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Guida stato di ebbrezza: si può rifiutare esame del sangue?

18 Marzo 2021 | Autore:
Guida stato di ebbrezza: si può rifiutare esame del sangue?

Alcoltest: cos’è e come funziona? Quando è illegittimo il prelievo ematico per accertare il tasso alcolemico?

È cosa nota che non ci si può mettere alla guida di un veicolo se prima si è alzato il gomito o si è fatto uso di sostanze droganti. La legge sul punto è molto chiara: la guida in stato di ebbrezza o sotto effetto di stupefacenti è un reato punito con l’arresto e la sospensione della patente. Affinché l’illecito possa essere accertato, però, le forze dell’ordine devono avvalersi di apposita strumentazione che consenta di verificare, con precisione, quale sia il tasso alcolemico, cioè il quantitativo di alcol etilico nel sangue. Non è infatti sufficiente aver bevuto alcolici per essere incriminati: occorre, al contrario, che il tasso alcolemico superi una certa soglia. Per effettuare tale accertamento, ci si avvale normalmente dell’etilometro; in alcune circostanze, però, un test davvero infallibile è quello derivante dal prelievo ematico presso una struttura sanitaria.

Si può rifiutare l’esame del sangue in caso di guida in stato di ebbrezza? Sul punto, è intervenuta una recente sentenza della Corte di Cassazione, secondo cui l’invito, fatto a una persona che ha causato un sinistro, a recarsi in ospedale non per esigenze di cura ma esclusivamente di accertamento del tasso alcolemico, giustifica il rifiuto del soggetto a sottoporsi all’esame.

Insomma: sembrano esserci spiragli per un rifiuto del prelievo ematico che possa rivelare lo stato d’ebbrezza, nonostante vi siano altre sentenze di segno opposto. Se l’argomento ti incuriosisce, prosegui nella lettura: vedremo se si può rifiutare l’esame del sangue nell’ipotesi di guida in stato di ebbrezza.

Guida in stato di ebbrezza: quando è reato?

Come anticipato in apertura, la guida in stato di ebbrezza diventa reato solamente se il tasso alcolemico è superiore allo 0,8 grammi per litro (0,8 g/l). Superata questa soglia, non soltanto si dovrà pagare una sanzione economica (rappresentata dall’ammenda), ma si rischia addirittura l’arresto.

Infatti, se il tasso rilevato si assesta tra 0,8 g/l e 1,5 g/l le sanzioni sono:

  • ammenda da ottocento a 3.200 euro (l’ammenda è aumentata da un terzo alla metà quando il reato è commesso dopo le ore ventidue e prima delle sette del mattino);
  • arresto fino a sei mesi;
  • sospensione della patente di guida da sei mesi a un anno.

Qualora il tasso alcolemico risulti addirittura superiore a 1,5 g/l, si avrà:

  • un’ammenda da 1.500 a 6.000 euro (anche in questo caso, aumentata da un terzo alla metà se il reato è commesso tra le ventidue e le sette del mattino);
  • l’arresto da sei mesi a un anno;
  • la sospensione della patente di guida da uno a due anni (il periodo di sospensione va da due a quattro anni se il veicolo appartiene a persona estranea al reato).

Al contrario, se il tasso alcolemico rilevato è superiore a 0,5 e non superiore a 0,8 g/l, il conducente alticcio è soggetto solo alla sanzione amministrativa pecuniaria (da 543 a 2.170 euro) e a quella accessoria della sospensione della patente di guida da tre a sei mesi [1].

Al di sotto della soglia di 0,5 g/l, nessun tipo di sanzione potrà essere comminata, né penale né amministrativa.

Alcoltest: come funziona?

Come ricordato in premessa, solo un’apposita strumentazione tecnica può consentire di rilevare il preciso tasso alcolemico di una persona alla guida di una vettura.

Nessuno potrebbe, infatti, rendersi conto a occhio nudo della soglia precisa stabilita dalla legge, sebbene vi siano alcuni segni esteriori sicuramente rivelatori (alito vinoso, incapacità di reggersi in piedi, ecc.). In questa specifica circostanza, senza un vero e proprio alcoltest, la polizia potrebbe al massimo contestare la sanzione amministrativa ma non il reato.

Per misurare il tasso alcolemico preciso si utilizza l’etilometro (il ben noto alcoltest), cioè un apparecchio in grado di misurare la quantità di alcol (o meglio, di etanolo) presente nel sangue di una persona: l’alcol, infatti, entra in circolazione prima di essere espulso e per questa ragione può essere rilevato dall’etilometro sotto forma di gas, cioè tramite il respiro.

L’etilometro può essere chimico (il classico “test del palloncino”) oppure elettronico. In quest’ultimo caso, il macchinario non utilizza composti chimici ma sensori di gas.

