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Eccessiva durata del processo: Cassazione

19 Marzo 2021
Eccessiva durata del processo: Cassazione

Equa riparazione per la durata irragionevole del processo: la legge Pinto.

Indice

Economia processuale e ragionevole del processo: non osta all’accoglimento della richiesta di consulenza tecnica

I principi di economia processuale e ragionevole durata del processo non ostano all’accoglimento della richiesta di supplemento della consulenza tecnica in quanto l’esigenza di una tempestiva definizione del giudizio, dotata di rilievo costituzionale se, appunto, ragionevole, non è concepita quale valore assoluto, ma in rapporto alle altre tutele costituzionali e, in particolare, al diritto delle parti di agire e difendersi in giudizio sancito dall’art. 24 Cost.

Cassazione civile sez. III, 05/02/2021, n.2832

Giusto processo – Tempo ragionevole e riparazione per l’eccessiva durata dei processi 

Il diritto alla trattazione delle cause entro un termine ragionevole è riconosciuto dall’art. 6, paragrafo 1, della Convenzione europea dei diritti dell’uomo, specificamente richiamato dall’art. 2 della l. n. 89 del 2001, solo con riferimento alle cause “proprie” e, quindi, esclusivamente in favore delle “parti” del processo – sia esso di cognizione o di esecuzione – nel cui ambito si assume avvenuta la violazione e non anche di soggetti che siano ad esso rimasti estranei, essendo irrilevante, ai fini della legittimazione, che questi ultimi possano aver patito indirettamente dei danni dal protrarsi del processo. (Nella specie, la S.C. ha confermato la decisione di merito, che aveva rigettato la domanda di riconoscimento dell’indennizzo per la durata irragionevole di un procedimento di esecuzione immobiliare, proposta dal fideiussore del debitore principale esecutato, che non aveva preso parte al giudizio presupposto).

Cassazione civile sez. VI, 02/02/2021, n.2310

Equa riparazione per la durata irragionevole del processo e relativa condanna

Se il ricorso di equa riparazione per durata irragionevole del processo è accolto solo in parte e il ricorrente propone opposizione al collegio, questo, ove rigetti l’opposizione, non può condannare l’opponente al pagamento della sanzione di cui all’art. 5-quater della legge 24 marzo 2001, n. 89, atteso che tale sanzione può essere applicata solo quando la domanda di equa riparazione è dichiarata inammissibile o manifestamente infondata.

Cassazione civile sez. VI, 28/01/2021, n.1832

Equa riparazione per irragionevole durata del processo: l’indennizzo compete anche all’erede costituitosi in giudizio

In tema di equa riparazione per irragionevole durata del processo, l’indennizzo compete in proprio anche alla parte erede costituitasi in giudizio e per il tempo in cui si è costituita.

Cassazione civile sez. II, 26/01/2021, n.1607

Pubblicazione della sentenza e morte di una parte sopraggiunta prima della notificazione dell’atto di riassunzione davanti al giudice di rinvio

Nell’ipotesi di morte della parte sopraggiunta prima della notificazione ad essa dell’atto di riassunzione dinanzi al giudice di rinvio, trova applicazione il disposto di cui all’art. 328, comma 3, c.p.c., a mente del quale ove, decorsi sei mesi dalla pubblicazione della sentenza, si sia verificato taluno degli eventi previsti dall’art. 299 c.p.c., il termine per l’impugnazione è prorogato per tutte le parti di sei mesi dal giorno dell’evento; non trova invece applicazione il meccanismo dell’interruzione del processo, di cui all’art. 299 c.p.c., presupponendo tale norma una situazione di vera e propria pendenza del giudizio, caratterizzata dalla notifica dell’atto introduttivo, e non apparendo conforme al principio della ragionevole durata del processo un arresto del procedimento che si attui poco dopo la pronuncia della sentenza di cassazione, quando la parte dispone ancora di un ampio lasso di tempo per riassumere il giudizio.

