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Vaccino AstraZeneca: ecco il verdetto dell’Ema

18 Marzo 2021
Vaccino AstraZeneca: ecco il verdetto dell’Ema

Avanti con le somministrazioni: secondo l’Agenzia europea per i medicinali i benefici del siero anti-Covid anglo-svedese restano superiori ai rischi.

Il vaccino contro il Coronavirus di AstraZeneca è «sicuro ed efficace». Parola dell’Agenzia europea per i medicinali (Ema). È questa la conclusione alla quale sono giunti gli esperti dell’autorità di regolazione sanitaria, dopo una serie di controlli e analisi.

Emer Cooke, direttore esecutivo dell’Ema, ha chiarito che «i rischi del vaccino anti-Covid AstraZeneca sono molto minori rispetto ai benefici». Lo ha detto oggi, durante la conferenza stampa che l’Europa attendeva da giorni per capire come regolarsi: se è possibile riprendere le somministrazioni di AstraZeneca oppure no.

Secondo gli esperti dell’Ema, il siero della multinazionale svedese, realizzato in collaborazione con l’Università di Oxford, «non è associato ad un aumento del rischio generale di eventi tromboembolici (cioè di trombosi) – ha proseguito Emer Cooke -. Però si è verificato un piccolo numero di casi di effetti collaterali insoliti sui quali ci sono delle incertezze, nel senso che, per questi specifici casi, non abbiamo ancora elementi per dire se c’è un collegamento con il vaccino, dunque andranno fatti ulteriori approfondimenti e andrà aggiornato il foglietto illustrativo del farmaco». Gli esperti dell’Ema si riferiscono in particolare a due tipi di trombosi molto rari osservati in diversi Paesi europei, per un totale di 25 pazienti colpiti su circa 20 milioni di vaccinati tra Regno Unito ed Europa.

Si tratta della Cvst, la trombosi cerebrale dei seni venosi, un’occlusione dei vasi (chiamati, appunto, seni venosi), che trasportano il sangue dal cervello alla giugulare interna e, dunque, fino al cuore. Si sono registrati 18 casi di Cvst in Europa, tra i pazienti che avevano ricevuto il vaccino (7 in Germania, 3 in Italia, 2 Norvegia, 1 dalla Spagna, 3 nel Regno Unito, 2 dall’India).

L’altra trombosi rara è la coagulazione intravascolare disseminata, nella quale si verificano, insieme, una trombosi e un sanguinamento a seguito di un impoverimento delle piastrine. Se ne sono contate 7.

«Per questa ragione – ha continuato a spiegare Cooke – abbiamo dovuto fare delle analisi molto approfondite. Dopo giorni di report clinici, autoptici e monitoraggi non possiamo ancora escludere definitivamente un collegamento tra questi casi molto rari e il vaccino ma sappiamo che il vaccino è efficace nel proteggere dal Covid, che è invece una patologia che aumenta il rischio di sviluppare trombosi».

Per quanto riguarda i casi più rari e particolari di trombosi, come spiegato dall’Ema, gli esperti hanno notato una predominanza nelle giovani donne. Non è stato però specificato in quale segmento di età. Né si è parlato di potenziali fattori specifici che nulla hanno a che vedere con il vaccino e che potrebbero rendere i soggetti più esposti al rischio di trombosi.

Il presidente dell’Agenzia italiana del farmaco (Aifa), Giorgio Palù, sperava ad esempio che, nella conferenza stampa di oggi, fosse chiarito l’aspetto relativo alle pillole anticoncezionali, dal momento che questi farmaci possono esporre le donne che li assumono a un maggior rischio di avere trombosi (per approfondire leggi qui: Vaccino Covid: dubbi per le donne che prendono la pillola).

Una giornalista ha chiesto se le donne che prendono pillole contraccettive sono più in pericolo. «Abbiamo analizzato anche questa possibilità – è stata la risposta degli esperti -, perché sappiamo che la contraccezione orale può essere un fattore di rischio di sviluppo di queste patologie. Indagheremo maggiormente».

Le analisi dell’Ema non sono finite. «Stiamo lanciando ulteriori investigazioni, consulenze, studi targetizzati ed epidemiologici – informa il direttore esecutivo dell’Agenzia -. Circa 7 milioni di persone sono state vaccinate con AstraZeneca in Europa e 11 milioni nel Regno Unito. Quando si avviano campagne di vaccinazione su così vasta scala effetti così rari sono inevitabili. Il numero attuale resta molto inferiore rispetto a quello che ci saremmo aspettati. Resta comunque molto importante che questi casi vengano sempre sottoposti ad attento monitoraggio».

Cooke ha anche tenuto a precisare che questo tipo di situazione «non è insolito, né inatteso. Incidenti rari possono verificarsi. Il nostro ruolo è investigare laddove possa esserci un collegamento con il vaccino o no. E secondo noi non c’è un aumento del rischio generale di questi coaguli dovuto al vaccino AstraZeneca».



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