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Dove trasferire il Tfr?

25 Luglio 2021
Dove trasferire il Tfr?

Il trattamento di fine rapporto può essere lasciato in azienda oppure versato presso un fondo pensione.

Sei stato assunto da poco da un’azienda. L’ufficio risorse umane ti ha consegnato un modulo nel quale devi dichiarare dove traferire il trattamento di fine rapporto. Ti chiedi quale sia la scelta migliore da fare e vorresti avere maggiori informazioni.

Il lavoratore può decidere dove allocare il trattamento di fine rapporto che viene maturato durante tutto il corso del rapporto di lavoro. La scelta, tuttavia, non è semplice e presuppone delle competenze economico-finanziarie che non tutti i lavoratori possiedono. Per questo, molti lavoratori, dopo l’assunzione, si chiedono: «Dove trasferire il Tfr?».

Da un punto di vista statistico, la gran parte dei lavoratori italiani opta per il mantenimento della liquidazione presso l’azienda. Questa scelta, tuttavia, non è necessariamente quella migliore. Vediamo perché.

Cos’è il Tfr?

Il lavoratore subordinato matura, durante tutto il corso del rapporto di lavoro, un trattamento economico a maturazione progressiva detto trattamento di fine rapporto (Tfr). Si tratta di una quota di retribuzione differita, ovvero, una parte del salario che non viene erogata mensilmente, unitamente allo stipendio, ma viene accantonata ed erogata al lavoratore in un’unica soluzione in caso di cessazione del rapporto di lavoro.

Il Tfr ha una funzione di tutela reddituale del lavoratore in caso di perdita del lavoro e, per questo, non può essere erogato prima del termine del rapporto di lavoro, salvo ipotesi particolari in cui è consentito chiedere un’anticipazione della liquidazione.

Tfr: come si calcola?

Il trattamento di fine rapporto si calcola, in base alle previsioni di legge [1], sommando, per ogni anno di servizio, una quota pari alla retribuzione annua erogata al dipendente diviso 13,5. La somma degli accantonamenti annuali del Tfr consente di calcolare la liquidazione spettante al dipendente alla fine del rapporto di lavoro.

Per quanto concerne la base di calcolo del Tfr, nella retribuzione annua da assumere come base di computo dell’accantonamento annuale, occorre considerare tutti gli emolumenti erogati al lavoratore nell’ambito del rapporto di lavoro, a carattere non occasionale, con la sola esclusione dei rimborsi spese. I contratti collettivi, sia nazionali che decentrati, possono tuttavia incidere sulla determinazione della base di calcolo della liquidazione, disponendo, ad esempio, l’esclusione dal computo di alcune voci retributive o di alcuni emolumenti.

Tfr: a chi spetta?

Il Tfr spetta a tutti i lavoratori assunti con contratto di lavoro subordinato, ivi compresi:

  • apprendisti;
  • soci lavoratori di cooperativa;
  • lavoratori somministrati;
  • lavoratori assunti a tempo determinato;
  • lavoratori a chiamata.

Non hanno diritto al Tfr, invece, i lavoratori autonomi e i collaboratori coordinati e continuativi.

Il diritto a percepire il trattamento di fine rapporto accantonato matura in tutti i casi di cessazione del rapporto di lavoro, a prescindere dal motivo che ha determinato la fine della relazione contrattuale. Ne deriva che il Tfr spetta in caso di licenziamento, dimissioni, risoluzione consensuale del rapporto di lavoro o morte del prestatore di lavoro.

Dove trasferire il Tfr?

Sulla base dell’attuale quadro normativo, il lavoratore dipendente del settore privato può scegliere due diverse opzioni di destinazione del Tfr maturando:

  1. lasciarlo presso l’azienda del datore di lavoro;
  2. versarlo ad un fondo pensione.

Nel caso in cui si sceglie la prima opzione occorre considerare che i datori di lavoro del settore privato con più di 50 dipendenti sono tenuti a versare il Tfr dei loro dipendenti presso il Fondo di Tesoreria Inps. Nel secondo caso, invece, le quote di Tfr accantonate annualmente vengono versate direttamente ad un fondo pensione scelto dal lavoratore dipendente. Spesso, viene scelto il fondo di previdenza integrativa del settore in cui opera l’azienda.

La scelta comporta una diversa disciplina della rivalutazione del Tfr. La liquidazione, infatti, si rivaluta con meccanismi diversi a seconda dell’allocazione scelta dal dipendente. In particolare:

  • il Tfr in azienda ha un tasso di rendimento pari al tasso costituito dall’ 1,5% fisso + il 75% dell’inflazione annua;
  • il Tfr presso il Fondo Pensione, invece, si rivaluta in base ai risultati della gestione finanziaria in cui si è scelto di investire i propri versamenti.

La possibilità di richiedere l’anticipazione del Tfr, invece, è prevista in entrambi i casi al ricorrere delle causali giustificative previste dalla legge.

Per quanto concerne l’opportunità di destinare il Tfr al fondo pensione, occorre considerare che nelle aziende con più di 50 dipendenti, il Tfr viene comunque versato al Fondo di Tesoreria Inps e, dunque, non si presentano problemi di insolvenza del datore di lavoro. Viceversa, se il Tfr è in azienda, c’è il rischio che il datore di lavoro non sia solvente.


note

[1] Art. 2120 cod. civ.


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