Cassazione civile sez. I, 25/01/2021, n.1469

Ai fini dell’equa riparazione da durata irragionevole, l’esecutato ha l’onere di provare uno specifico interesse alla celerità dell’espropriazione

La presunzione di danno non patrimoniale da irragionevole durata del processo esecutivo non opera per l’esecutato, poiché egli dall’esito del processo riceve un danno giusto. Pertanto, ai fini dell’equa riparazione da durata irragionevole, l’esecutato ha l’onere di provare uno specifico interesse alla celerità dell’espropriazione, dimostrando che l’attivo pignorato o pignorabile fosse “ab origine” tale da consentire il pagamento delle spese esecutive e da soddisfare tutti i creditori e che spese ed accessori sono lievitati a causa dei tempi processuali in maniera da azzerare o ridurre l’ipotizzabile residuo attivo o la restante garanzia generica, altrimenti capiente.

Cassazione civile sez. II, 14/01/2021, n.523

Giusto processo: tempo ragionevole e riparazione per l’eccessiva durata dei processi

In tema di equa riparazione, l’art. 2, comma 2 quater, della l. n. 89 del 2001 (a mente del quale, “ai fini del computo non si tiene conto del tempo in cui il processo è sospeso e di quello intercorso tra il giorno in cui inizia a decorrere il termine per proporre l’impugnazione e la proposizione della stessa”) deve interpretarsi – anche in ossequio al canone che impone di attribuire alla legge, nei limiti in cui ciò sia permesso dal suo testo, un significato conforme alla CEDU – nel senso che non si tiene conto del periodo di decorrenza del termine per proporre impugnazione solo nei confronti della parte che ha il potere di impugnazione, così come non rientra nel perimetro della norma il periodo intercorso dalla sentenza penale di appello che dispone il rinvio al primo grado per nullità della sentenza e quello necessario per la rinnovazione del giudizio, atteso che la finalità della disciplina del diritto all’equa riparazione si sostanzia nel ristoro del patimento subito a causa della pendenza del processo attribuibile a disfunzioni dell’apparato statuale.

Cassazione civile sez. II, 29/12/2020, n.29708

In tema di equa riparazione non rileva il comportamento della parte anteriore al processo durato eccessivamente

In tema di equa riparazione ai sensi della l. n. 89 del 2001, il comportamento della parte rileva nella misura in cui abbia determinato un ingiustificato allungamento dei tempi del processo in cui si assume essersi verificata una violazione dell’art. 6, paragrafo 1, della Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali, dovendosi escludere la rilevanza, a tal fine, del comportamento anteriore a detto processo, ancorché allo stesso abbia dato causa. (Nella specie, la S.C. ha cassato con rinvio la decisione di merito, la quale aveva rigettato la domanda di equo indennizzo relativa ad una procedura fallimentare valorizzando la pregressa condotta del fallito che aveva dato causa all’apertura di un procedimento penale nei suoi confronti, nonché ad un’opposizione allo stato passivo – articolatasi in tre gradi di giudizio -, volta ad accertare la natura simulata di atti posti in essere in frode ai creditori in data prossima alla dichiarazione di fallimento).

Cassazione civile sez. VI, 15/12/2020, n.28498

In materia di equa riparazione, l’art. 2, comma 2-sexies, della legge n. 89 del 2001, introdotto dalla legge n. 208 del 2015, contempla un elenco di presunzioni “iuris tantum” di insussistenza del pregiudizio da irragionevole durata del processo, tra cui il caso della perenzione del processo amministrativo, in presenza delle quali il giudice di merito può legittimamente ritenere essersi formata una prova “completa” da valorizzare anche in via esclusiva, salvo pur sempre il limite della motivazione del proprio convincimento, nonché quello dell’esame degli eventuali elementi indiziari contrari allegati dalla parte; la valutazione dell’idoneità degli elementi allegati a consentire il superamento delle presunzione relativa di disinteresse a coltivare il giudizio implica un’indagine di fatto, istituzionalmente attribuita dalla legge al giudice di merito, ma pur sempre sindacabile in sede di legittimità ai sensi dell’art. 360, comma 1, n. 5, c.p.c.

