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Reati di odio e discriminazione razziale: quali sono

19 Marzo 2021 | Autore:
Reati di odio e discriminazione razziale: quali sono

Dalla propaganda di idee al negazionismo, la legge prevede vari illeciti a sfondo etnico e le pene sono molto diverse a seconda delle condotte realizzate.

Il divieto di discriminazione delle persone in base alla loro razza esiste nel nostro ordinamento da più di 40 anni, ma è solo in tempi recenti che il tema ha assunto una rilevanza primaria a causa dei cambiamenti sociali e della maggiore presenza di immigrati sul territorio italiano. Ma precisamente quali sono i reati di odio e discriminazione razziale e in cosa consistono le condotte illecite, che il legislatore ha ritenuto così gravi da applicare, a chi le commette, una pena detentiva che può arrivare fino a 6 anni di reclusione?

Se non si comprende bene in cosa consiste il reato – o meglio, come vedrai tra poco, i reati, perché sono più di uno – si rischia di confondere un’idea o un’opinione legittimamente manifestata, ed espressa anche in pubblico o sui social, con la propaganda d’odio, che invece è vietata e severamente punita. Qual è il discrimine? E cosa cambia se l’attività viene compiuta da soli oppure in gruppo? Conta o no la specifica volontà di disprezzare ed offendere persone appartenenti ad una razza diversa?

A riprova di come sia difficile stabilire nella pratica quali sono i comportamenti vietati dalla legge – e per i quali si rischia il carcere – basta osservare come di recente la Corte di Cassazione [1] ha confermato la condanna di un sindaco del Nord Italia che con un’ordinanza aveva vietato ad alcuni immigrati privi di certificazione sanitaria di stabilirsi sul territorio comunale: la discriminazione razziale è stata ritenuta sussistente perché non vi era prova di un effettivo pericolo per la salute pubblica e d’altronde queste persone straniere (in massima parte di nazionalità africana o sudamericana, ma senza fissa dimora in Italia) non avrebbero potuto ottenere la certificazione amministrativa, perché non beneficiavano dei servizi erogati dal Servizio sanitario nazionale.

La propaganda di idee di odio razziale

Il Codice penale [2] punisce con la reclusione fino a un anno e 6 mesi, o con la multa fino a 6mila euro, chiunque «propaganda idee fondate sulla superiorità o sull’odio razziale o etnico, ovvero istiga a commettere atti di discriminazione per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi».

La norma incriminatrice risale al 2018 ed è quindi di recente introduzione nel nostro ordinamento penale [3] ma le analoghe condotte erano già punite in precedenza dalla cosiddetta “Legge Reale” [4] del 1975, che a sua volta era basata sulla Convenzione internazionale contro il razzismo adottata dall’Onu, l’Organizzazione delle nazioni unite [5].

L’istigazione alla violenza razziale

L’attuale previsione normativa inasprisce la pena, prevedendo la reclusione da sei mesi a quattro anni, nei confronti di chi passa dalle parole ai fatti, e precisamente «in qualsiasi modo, istiga a commettere o commette violenza o atti di provocazione alla violenza per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi».

La differenza rispetto all’ipotesi precedente è che qui vi è una vera e propria istigazione a delinquere, commessa incitando altri a porre in essere violenza contro persone ritenute “colpevoli” di appartenere ad una razza, etnia, nazione o religione diversa.

Le organizzazioni promotrici di odio

Se la discriminazione si realizza in forma organizzata, mediante qualsiasi associazione, movimento o gruppo che ha tra i propri scopi l’incitamento alla discriminazione o alla violenza per i medesimi motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi, coloro che promuovono o dirigono queste associazioni o movimenti sono puniti «per ciò solo» e, dunque, a prescindere dalla commissione di ulteriori reati, con la reclusione da due a sei anni.

Il reato di negazionismo

La pena minima per tutti i reati che abbiamo esaminato sale a due anni di reclusione, mentre il massimo irrogabile è di sei anni, se l’illecito riguarda il negazionismo sugli eccidi degli ebrei ovvero, come dice la legge, se la propaganda, l’istigazione e l’incitamento «commessi in modo che derivi concreto pericolo di diffusione, si fondano in tutto o in parte sulla negazione, sulla minimizzazione in modo grave o sull’apologia della Shoah o dei crimini di genocidio, dei crimini contro l’umanità e dei crimini di guerra» [6].

L’elemento caratterizzante di questo reato è il concreto pericolo di diffusione delle idee – come abbiamo visto già di per sé illecite – di propaganda d’odio razziale o di istigazione ed incitamento alla violenza, altrimenti si ricade nelle ipotesi precedenti che prevedono una pena inferiore. Così si è voluta dare una tutela giuridica più intensa agli israeliti ed agli appartenenti al popolo ebraico in modo da proteggerli da ogni forma di aggressione proveniente da chi si richiama ad ideologie naziste o fasciste o comunque intolleranti verso la religione da loro professata.

