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Recuperare mensilità e Tfr non pagati dal datore: cosa fare?

22 Mag 2014 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 22 Mag 2014



Lavoro da diversi anni in una Snc, avanzo la 13ma ed alcune mensilità per le quali non sono stati pagati neanche i contributi; il datore di lavoro ha già detto che non ha soldi e quindi non pagherà né gli stipendi né il Tfr, perché è in forte crisi di liquidità. Rientro nella pensione opzione donna che maturerò tra un anno, salva la finestra di un altro anno. Come posso tutelarmi?

Innanzitutto ritengo non debba preoccuparsi circa la possibilità di andare in pensione con l’opzione donna, in quanto l’INPS è obbligato comunque ad erogare il trattamento pensionistico spettante al lavoratore, anche qualora il datore di lavoro non abbia versato i contributi e purché il diritto al trattamento pensionistico maturi entro 5 anni dall’omissione contributiva.

Sarà poi onere ed obbligo dell’ente, dopo aver versato la pensione al beneficiario, agire nei confronti del datore inadempiente per recuperare quanto versato.

Le consiglio comunque di rivolgersi all’INPS, munita dei prospetti paga relativi al periodo cui si riferisce il mancato versamento dei contributi, facendo presente l’omissione del suo datore di lavoro, in modo anche da poter avere precise informazioni sul punto dall’ente stesso.

In ogni caso al fine di evitare il perpetrarsi dell’omissione contributiva e soprattutto al fine di ottenere il pagamento delle retribuzioni che ancora Le spettano, Le consiglio le seguenti soluzioni, graduate in base alla Sua volontà di mantenere rapporti più o meno pacifici con il suo datore.

Un primo passo: il tentativo di conciliazione

Innanzitutto può rivolgersi alla Direzione Territoriale del Lavoro (DTL), promuovendo un tentativo di conciliazione facoltativo presso la relativa commissione.

In pratica, dovrà presentare anche personalmente (il procedimento non richiede la necessaria assistenza dell’avvocato) al relativo ufficio, una richiesta scritta di convocazione della Commissione di conciliazione.

In genere, ogni DTL ha dei modelli prestampati da compilare; diversamente, bisognerà indicare i nomi delle parti, la natura del rapporto di lavoro; il credito maturato e le buste paga non corrisposte.

La richiesta è gratuita. La Commissione comunicherà successivamente alle parti una data di convocazione e, in quella sede, assistite da un rappresentante ciascuno, le parti verranno stimolate a trovare un accordo.

Se in tale sede Lei ed il Suo datore troverete un accordo, il relativo verbale potrà considerarsi titolo esecutivo nei confronti del datore stesso, quindi, se quest’ultimo non manterrà gli impegni presi con la conciliazione, Lei avrà un documento munito della stessa efficacia di una sentenza non più modificabile o impugnabile.

Un secondo passo: la conciliazione monocratica

In alternativa a quanto sopra, se Lei ritiene di voler agire in modo più incisivo nei confronti del Suo datore, può presentarsi presso la Direzione Territoriale del Lavoro e chiedere una “conciliazione monocratica”. Si tratta di un procedimento sempre facoltativo e volto a trovare una intesa tra le parti, ma, a differenza del precedente, qualora esso fallisca, gli ispettori del lavoro procederanno ad una verifica presso la sede del datore di lavoro per accertare che questi non abbia violato le norme lavoristiche e sui contributi. L’eventuale violazione potrebbe portare a sanzioni particolarmente severe e alte. Ciò potrebbe spingere il Suo datore a trovare un accordo e/o a pagarLe quanto dovuto.

Passare alle maniere forti in Tribunale

Infine, documentando il Suo credito con le buste paga mensilmente rilasciateLe e relative alle mensilità non pagate, può chiedere a un avvocato di presentare ricorso per decreto ingiuntivo.

Si tratta di un procedimento molto celere (circa tre/sei mesi, a seconda del tribunale), che consente di ottenere dal tribunale – solo mediante il deposito dei documenti – un ordine di pagamento nei confronti del datore di lavoro, il quale avrà 40 giorni dalla notifica del decreto per decidere se pagare, se non pagare (e subire un’esecuzione forzata, quindi un pignoramento dei propri beni e/o crediti), oppure se opporsi al decreto stesso.

Trattandosi di crediti derivanti da rapporto di lavoro, il decreto ingiuntivo verrebbe dichiarato provvisoriamente esecutivo, il che le consentirebbe, di agire subito (decorsi 10 giorni anziché 40 dalla notifica del decreto) in esecuzione forzata e quindi di pignorare beni e crediti del suo datore, anche in caso di opposizione dell’azienda al decreto del giudice.

Monitorare la situazione contabile

Le consiglio, visto che gestisce la contabilità aziendale, di monitorare la situazione economica del Suo datore, tenendo d’occhio i crediti che la Sua azienda vanta verso terzi, la capienza dei conti correnti intestati alla società, i beni di proprietà della società e, a seconda del tipo di società in cui lavora (s.a.s., s.n.c., ditta individuale, ecc.), dei soci.

Questi sono tutti dati indispensabili nel caso in cui dovesse in futuro pignorare i beni o crediti aziendali (e/o dei soci illimitatamente responsabili) per recuperare il Suo credito.


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