Un metodo infallibile per misurare il tasso alcolemico è il prelievo del sangue. Come vedremo, però, questa procedura è azionabile nei casi di sinistri stradali, quando le persone coinvolte nell’incidente devono essere trasportate in ospedale per le necessarie cure mediche.

Alcoltest: si può rifiutare?

La polizia non può costringere una persona a sottoporsi all’alcoltest. Il rifiuto, però, può costare caro. Chi infatti senza giustificato motivo rifiuta di sottoporsi all’alcoltest può essere punito con l’arresto da sei mesi ad un anno, un’ammenda da 1.500 a seimila euro, la sospensione della patente per un periodo da uno a due anni e la revoca nel caso in cui il conducente sia stato condannato per il medesimo reato nei due anni precedenti, nonché la confisca del veicolo.

Con l’ordinanza di sospensione il prefetto ordina al conducente di sottoporsi a visita medica di revisione della patente di guida presso la commissione medica provinciale. Per la violazione è anche prevista la decurtazione di dieci punti dalla patente.

In altre parole, a chi rifiuta l’alcoltest si applicano le stesse sanzioni previste per chi si è messo alla guida con un tasso alcolemico superiore a 1,5 g/l. Una vera e propria presunzione di colpevolezza.

Prelievo ematico: si può rifiutare?

Il rifiuto di sottoporsi a prelievo del sangue per guida in stato di ebbrezza potrebbe condurre a conseguenze differenti rispetto al rifiuto dell’etilometro.

Secondo una recente sentenza della Corte di Cassazione [2], va assolto il conducente che rifiuta il prelievo di sangue se non ha bisogno di cure dopo il sinistro che ha causato.

Il caso riguardava un conducente che, dopo aver provocato un sinistro, risultava inizialmente positivo al precursore (strumento che rileva la presenza del sangue tramite la saliva); alla luce di ciò, le autorità invitavano il conducente a recarsi presso la più vicina struttura sanitaria per l’accertamento del tasso alcolemico visto che al comando di polizia erano sprovvisti di etilometro.

Secondo la Corte di Cassazione, il rifiuto è legittimo: il prelievo ematico dal quale si rileva la presenza dell’alcol nel sangue, infatti, è lecito solo se si rende necessario a seguito di trasporto del conducente in ospedale.

Per la precisione, solo nel caso in cui i conducenti siano stati coinvolti in incidenti stradali e siano stati sottoposti a cure mediche presso la struttura sanitaria, la polizia può chiedere che l’accertamento del tasso alcolemico venga effettuato nella stessa.

Queste due condizioni (sinistro e necessità di cure mediche) sono tassative e devono ricorrere congiuntamente. Nel caso esaminato, invece, sussisteva la prima in quanto c’era stato un incidente stradale riconducibile alla condotta di guida dell’imputato, ma non sussisteva la seconda perché non è risultato che il soggetto avesse necessità di cure mediche. Perciò, la richiesta di recarsi in ospedale per verificare la presenza di alcol nel sangue senza il bisogno reale di cure mediche è illegittima e il conducente può rifiutare di sottoporsi al prelievo ematico.


note

[1] Art. 186 cod. str.

[2] Cass., sent. n. 10135 del 16 marzo 2021.

Autore immagine: canva.com/

Corte di Cassazione, sez. IV Penale, sentenza 15 dicembre 2020 – 16 marzo 2021, n. 10146

Presidente Izzo – Relatore Pavich

Ritenuto in fatto

1. M.M. ricorre avverso la sentenza con la quale la Corte di appello di Bologna, in data 16 maggio 2019, ha parzialmente riformato in mitius – riducendo la pena – la condanna, nel resto confermata, pronunciata nei suoi confronti dal Tribunale di Ravenna, all’esito di giudizio abbreviato, in relazione al reato di rifiuto di sottoporsi ad accertamenti etilometrici, contestato come commesso in (omissis) .

Il M. , in tale occasione, aveva avuto un incidente con il motociclo da lui condotto; i Carabinieri, intervenuti sul posto, rilevavano che l’odierno ricorrente presentava sintomi di ebbrezza e per tale motivo gli chiedevano di sottoporsi ad accertamenti del tasso alcolemico presso il vicino ospedale di Cervia, non disponendo gli stessi di etilometro; il M. , dopo qualche insistenza, accondiscendeva, ma all’ospedale di omissis il personale medico indirizzava gli operanti e il M. all’ospedale di omissis; a questo punto, il M. rifiutava di seguire gli operanti presso il nuovo nosocomio.