Odio e violenza razziale: in cosa consistono

Secondo l’insegnamento della Cassazione, fornito nella sentenza che abbiamo citato all’inizio [1], per individuare le delimitazioni tra queste diverse figure di reato bisogna distinguere l’odio razziale dalla propaganda di idee, da un lato, e dalla discriminazione per motivi razziali, dall’altro lato.

Mentre la propaganda di idee «consiste nella divulgazione di opinioni finalizzata ad influenzare il comportamento o la psicologia di un vasto pubblico ed a raccogliere adesioni», l’odio razziale o etnico «è integrato non da un qualsiasi sentimento di generica antipatia, insofferenza o rifiuto riconducibile a motivazioni attinenti alla razza, alla nazionalità o alla religione, ma solo a un sentimento idoneo a determinare il concreto pericolo di comportamenti discriminatori».

La discriminazione per motivi razziali

La discriminazione per motivi razziali, invece – spiega il Collegio – «è quella fondata sulla qualità personale del soggetto e non sui suoi comportamenti»: dunque, un’esclusione irragionevole di un soggetto in quanto, ad esempio, islamico, nero o di etnia rom, a prescindere da ciò che ha compiuto o gli si attribuisce, quando egli invece avrebbe diritto ad una piena parità di trattamento.

Proprio qui si colloca il sottile discrimine tra le condotte vietate e quelle consentite: per stabilire la sussistenza del reato, il giudice deve – spiega la Suprema Corte [7] «tenere conto del contesto in cui si colloca la singola condotta, in modo da assicurare il contemperamento dei principi di pari dignità e non discriminazione con quello di libertà di espressione, onde valorizzare l’esigenza di accertare la concreta pericolosità del fatto».

Infatti, la norma penale, che come abbiamo visto ha una previsione applicativa molto ampia, ha lo scopo di raggiungere livello più alto di attuazione del principio di uguaglianza sancito dall’art. 3 della Costituzione, che intende parificare tutti gli esseri umani; tutto ciò in modo tale – sottolineano gli Ermellini – «da bandire ogni pulsione che alimenti la diseguaglianza ed il razzismo», e precisano che con tale termine deve intendersi ogni «discriminazione e diniego di diritti e facoltà su sola base etnico-razziale».

Odio razziale: l’intenzionalità della condotta

L’elemento soggettivo del reato è diverso tra le varie figure che abbiamo esaminato: nessuno è punibile a titolo di semplice colpa ed occorre il dolo. Per la propaganda di idee o per l’istigazione alla discriminazione è sufficiente il dolo generico, mentre per il reato di discriminazione per motivi razziali occorre un elemento in più per arrivare alla punibilità dell’autore della condotta: l’intenzionalità, o dolo specifico, quindi il fine di odio che spinge ad agire. I giudici di piazza Cavour avvertono che «non occorre che quel fine sia concretamente conseguito per aversi consumazione e basta la semplice azione sorretta da quella peculiarità».

Questa differenza di configurazione del dolo nelle rispettive figure delittuose è motivata – ha spiegato la Cassazione [8] – perché «in quest’ultima ipotesi il motivo ispiratore eccede la condotta discriminatoria o violenta, mentre nel caso della propaganda o dell’istigazione tale motivo è incluso nelle idee propagandate o negli atti discriminatori istigati».

Per ulteriori approfondimenti leggi anche i seguenti articoli:


note

[1] Cass. sent. n. 10335 del 17.03.2021.

[2] Art. 604 bis Cod. pen.

[3] Art. 2 D. Lgs. n. 21 del 01.03.2018.

[4] Art. 3 L. n.654 del 13.10.1975.

[5] Convenzione contro il razzismo adottata dall’Assemblea generale Onu di New York nel 1966.

[6] L. n. 116/2016 ed artt. 6, 7 e 8 Statuto della Corte penale internazionale.

[7] Cass. sent. n. 32862 del 07.05.2019.

[8] Cass. sent. n. 37581 del 07.05.2008.


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3 Commenti

  1. Siamo nel 2021 e ancora esistono pregiudizi, discriminazioni… L’odio non conosce confini, nazionalità o epoca. Bisognerebbe partire proprio dalle radici, dalle basi culturali e insegnare che siamo tutti uguali sotto questo cielo. Ma la mediocrità della gente che ricorre ancora all’uso di certe espressioni è incommentabile

  2. Un excursus chiaro dei vari reati che può commettere chi va contro il prossimo. Mai rinnegare le proprie origini e mai lasciarsi ferire da certi commenti razzisti. Bisogna essere forti. Io ho pelle nera ma sangue italiano e non mi interessa cosa dicono gli altri che cercano di bullizzarmi o farmi del male con le loro parole ed i loro commenti pieni di odio, ghigni mentre cammino. Sembra essere tornati al medioevo e purtroppo certe persone ancora ti scansano se ti vedono passare come se avessi la peste

  3. Senza farla tanto lunga, se l’individuo fuori del supermercato insiste per portarmi la borsa della spesa alla macchina, cosa rischio a dirgli vaffanculo negro di merda?

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