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Chi stabilisce il decoro architettonico?

19 Marzo 2021
Chi stabilisce il decoro architettonico?

Decoro architettonico violato anche se l’opera realizzata in condominio è esteticamente bella.

Qualsiasi opera realizzata sulla proprietà privata, inserita però in un contesto condominiale, deve rispettare il cosiddetto decoro architettonico. Da molti identificato come «l’estetica dell’edificio», il decoro architettonico è qualcosa in più: non è solo legato al concetto del “bello”, ma rappresenta anche l’unitarietà delle forme dell’edificio, di modo che vi sia coerenza, uniformità e regolarità. Ha quindi un proprio decoro architettonico anche il palazzo di periferia, privo di pregio estetico.

Ma chi stabilisce il decoro architettonico? Tutte le volte che c’è una causa in corso e il giudice è chiamato a verificare se sia stato leso tale parametro, quali criteri dovrà adottare?

La verifica della sussistenza di un pregiudizio al decoro architettonico passa innanzitutto dalla comprensione del concetto cardine: cos’è il decoro architettonico e cosa si intende con esso? Passeremo poi alla lettura delle norme che citano tale termine per stabilire quando c’è lesione del decoro architettonico. Infine, vedremo chi stabilisce il decoro architettonico di un palazzo. Ma procediamo con ordine.

Cos’è il decoro architettonico?

Come abbiamo anticipato, il decoro architettonico non si identifica solo nell’estetica del palazzo. Il concetto è molto più ampio.

Il decoro architettonico del fabbricato può definirsi come l’insieme armonico delle linee architettoniche e delle strutture ornamentali. 

Il decoro architettonico è, quindi, l’estetica complessiva data dall’insieme delle linee e strutture ornamentali che conferisce un’armoniosa fisionomia ed un’unica impronta all’aspetto dell’edificio.

Volendo usare le parole della Cassazione, il decoro architettonico non è altro che l’estetica «data dall’insieme delle linee e delle strutture architettoniche che connotano il fabbricato e che gli imprimono una determinata, armonica fisionomia».

Cambiando l’ordine dei fattori il risultato non cambia.

In altri termini, ogni modifica delle linee estetiche del fabbricato che concorrono ad attribuirgli una specifica identità rappresenta un’alterazione dell’identità architettonica, e, in quanto tale, è sempre censurabile. 

Quando c’è violazione del decoro architettonico?

L’alterazione del decoro architettonico si verifica nell’ipotesi in cui si realizzano opere che – pur modificando l’aspetto originario soltanto per alcuni elementi o punti dell’edificio – siano tali da riflettersi sull’insieme del suo aspetto. E ciò, a prescindere dall’eventuale pregio artistico dell’edificio. Sicché, anche un palazzo vecchio, di periferia o senza alcun pregio estetico può avere un suo decoro architettonico. 

Il decoro è, infatti, la conformità del palazzo alla sua originaria concezione. 

Ogni opera che realizzi il classico “pugno nell’occhio” rispetto all’uniformità del palazzo può essere considerata una violazione del decoro architettonico. 

Questo significa che per valutare la sussistenza di una lesione del decoro architettonico si prescinde dalla bellezza dell’opera stessa ma da quanto essa sia conforme alle linee dell’edificio. Anche una veranda pittoresca o una tettoia ricca di verde, che in teoria potrebbe costituire di per sé un’opera piacevole da vedere, si può porre in contrasto con il decoro architettonico se “stonata” rispetto al contesto.

Il decoro architettonico può ritenersi pregiudicato non da qualsiasi innovazione, ma soltanto da quella idonea ad interromperne la linea armonica delle strutture che conferiscono al fabbricato una propria identità [2].

Quando si decide sulla violazione del decoro architettonico?

Affinché si possa porre la questione dell’eventuale lesione del decoro architettonico è necessario innanzitutto che venga realizzata una nuova opera e che questa sia potenzialmente in contrasto con le linee del palazzo; in secondo luogo, deve aprirsi una controversia tra il condominio e il condomino interessato ai lavori oppure tra due condomini. Se infatti tra i due non dovesse sorgere alcuna contestazione e il condominio dovesse accettare l’opera, per quanto lesiva dell’estetica del palazzo, nessuna autorità potrebbe intervenire. In buona sostanza, e detto in parole semplici, perché si possa porre la questione dell’eventuale lesione del decoro è necessario che si apra un processo e che qualcuno – il condominio o anche un singolo condomino – si rivolga al giudice per ottenere la demolizione della nuova opera.

Ma in quali casi bisogna rispettare il decoro architettonico? Le norme che richiamano tale concetto sono due:

Chi stabilisce il decoro architettonico?

Nel momento in cui si apre la contestazione sul decoro architettonico, tra condominio e condomino o tra condomini, le rispettive obiezioni hanno poco valore se non sono confermate da un giudice. Per cui è verosimile che la parte interessata alla demolizione della nuova opera si rivolga al tribunale per ottenere la condanna dell’autore della stessa. Il giudice, a sua volta, nominerà un consulente tecnico d’ufficio (il cosiddetto ctu) affinché valuti se effettivamente c’è stata una lesione del decoro architettonico. Ricordiamo che il Ctu è un ausiliario del giudice che, in tale veste, svolge il ruolo di pubblico ufficiale. 

Il Ctu fisserà una data per l’inizio delle operazioni peritali alle quali potranno partecipare anche gli avvocati dei due antagonisti così come i loro rispettivi consulenti di parte (i cosiddetti ctp). 

Il Ctu effettuerà una perizia che invierà alle parti per eventuali contestazioni e, dopo aver preso posizione in merito ad esse, depositerà la perizia nel fascicolo telematico del processo affinché anche il giudice ne prenda cognizione. 

Il giudice di norma si conforma a quello che è il giudizio del Consulente tecnico d’ufficio. Ma se ne può anche discostare se non ne condivide le conclusioni, motivando tale sua scelta [3].  


note

[1] Cass. sent. n. 1286/2010.

[2] Cass. sent. n. 24645/2011.

[3] Cass. ord. n. 7293/2021.


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