2. Nell’unico motivo di ricorso, il sunnominato lamenta violazione di legge e vizio di motivazione in relazione alla qualificazione giuridica della fattispecie, deducendo che il rifiuto di sottoporsi ad esame sui liquidi biologici non sarebbe contemplato come reato, atteso che la scelta dei Carabinieri di effettuare l’accertamento mediante prelievo ematico ospedaliero non rientra certamente nell’ipotesi di cui all’art. 186 C.d.S., comma 4 (che fa riferimento esclusivamente a strumenti e procedure determinati dal regolamento e presso uffici o comandi della Polizia stradale), nè tanto meno nel comma 3 del predetto articolo (che si riferisce agli accertamenti “precursori” non invasivi), nè infine al comma 5 dello stesso articolo (che fa riferimento al caso in cui il conducente riporti lesioni a seguito dell’incidente e debba essere sottoposto a cure mediche). Di tal che il fatto contestato non può essere ricondotto a nessuna delle fattispecie cui fa riferimento l’art. 186 C.d.S., comma 7.

Considerato in diritto

1. Il ricorso è fondato.

1.1. Per chiarire le ragioni della decisione, s’impone una breve premessa.

Nei casi di cui all’art. 186 C.d.S., comma 7, il reato sussiste in caso di rifiuto di sottoporsi non solo agli accertamenti mediante etilometro (comma 4), o a quelli conseguenti a incidenti e da eseguirsi sui conducenti sottoposti a cure mediche (comma 5), ma altresì agli accertamenti preliminari di cui all’art. 186, comma 3 (cfr. Sez. 4, Sentenza n. 11845 del 02/03/2010, Rv. 246539). In tal modo si vuole evitare che, con la sua riottosità, il conducente eviti lo screening (pur privo, come si è detto, di autonomo valore probatorio) in base al quale possono essere fondati i successivi accertamenti sull’ebbrezza (la cui validità probatoria è, invece, pacifica). Tuttavia, il reato de quo non è integrato laddove il conducente si oppone all’accompagnamento presso il più vicino ufficio o comando, non trattandosi di condotta tipizzata dal combinato disposto dei commi 3 e 7 di detto articolo (Sez. 4, n. 21192 del 14/03/2012 – dep. 31/05/2012, P.M. in proc. Bellencin, Rv. 252736: nella specie, il conducente si era rifiutato di essere accompagnato ad un comando di polizia posto a trenta chilometri da luogo degli accertamenti).

Tale assunto non vale per la diversa ipotesi di accompagnamento per sottoporsi agli accertamenti di cui all’art. 186, comma 4, trattandosi di ipotesi espressamente contemplata in tale disposizione, atteso che il citato comma 4 prevede che l’espletamento dell’esame possa avvenire anche previo accompagnamento del conducente presso il più vicino ufficio o comando; e d’altronde è pacifico che, nel caso di accompagnamento del conducente per l’effettuazione degli accertamenti di cui all’art. 186, comma 4 non si possa parlare in alcun modo di misura restrittiva della libertà personale, nè di obbligo coercibile, fermo restando che il rifiuto, da parte del conducente, di sottoporsi agli accertamenti de quibus integra il reato di cui all’art. 186 C.d.S., comma 7.

Ciò che rileva è unicamente che l’espletamento dell’esame venga in tale ipotesi legittimamente eseguito mediante etilometro rispondente ai requisiti di cui all’art. 379 Reg. C.d.S. (cfr. Sez. 4, Sez. 4, Sentenza n. 5442 dell’11/01/2019, ric. Costantini).

1.2. Il caso di che trattasi è ancora diverso, atteso che – come risulta dalla stessa sentenza impugnata – l’accertamento rifiutato dal M. doveva essere effettuato mediante prelievo di liquido biologico, e non mediante etilometro, come previsto dall’art. 186, comma 4 e giusta richiamo all’art. 379 Regolamento esecutivo.

Nella specie, come correttamente osservato dal ricorrente, oltre a non ricorrere la fattispecie di cui all’art. 186, comma 3 (quella degli accertamenti preliminari), neppure ricorreva quella di cui al comma 5 dello stesso articolo, che fa riferimento al caso del conducente che, rimasto coinvolto in un incidente stradale, sia altresì abbisognevole di cure mediche: ipotesi insussistente nella specie, dacché è evidente, in base alla lettura della sentenza impugnata, che l’accompagnamento del M. presso un nosocomio vicino era finalizzato unicamente a verificarne lo stato d’ebbrezza, anche se mediante accertamento strumentale diverso da quello etilometrico.

È, allora, fondato l’assunto sostenuto dal ricorrente che depone per il difetto di rilevanza penale dell’ipotesi in discorso, atteso che – per il principio di tassatività e per il divieto di analogia in malam partem nella materia penale – la fattispecie in esame deve ritenersi esclusa dal novero di quelle contemplate dalla norma incriminatrice contestata al ricorrente (art. 186 C.d.S., comma 7).

2. La sentenza impugnata va dunque annullata senza rinvio, perché il fatto non sussiste.

P.Q.M.

Annulla senza rinvio la sentenza impugnata perché il fatto non sussiste.

 


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