Cassazione civile sez. VI, 11/12/2020, n.28378

In tema di ragionevole durata del processo, l’art. 4 della l. n. 89 del 2001, nello stabilire che la domanda di equa riparazione deve essere proposta, a pena di decadenza, entro sei mesi del “momento in cui la decisione è divenuta definitiva”, fa specifico riferimento alla decisione che conclude il procedimento e, cioè, a quella finale che, come tale, è in linea di principio immutabile non appena viene ad esistenza, non essendo ulteriormente impugnabile, salvo che in alcune ipotesi tassativamente previste. Ne consegue che, con riguardo alla domanda di equa riparazione per la eccessiva durata di un procedimento penale, il predetto termine decorre dalla data della lettura pubblica del dispositivo della pronuncia della Cassazione e non già da quella del deposito della relativa motivazione, divenendo la decisione di merito irrevocabile da quella data, come stabilisce l’art. 648-bis c.p.p.

Cassazione civile sez. VI, 11/12/2020, n.28374

La ragionevole durata delle procedure fallimentari va dai cinque ai sette anni

In tema di equa riparazione per la violazione del termine di durata ragionevole del processo, ex art. 2, comma 2, della l. n. 89 del 2001, la durata delle procedure fallimentari, secondo lo standard ricavabile dalle pronunce della Corte europea dei diritti dell’uomo, è di cinque anni nel caso di media complessità e, in ogni caso, per quelle notevolmente complesse – a causa del numero dei creditori, della particolare natura o situazione giuridica dei beni da liquidare (partecipazioni societarie, beni indivisi, ecc.),della proliferazione di giudizi connessi o della pluralità di procedure concorsuali interdipendenti – non può superare la durata complessiva di sette anni.

Cassazione civile sez. II, 29/09/2020, n.20508

Legge Pinto: l’improponibilità della domanda di indennizzo per mancata presentazione dell’istanza di prelievo è incostituzionale

La sanzione di improponibilità della domanda di indennizzo ex legge Pinto per mancata presentazione dell’istanza di prelievo prevista dall’art. 54, comma 2, d.l. n. 112/2008, convertito nella l. n. 133/2008 e successive modifiche, non è in sintonia né con l’obiettivo del contenimento della durata del processo né con quello indennitario per il caso di sua eccessiva durata.

Cassazione civile sez. VI, 22/09/2020, n.19734

In tema di equa riparazione da irragionevole durata del processo, è inammissibile il ricorso per cassazione avverso il decreto emesso dal magistrato delegato della corte d’appello

In tema di equa riparazione da irragionevole durata del processo, è inammissibile il ricorso per cassazione avverso il decreto emesso dal magistrato delegato della corte d’appello, ai sensi dell’art. 3, comma 4, l. n. 89 del 2001, come modificato dal d.l. n. 83 del 2012, conv. in l. n. 134 del 2012, poiché contro tale provvedimento va proposta opposizione al collegio ex art. 5 ter della legge n. 89 del 2001, introdotto dallo stesso d.l. n. 83 del 2012.

Cassazione civile sez. VI, 10/09/2020, n.18795

Giudizio di equa riparazione per irragionevole durata del processo: procedimento monitorio destinato a celebrarsi dinanzi alla corte d’appello

In tema di giudizio di equa riparazione per irragionevole durata del processo, la liquidazione delle spese della fase destinata a svolgersi dinanzi al consigliere designato deve avvenire sulla base della tabella n. 8, rubricata “procedimenti monitori”, allegata al d.m. n. 55 del 2014, per quanto si sia al cospetto di un procedimento monitorio destinato a celebrarsi dinanzi alla corte d’appello, con caratteri di “atipicità” rispetto a quello di cui agli artt. 633 e ss. c.p.c., rilevando, ai fini del’applicazione di tale tabella, oltre che l’identica veste formale – decreto – del provvedimento conclusivo della prima fase di entrambi i procedimenti, anche l’iniziale assenza di contraddittorio e la differita operatività della regola cardine “audiatur et altera pars”, che appieno accomunano il primo sviluppo del procedimento “ex lege” Pinto e l’ordinario procedimento d’ingiunzione.

