casalingo;
  • l’obbligo reciproco all’assistenza morale e materiale;
  • la possibilità di concordare l’indirizzo della vita familiare e fissare la residenza comune.

La legge, però, non ha previsto l’obbligo di fedeltà con la conseguenza che in caso di separazione della coppia a causa di un tradimento, la parte lesa non potrà chiedere al giudice l’addebito della separazione (cioè la colpa per la fine dell’unione civile) e il risarcimento per il danno patito (pensa, ad esempio, al partner che, a seguito del tradimento, inizia a soffrire di una forte depressione).

I diritti di padri e madri gay

Si parla di famiglie omogenitoriali (più comunemente note come “famiglie arcobaleno”) per indicare quelle situazioni in cui ci sono due mamme o due papà, quindi due genitori dello stesso sesso. Ad oggi, le famiglie arcobaleno sono completamente prive di qualsiasi tutela. Dopo aver perso la battaglia per ottenere l’introduzione, nella legge Cirinnà, della famosa stepchild adoption (cioè la possibilità del partner di adottare il figlio biologico del compagno) oggi più che mai urge un intervento da parte del legislatore italiano.

Più volte, la giurisprudenza ha cercato di colmare il vuoto legislativo permettendo anche ai gay la possibilità di adottare il figlio biologico del partner attraverso l’istituto dell’adozione in casi particolari [2], a condizione che ciò risponda al superiore interesse del minore a mantenere con il cosiddetto genitore sociale il rapporto affettivo e di convivenza che si è consolidato nel tempo.

Inoltre, un altro punto dibattuto riguarda i bambini di coppie omosessuali che sono nati all’estero grazie alla tecnica della fecondazione eterologa. Attualmente, si continua a negare la trascrizione degli atti di nascita in cui sono indicati come genitori due padri o due madri. Tuttavia, alcuni tribunali, ponendo al centro l’interesse del minore, acconsentono alla trascrizione con la conseguenza di offrire tutela anche al genitore non biologico.

Che succede se la coppia gay si separa?

L’unione civile si scioglie principalmente in caso di:

  • morte o dichiarazione di morte presunta di un partner;
  • volontà delle parti.

Se i partner decidono di porre fine alla loro unione civile, perché ad esempio non vi è più alcun legame sentimentale che li lega, ciascuno ha la facoltà di comunicare tale volontà all’ufficiale di Stato civile e, trascorsi tre mesi, proporre domanda di divorzio. Come vedi, quindi, non è previsto il periodo transitorio della separazione come accade per le coppie sposate. Inoltre, la parte economicamente più debole ha il diritto di chiedere gli alimenti qualora versi in stato di bisogno.

Unione civile, matrimonio e convivenze: quali sono le differenze?

Come abbiamo visto, rispetto al matrimonio, l’unione civile non prevede l’obbligo di reciproca fedeltà né quello di collaborazione. Inoltre, in caso di scioglimento dell’unione civile si “salta” completamente la fase della separazione con la possibilità di chiedere ed ottenere il divorzio in tempi molto brevi.

L’unione civile presenta delle differenze anche rispetto alla convivenza di fatto. Quest’altra tipologia, infatti, riguarda le coppie, omosessuali o eterosessuali, che hanno deciso di non formalizzare il proprio legame, né con il matrimonio né con l’unione civile, ma che vogliono comunque tutelare il loro rapporto dal punto di vista personale e patrimoniale (con la stipula dei contratti di convivenza).


note

[1] L. n. 76/2016 del 20.05.2016.

[2] Art. 44 L. n. 84/1983 del 04.05.1983.

Autore immagine: pixabay.com


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