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Accertamento fiscale: paga il contribuente o il commercialista?

26 Luglio 2021 | Autore:
Accertamento fiscale: paga il contribuente o il commercialista?

Come si dividono le responsabilità tra consulente e cliente, nel caso di un errore nella dichiarazione dei redditi.

Anche a distanza di anni, un contribuente può essere oggetto di un controllo sulla propria dichiarazione dei redditi. Non si tratta di un evento raro e se ciò accade, non è scontato che l’Agenzia delle Entrate riscontri la presenza di un’irregolarità. Alle volte, invece, capita il contrario. Succede, infatti, che vi sia qualche pecca nelle detrazioni oppure che sia emerso semplicemente uno sbaglio nella tenuta della contabilità. A quel punto, il cittadino, a seguito dell’accertamento fiscale, riceve un atto in cui, ad esempio, si rettificano alcuni dati della dichiarazione dei redditi. In questo documento, oltre a precisare e chiedere l’imposta precisa che bisogna pagare, è, altresì, domandato il versamento delle sanzioni. Quindi, sorge spontaneo un certo dubbio: «In caso di accertamento fiscale, paga il contribuente o il commercialista?».

Se stai leggendo questo articolo, con buona probabilità hai ricevuto un atto come quello appena descritto. Per questo motivo, sei molto arrabbiato col tuo commercialista, visto che, affidandoti a lui, eri sicuro che non saresti incorso in alcun problema. Purtroppo, però, sembrerebbe che non sia stato così e, per tale ragione, vorresti sapere come regolarti e, in particolare, se sia possibile scaricare ogni responsabilità, per le sanzioni ricevute, sul predetto professionista. Non ti resta che proseguire nella lettura per dirimere i tuoi dubbi sull’argomento.

Accertamento fiscale e responsabilità contribuente: la legge

Sappiamo che, in prima istanza, la base imponibile, sulla quale vengono calcolate le tasse, si fonda sulla dichiarazione dei redditi. Evidentemente, questa è frutto dell’iniziativa del contribuente. Pertanto, con il controllo e l’accertamento fiscale, gli uffici tributari non fanno altro che correggere un errore o un’omissione compiuti dal cittadino. In queste circostanze, innanzitutto, il contribuente è chiamato al pagamento dell’imposta che avrebbe dovuto versare. Contestualmente, per la violazione commessa, viene comminata e richiesta una determinata ammenda. Quindi, in materia di sanzioni amministrative per la violazione di norme tributarie, devi sapere che per legge si è tenuti al pagamento anche se l’illecito è stato compiuto a titolo di colpa [1].

Accertamento fiscale: chi paga?

Se viene contestato un illecito tributario, il contribuente deve corrispondere la maggiore o diversa imposta oggetto dell’accertamento. Egli è, altresì, chiamato a versare le corrispondenti sanzioni. Per essere esonerato da tale pagamento, il cittadino deve dimostrare di non aver avuto alcuna colpa nell’errore commesso e che, pertanto, non sia stato, minimamente, negligente nel determinare l’irregolarità riscontrata dall’Agenzia delle Entrate. Per ottenere questo risultato, non è sufficiente, però, giustificarsi con il fatto che la tenuta della contabilità era delegata ad un commercialista.

Com’è stato precisato da una recente ordinanza della Suprema Corte di Cassazione [2], il cliente ha il dovere di controllare e verificare l’operato del professionista al quale ha affidato il compito di redigere e presentare la dichiarazione dei redditi oppure di effettuare i versamenti delle imposte. Secondo gli Ermellini, quindi, il cittadino può essere esonerato dal pagamento delle sanzioni soltanto nell’ipotesi in cui dovesse dimostrare che il soggetto delegato abbia fraudolentemente mascherato il proprio inadempimento [3]. Ad esempio, ciò potrebbe accadere nell’ipotesi in cui il commercialista ha consegnato al cliente una documentazione falsa dalla quale si ricava ingannevolmente che la dichiarazione è stata presentata e che le tasse sono state pagate. Ovviamente, sarà onere del cittadino dimostrare tutto ciò sapendo bene che, in caso contrario, non potrebbe essere esonerato dal versamento delle sanzioni conseguenti alla violazione della norma tributaria.

Accertamento fiscale: posso rivalermi sul commercialista?

Ricapitolando: se emerge un’irregolarità nella dichiarazione dei redditi, il contribuente è tenuto al pagamento dell’imposta accertata nonché al versamento delle sanzioni corrispondenti. Ovviamente, se tale errore è stato determinato dal consulente, delegato alla tenuta delle contabilità ed alla compilazione e presentazione della dichiarazione, ci si chiede se questi possa essere chiamato ad un risarcimento.

In effetti, quando affidiamo al commercialista l’incarico di gestire le nostre incombenze fiscali, questi è responsabile per gli errori compiuti. In tali casi, infatti, la prestazione professionale è stata, evidentemente, imperfetta e, per questa ragione, è avvenuto un inadempimento [4]. Alla luce di tali principi, il commercialista deve quantomeno risarcire il proprio cliente delle sanzioni alle quali è stato condannato.

Prima di agire legalmente, è sempre opportuno un primo approccio amichevole. Infatti, il commercialista potrebbe, ad esempio, verificare che l’accertamento ricevuto è stato sbagliato ed è contestabile. Oppure, visto che si tratta di un professionista normalmente coperto da una polizza professionale, potrebbe non avere alcun problema nel provvedere al rimborso delle sanzioni comminate al cliente. Pertanto, è preferibile fare causa al consulente solo in caso di evidente contestazione di ogni addebito.


note

[1] Art. 5 Dl n. 472/1997

[2] Cass. ord. n. 28291 del 11.12.2020

[3] Cass. ord. n. 11832 del 09.06.2016

[4] Artt. 1218 – 2236 cod. civ.

Autore immagine: pixabay.com


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