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Diritti della moglie sull’immobile acquistato prima del matrimonio

19 Marzo 2021
Diritti della moglie sull’immobile acquistato prima del matrimonio

Che fine fa la casa comprata durante la convivenza se la coppia decide di sposarsi?

Un nostro lettore convive da tre anni con una donna, dalla quale ha avuto un bambino. Lo stesso ha, di recente, acquistato un’abitazione. Ci chiede quali pretese potrebbe eventualmente accampare la compagna nel caso in cui i due dovessero un giorno sposarsi e poi separarsi, posta la presenza del figlio. Cerchiamo di fare il punto della situazione e di chiarire quali sono i diritti della moglie sull’immobile acquistato prima del matrimonio. 

Sono due gli aspetti da valutare: il primo è quello del diritto di proprietà e il secondo è invece l’eventuale previsione di un diritto di abitazione che potrebbe scattare dopo l’eventuale separazione dal matrimonio. Ma procediamo con ordine. 

Di chi è la casa comprata prima del matrimonio?

La prima questione da valutare è l’eventuale sussistenza di un diritto di comproprietà della futura moglie sulla casa acquistata prima del matrimonio. Ebbene, nessuna norma prevede tale diritto. In buona sostanza, l’immobile resta nella titolarità di chi lo ha comprato e di nessun altro, anche se questi decidesse, in un momento successivo, di sposarsi. Ciò vale sia nel caso in cui la coppia opti per il regime della comunione dei beni che, a maggior ragione, per la separazione dei beni. 

Quanto infatti alla comunione dei beni, in essa vi rientrano tutti gli acquisti fatti successivamente al matrimonio. Restano quindi esclusi sia i beni comprati prima delle nozze che quelli pervenuti dopo le nozze tramite donazioni o successioni ereditarie. 

Quindi, se uno dei conviventi acquista un immobile e il giorno dopo si sposa, il bene resta di sua esclusiva proprietà. La futura moglie non potrebbe accampare pretese neanche in caso di divorzio.

È fatta salva ovviamente la possibilità di cointestare la casa al partner, benché non ancora sposato, nel qual caso si verificherà una donazione e quindi una comproprietà che perdurerà finché i due non decideranno di scioglierla. Affinché ciò si verifichi, è comunque necessario il consenso di ambedue le parti.

Una seconda deroga alla proprietà esclusiva deriva dall’eventuale firma di un patto di convivenza. In esso, i partner costituenti una coppia di fatto possono fissare un regime patrimoniale del tutto identico a quello della comunione dei beni previsto per le coppie sposate; in tal caso, gli acquisti fatti dopo la stipula del contratto di convivenza rientreranno nella comunione e i relativi beni saranno in comproprietà al 50% di ciascuno dei due partner. 

Quanto detto ovviamente vale anche per le coppie che optano per il regime di separazione dei beni dove ogni acquisto fatto prima o dopo le nozze resta di proprietà del relativo acquirente.

Quali diritti può rivendicare l’ex moglie sulla casa del marito?

Se anche, come abbiamo detto, l’immobile comprato dal marito prima del matrimonio resta di proprietà di quest’ultimo anche dopo le nozze, è tuttavia vero che la legge, nel caso di coppie sposate con figli minori o non ancora autosufficienti, prevede la possibilità che il giudice assegni la casa al genitore con cui la prole andrà a vivere. Si tratta del cosiddetto diritto di abitazione che permane finché i figli non andranno a vivere da soli o fino a quando non raggiungeranno l’indipendenza economica; il diritto di abitazione cessa anche qualora il genitore con cui vivono i figli non decida di trasferirsi altrove. 

Il diritto di abitazione spetta solo sulla casa familiare, quella adibita a dimora abituale della famiglia.

Dunque, se la coppia di conviventi si sposa e continua a vivere nell’abitazione acquistata dal marito prima del matrimonio, su di essa la moglie potrebbe accampare il diritto a continuare a vivere insieme ai propri figli, qualora il giudice le dovesse accordare il collocamento dei figli. 

Se però il marito e la moglie andranno a vivere in un’altra abitazione, diversa da quella acquistata prima del matrimonio, quest’ultima non potrà mai essere assegnata alla madre coi figli.  



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