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Vaccino Covid: dubbi per le donne che prendono la pillola

17 Marzo 2021
Vaccino Covid: dubbi per le donne che prendono la pillola

L’Agenzia italiana del farmaco ritiene doveroso un approfondimento sulla sicurezza del siero per le pazienti che assumono farmaci contraccettivi.

Pillola anticoncezionale e vaccino: c’è il dubbio che, in tal caso, il rischio di trombosi sia più alto. La risposta potrebbe arrivare nelle prossime ore dall’Agenzia europea per i medicinali (Ema) che, domani, dovrà pronunciarsi sull’efficacia e sulla sicurezza del siero anti-Covid di AstraZeneca, quindi dire a chiare lettere se le somministrazioni possono riprendere in tranquillità oppure no.

La sospensione in Italia, Francia, Germania, Portogallo, Slovenia e Olanda è stata decisa dopo alcune reazioni avverse: per lo più trombosi, ovvero coaguli che ostruiscono i vasi impedendo la circolazione del sangue, infarti e perfino decessi (da due autopsie eseguite ieri non è emerso in modo evidente un collegamento tra la morte dei pazienti e il vaccino). Si tratta di un numero estremamente contenuto di reazioni: casi rarissimi. Solo trenta le trombosi registrate su circa cinque milioni di vaccinati, secondo i dati dell’Ema; ancora meno i decessi.

Sulle possibilità che il rischio trombosi possa essere più alto nelle donne che assumono medicinali contraccettivi, è intervenuto il presidente dell’Agenzia italiana del farmaco (Aifa) Giorgio Palù.

Intervistato alla trasmissione Porta a Porta di Rai1, Palù ha dichiarato che «il rapporto rischi-benefici per il vaccino di Astrazeneca è nettamente a favore dei benefici. Ovviamente si può attendere la valutazione dell’Ema che, probabilmente, io mi aspetto, darà una nota di avvertenza perché se ci sono soggetti femminili che hanno avuto trombosi, bisognerà studiarli. Soprattutto le donne che prendono la pillola, che è un farmaco pro-trombotico, o che hanno difetti della coagulazione. Meglio che queste persone non facciano il vaccino? Potrebbe essere così ma aspettiamo».

In molti di questi farmaci, le avvertenze riportano un aumento del rischio di fenomeni di tromboembolismo venoso anche se, negli ultimi anni, la ricerca farmaceutica ha fatto molti passi avanti in direzione di una diminuzione di questo pericolo. Alcuni soggetti sono comunque più esposti di altri alle trombosi, come ad esempio chi soffre di ipertensione, obesità, malattie che aumentano la viscosità del sangue.

Commentando la decisione dell’Aifa di sospendere le inoculazioni di AstraZeneca, il virologo Massimo Clementi, direttore del Laboratorio di Microbiologia e Virologia dell’Ospedale San Raffaele di Milano, ha fatto proprio l’esempio della pillola anticoncezionale per parlare dell’inesistenza del rischio zero e della possibilità di ogni farmaco di scatenare alcuni effetti.

«La pillola anticoncezionale – ha fatto notare Clementi – vede numeri enormemente più alti di trombosi, eppure in questi casi le persone si assumono quello che è un rischio comune a tanti medicinali».

Il presidente Aifa, Palù, ha ribadito che i casi di trombosi sono pochissimi. «Gli studi validativi su AstraZeneca ci tranquillizzano, ma ancor di più gli studi sul campo, con oltre 12 milioni di vaccinati nel Regno Unito e oltre 5 milioni in Europa che danno dati assolutamente rassicuranti. Gli evento trombotici hanno un’incidenza bassa».

Secondo Palù, non è il caso di demonizzare il siero dell’azienda anglo-svedese. «Non solo Astrazeneca – ha aggiunto il numero uno della Aifa – ma anche quelli Rna possono dare infiammazioni, un’insorgenza del fenomeno di aggregazione nel sangue, ma è un evento molto raro. Il nesso al momento è solo temporale e non causale. Attendiamo l’esito definitivo ora sugli studi».



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