Cassazione civile sez. II, 31/07/2020, n.16512

In tema di equa riparazione, va escluso dalla durata del processo presupposto il periodo in cui esso resta sospeso

In tema di equa riparazione, va escluso dalla durata del processo presupposto il periodo in cui esso resta sospeso ex art. 225, comma 2, c.p.c., atteso, per un verso, che l’ampia previsione dell’art. 2, comma 2-quater, della l. n. 89 del 2001, secondo cui non si tiene conto, ai fini del computo della durata, “del tempo in cui il processo è sospeso”, include non solo l’ipotesi di cui all’art. 295 c.p.c., ma anche tutte le altre ipotesi di sospensione, compresa quella conseguente alla proposizione del giudizio di falso in via incidentale, che si pone, rispetto al processo principale, in rapporto di pregiudizialità-dipendenza, riconducibile all’area della sospensione necessaria; e considerato, per altro verso, che la querela di falso, sebbene proposta in via incidentale, dà pur sempre luogo ad un procedimento autonomo e indipendente dal giudizio principale, che deve a propria volta svolgersi nel rispetto del principio della ragionevole durata, la cui violazione, nel concorso degli ulteriori presupposti, può comportare il riconoscimento di uno specifico indennizzo.

Cassazione civile sez. VI, 30/07/2020, n.16328

Giudizi di equa riparazione per irragionevole durata del processo

Nei giudizi di equa riparazione per irragionevole durata del processo, il giudice, purché non scenda al di sotto degli importi minimi, può ridurre il compenso del difensore sino alla metà ex art. 9 del d.m. n. 140 del 2012, senza necessità di specifica motivazione.

Cassazione civile sez. VI, 30/07/2020, n.16327

In tema di equa riparazione ex l. n. 89 del 2001, il danno da riparare è unicamente quello che sia derivato alla parte come conseguenza immediata e diretta del fatto che la controversia si è eccessivamente protratta nel tempo

In tema di equa riparazione ex l. n. 89 del 2001, il danno da riparare è unicamente quello che sia derivato alla parte come conseguenza immediata e diretta del fatto che la controversia si è eccessivamente protratta nel tempo e che la sua soluzione è stata ottenuta con ingiustificato ritardo o non è stata ancora ottenuta pur essendo trascorso un lasso di tempo irragionevole, cosicché non sono indennizzabili le spese legali sostenute per far valere il proprio diritto nel giudizio presupposto, trattandosi di spese la cui definizione è circoscritta nell’ambito di quella vicenda processuale. (Nella specie, è stata esclusa l’indennizzabilità delle spese sostenute per un’opposizione avverso una procedura esecutiva, intrapresa sulla base di un titolo formato nel giudizio protrattosi oltre il termine ragionevole).

Cassazione civile sez. VI, 30/07/2020, n.16327

Nel procedimento di equa riparazione disciplinato dalla l. n. 89 del 2001, la liquidazione dell’indennizzo in misura inferiore a quella richiesta dalla parte non integra un’ipotesi di accoglimento parziale della domanda

Giusto processo – Tempo ragionevole e riparazione per l’eccessiva durata dei processi – Processo civile — In genere.

