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Il Tfr non erogato dal datore alla moglie deceduta: gli eredi ne hanno diritto

28 maggio 2014 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 28 maggio 2014



Mia moglie è deceduta: ho chiesto al suo datore di lavoro di avere il TFR per i quasi 10 anni in cui mia moglie ha lavorato presso di lui ma ad oggi ho ricevuto sono ritardi e rinvii; mi hanno detto che per avere il TFR dovrei presentare la seguente documentazione: stato di famiglia, atto di morte, atto notorio da parte del Sindaco per potenziali sentenza di divorzio, atto notorio reso davanti al Sindaco per il rapporto di parentela entro il terzo grado, intervento del giudice tutelare per il minorenne, atto di successione, ecc. Ma del TFR nemmeno l’ombra. Francamente non so più cosa fare. Mi potete aiutare? Premetto di avere una figlia ancora minorenne.

Al momento del decesso di un lavoratore esistono, di norma, delle spettanze retributive già maturate ma non ancora liquidate tra le quali ricorre appunto il TFR. L’ammontare di queste spettanze, e quindi anche del TFR, non confluisce indistintamente nell’asse ereditario del defunto come fosse un normale credito verso una persona o un ente (si prenda ad esempio il conto corrente presso un istituto bancario), ma viene assoggettato a una particolare disciplina.

Quest’ultima prevede che il TFR non segua le normali regole in materia di accettazione di eredità, bensì che sia indipendente da queste ultime e quindi non appartenga al patrimonio ereditario venendo automaticamente assegnato a determinate categorie di parenti superstiti [1].

La legge prevede altresì che siano questi ultimi ad accordarsi fra loro per la ripartizione del TFR liquidato dal datore di lavoro [2]. Tuttavia, nel caso specifico che La riguarda, una delle Sue figlie avente titolo a una quota del TFR materno è ancora minorenne e quindi non può disporre in autonomia dei diritti lei riconosciuti. Pertanto in questo caso è necessario che Lei presenti, in qualità di unico genitore esercente la potestà su Sua figlia, un ricorso al Giudice Tutelare presso il Tribunale della Sua residenza nel quale chiedere l’autorizzazione a riscuotere il TFR maturato.

A tal fine molti Tribunali mettono a disposizione degli utenti un modulo prestampato di ricorso, da compilare coi propri dati e a cui allegare un certificato di morte del defunto, un certificato di stato di famiglia attestante la composizione del nucleo familiare del defunto, una dichiarazione sostitutiva di atto notorio nella quale Lei attesti quali sono gli eredi di Sua moglie (ossia Lei e le Sue figlie) nonché il prospetto di liquidazione del TFR maturato che Le deve rilasciare il datore di lavoro di Sua moglie.

Potrà richiedere tutti i suddetti certificati da allegare al ricorso presso lo sportello anagrafe del Comune di Sua residenza, salvo il prospetto di liquidazione attestante il TFR maturato che Le sarà fornito dal datore di lavoro (o dal commercialista di quest’ultimo) dietro Sua richiesta.

Per accelerare la liquidazione del TFR Le suggerisco inoltre di richiedere nel ricorso che l’eventuale autorizzazione venga concessa immediatamente esecutiva [3] cosicché, una volta ottenuto il provvedimento, Lei possa presentarne immediatamente copia al datore di lavoro per il relativo pagamento. A tal fine sarà utile allegare al ricorso stesso, oltre a quanto sopra indicato, anche la Sua ultima dichiarazione dei redditi o un certificato che attesti l’eventuale stato di disoccupazione, reperibile presso il Centro per l’Impiego del Suo Comune.

Al momento del deposito del ricorso nella Cancelleria del Tribunale Le sarà richiesto il pagamento di una marca da bollo di Euro 27.

note

[1] Art. 2122 comma 1° cod. civ. “In caso di morte del prestatore di lavoro, le indennità indicate dagli artt. 2118 e 2120 devono corrispondersi al coniuge, ai figli e, se vivevano a carico del prestatore di lavoro, ai parenti entro il terzo grado e agli affini entro il secondo grado.”

[2] Art. 2122 comma 2° cod. civ. “La ripartizione delle indennità, se non vi è accordo tra gli aventi diritto, deve farsi secondo il bisogno di ciascuno”.

[3] Ai sensi dell’art. 741 cod. proc. civ.

Autore immagine: 123rf.com


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