Nel procedimento di equa riparazione disciplinato dalla l. n. 89 del 2001, la liquidazione dell’indennizzo in misura inferiore a quella richiesta dalla parte non integra un’ipotesi di accoglimento parziale della domanda, legittimante la compensazione delle spese ex art. 92, comma 2, c.p.c., poiché, in assenza di strumenti di predeterminazione anticipata del danno e del suo ammontare, spetta al giudice individuare in maniera autonoma l’indennizzo dovuto, secondo criteri che sfuggono alla previsione della parte, la quale, nel precisare l’ammontare della somma richiesta a titolo di danno non patrimoniale, non completa il “petitum” della domanda sotto il profilo quantitativo, ma sollecita semplicemente l’esercizio di un potere ufficioso di liquidazione.

Cassazione civile sez. VI, 30/07/2020, n.16326

Riparazione per irragionevole durata del processo, l’inerzia fra la definitività della fase di cognizione e l’inizio di quella esecutiva o di ottemperanza non può pregiudicare il creditore

Il concetto di “decisione definitiva”, al quale si aggancia il termine di decadenza previsto dalla l n. 89 del 2001, art. 4, deve essere riferito alla definitività della decisione che conclude la fase di esecuzione o di ottemperanza eventualmente azionata dal creditore, senza che l’inerzia eventualmente protrattasi fra la definitività della fase di cognizione e l’inizio di quella esecutiva o di ottemperanza possa ridondare in pregiudizio del creditore, impedendogli di ottenere l’indennizzo integrale per l’irragionevole durata anche del processo di merito a suo tempo definito.

Cassazione civile sez. VI, 21/07/2020, n.15501

Ragionevole durata del processo e corollari

Il principio della ragionevole durata del processo costituisce un preciso parametro costituzionale ai fini della conformità a Costituzione di tutte le norme che direttamente o indirettamente determinano una ingiustificata durata del processo, fornendo agli addetti ai lavori, ed in primo luogo al giudice, uno strumento per verificare la tenuta e la portata delle singole norme del codice di rito e per garantirne una interpretazione costituzionalmente orientata.Pertanto, al giudice, anche di legittimità, è fatto obbligo di evitare comportamenti che si traducano in un inutile dispendio di attività processuali ogniqualvolta, a fronte di un ricorso prima facie infondato, il compimento dell’attività processuale, seppure previsto, si tradurrebbe in un allungamento dei termini per la definizione del giudizio di cassazione senza comportare alcun beneficio per la garanzia dell’effettività dei diritti processuali delle parti.

Cassazione civile sez. lav., 23/06/2020, n.12374

Equa riparazione per irragionevole durata del processo: regolamento di competenza

In materia di equa riparazione per irragionevole durata del processo, in caso di declinatoria di competenza da parte del giudice originariamente adito, è inammissibile il regolamento di competenza richiesto d’ufficio, ai sensi dell’art. 45 c.p.c., dal magistrato designato per la fase monitoria dal presidente della corte d’appello davanti alla quale la causa sia stata riassunta, trattandosi di prerogativa riservata al collegio, da investire con l’opposizione ex art. 5 ter; l’ingiunzione prevista dall’art. 3 della l. n. 89 del 2001, infatti, non ha i caratteri della definitività, atteso che contro di essa è proponibile l’opposizione al collegio, di cui all’art. 5 ter citato, che non è un mezzo d’impugnazione del decreto monocratico limitato dai motivi di censura, bensì un rimedio processuale ad ampio spettro, esperibile anche quando il giudice della fase monitoria abbia deciso una questione di mero rito.

Cassazione civile sez. VI, 18/06/2020, n.11856

L’abuso del processo per temerarietà della lite osta al riconoscimento dell’equo indennizzo anche in mancanza di un provvedimento di condanna

In tema di equa riparazione l’abuso del processo per effetto della temerarietà della lite osta al riconoscimento dell’equo indennizzo anche in mancanza di un provvedimento di condanna ai sensi dell’articolo 96 del Cpc nell’ambito del processo presupposto, atteso che la elencazione contenuta nell’articolo 2, comma 2- quinquies, della legge n. 89 del 2001 – aggiunto dall’articolo 55, comma 1, lettera a), n. 3, del decreto legge n. 83 del 2012 convertito nella legge n. 134 del 2012 – non ha carattere tassativo. Deriva da quanto precede, pertanto, che il giudice del procedimento ex lege n. 89 del 2001 può valutare anche ipotesi di temerarietà che per qualunque ragione nel processo presupposto non abbiano condotto a una pronuncia di condanna ai sensi dell’articolo 96 del Cpc.

Cassazione civile sez. II, 26/05/2020, n.9762

Tempo ragionevole e riparazione per l’eccessiva durata dei processi

In materia di equa riparazione per irragionevole durata del processo, la presunzione di insussistenza del pregiudizio prevista dall’art. 2, comma 2 sexies, lett. g), della l. n. 89 del 2001, come introdotto dalla l. n. 208 del 2015, non opera per le controversie relative all’accertamento della falsità della procura “ad litem” utilizzata dal “falsus procurator” per l’instaurazione di un giudizio civile in nome dello pseudo rappresentato, atteso che il valore di una causa avente ad oggetto l’accertamento negativo dell’assunzione della qualità di parte in giudizio prescinde dall’oggetto di quest’ultimo e non può, in nessun caso, considerarsi irrisorio in ragione della qualità e quantità degli effetti, patrimoniali ed extrapatrimoniali, che astrattamente possono collegarsi all’assunzione della qualità di parte processuale.

Cassazione civile sez. VI, 03/03/2020, n.5918

La domanda di riparazione per eccessiva durata del processo

Ai fini dell’equa riparazione per eccessiva durata del processo, dalla considerazione unitaria del giudizio di cognizione e della relativa procedura di esecuzione (o fallimentare) che si siano susseguiti in un intervallo di tempo non superiore a sei mesi discende che la domanda di indennizzo può essere utilmente proposta, con riguardo anche al giudizio di cognizione, entro sei mesi dalla conclusione della procedura di esecuzione, ma non che le loro durate possano essere tra loro cumulate.

Cassazione civile sez. II, 20/02/2020, n.4440

I criteri di liquidazione

In tema di equa riparazione per violazione del diritto alla ragionevole durata del processo, i criteri di liquidazione applicati dalla Corte Europea dei diritti dell’uomo non possono essere ignorati dal giudice nazionale, il quale può tuttavia apportare le deroghe giustificate dalle circostanze concrete della singola vicenda, purché motivate e non irragionevoli.

Corte appello Napoli sez. VI, 21/04/2020, n.918

Equa riparazione per violazione del termine di ragionevole durata del processo

In tema di equa riparazione per violazione del termine di ragionevole durata del processo, l’art. 4 della l. n. 89 del 2001 configura la sola definitività della decisione come “dies a quo”, ai fini della decorrenza del termine di decadenza per la proponibilità della domanda, mentre il diritto dell’erede di agire in tale qualità, dopo la morte del dante causa, si prospetta come mera possibilità di esercitare quel diritto, senza, quindi, che si possa ricollegare alla morte della parte alcun effetto giuridico incidente sul termine di proponibilità della domanda.

Cassazione civile sez. VI, 16/12/2019, n.33207

Il computo della ragionevole durata del processo

In materia di determinazione della durata del giudizio presupposto spetta al giudice dell’equa riparazione provare quale avrebbe dovuto essere la durata ragionevole per il medesimo giudizio sulla base della sua complessità, comprensiva anche della fase necessaria alla pronuncia di incompetenza, sottraendo soltanto il periodo non necessario alla sua riassunzione dinanzi al giudice competente.

Cassazione civile sez. II, 27/11/2019, n.30981

Eccessiva durata del processo di merito: è onere della parte presentare istanze di sollecita trattazione

Qualora la parte abbia ottenuto dal giudice amministrativo in sede cautelare un provvedimento i cui effetti immediati siano pari, in termini di pieno e definitivo soddisfacimento della pretesa azionata, a quelli conseguibili nel merito, tanto da renderlo superfluo (nella specie: proposto ricorso per impugnare il provvedimento di esclusione dalla partecipazione a una tornata di idoneità a professore associato, il Tar aveva accolto la domanda di sospensione del provvedimento impugnato e ammesso il ricorrente al concorso) cui sia seguita per un lunghissimo periodo di tempo (nella specie: circa 20 anni), la mancata presentazione di istanze di sollecita trattazione, quale manifestazione della esigenza che sia posto rimedio al prodursi di un danno patrimoniale per la sofferenza derivante dall’eccessivo perdurare del processo di merito, che costituisce un onere in capo alla parte, dimostra la mancanza di interesse o indifferenza (e quindi della assenza di sofferenza) del ricorrente rispetto alla definizione della controversia nei congrui tempi del giusto processo.

Cassazione civile sez. II, 18/11/2019, n.29869

Prescrizione del reato ed equa riparazione: tra volontà legislativa e prassi

L’equa riparazione per irragionevole durata del processo non può essere esclusa in ragione della mera dichiarazione di estinzione del reato per prescrizione nel giudizio presupposto. Tale circostanza assume rilievo soltanto qualora sia la conseguenza di tecniche dilatorie o strategie sconfinanti nell’abuso del diritto di difesa.

Cassazione civile sez. II, 25/10/2019, n.27407

Niente risarcimento per l’irragionevole durata se il valore del giudizio che si è protratto è esiguo

In tema di equa riparazione per irragionevole durata del processo, posto che il danno non patrimoniale è conseguenza normale, ma non automatica e necessaria, della violazione del diritto alla ragionevole durata del processo, sancito dall’art. 6 CEDU, il giudice, una volta accertata e determinata l’entità della violazione, deve ritenere sussistente il pregiudizio, a meno che, nel caso concreto, non ricorrano circostanze particolari, che inducano ad escluderne l’esistenza.

Cassazione civile sez. II, 17/10/2019, n.26497

Pregiudizio da irragionevole durata del processo

L’art. 2, comma 2-sexies, lett. c), della l. n. 89 del 2001, introdotto dalla l. n. 208 del 2015, secondo cui non sussiste il pregiudizio da irragionevole durata del processo, salvo prova contraria, nel caso di estinzione del processo per rinuncia o inattività delle parti ai sensi degli art. 306 e 307 c.p.c., trova applicazione nei soli giudizi introdotti dopo l’1 gennaio 2016, data di entrata in vigore della novella, in assenza di norme che dispongano diversamente e in forza dell’art. 11 disp. att. c.c., dettando la disposizione una nuova disciplina della formazione e valutazione della prova nel processo di equa riparazione e dando luogo, dunque, ad uno “ius superveniens” che opera sugli effetti della domanda e, al contempo, determina un mutamento dei presupposti legali cui è condizionata la disciplina di ogni singolo caso concreto.

Cassazione civile sez. II, 10/10/2019, n.25542

Irragionevole durata del processo e regime anteriore alla legge 134/2012

In tema di irragionevole durata del processo, nel sistema anteriore alle modifiche introdotte con il d.l. n. 83 del 22 giugno 2012, conv. con modif. dalla l. n. 134 del 2012 e sostanzialmente ripristinato dalla sentenza n. 88 del 2018 della Corte cost., in caso di proposizione della domanda di indennizzo durante la pendenza del giudizio presupposto è consentita e non costituisce “mutatio libelli” l’estensione della domanda al periodo di ulteriore durata del processo presupposto, venendo in rilievo una protrazione della medesima violazione, oggetto di specifica integrazione dell’originaria domanda ed insuscettibile di ledere il principio del contraddittorio; ove tale estensione sia stata formulata dopo l’entrata in vigore della l. n. 134 cit., il rito da applicare al giudizio “ex lege” Pinto resta quello vigente all’epoca della sua originaria introduzione, in ragione del carattere unitario del procedimento.

Cassazione civile sez. II, 05/09/2019, n.22300



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