Diritto e Fisco | Articoli

Mentire alle autorità: quando non è reato?

19 Marzo 2021 | Autore:
Mentire alle autorità: quando non è reato?

Dire bugie a polizia e pubblico ministero per aiutare il convivente: è reato? Quando c’è favoreggiamento personale?

Per legge, esistono situazioni in cui mentire costituisce reato. Si tratta ovviamente di circostanze straordinarie, nel senso che, di norma, raccontare bugie non è un illecito, ma al limite una condotta poco leale. Ad esempio, colui che è chiamato a testimoniare davanti al giudice commette il reato di falsa testimonianza se racconta menzogne oppure è reticente. Ma non solo: chi, durante le indagini, mente al pubblico ministero oppure alla polizia, può incorrere nei reati di false informazioni al pm e di favoreggiamento personale. Esistono tuttavia circostanze in cui le bugie sono scusate. Quando mentire alle autorità non è reato?

Secondo una recente sentenza resa dalla Corte di Cassazione a Sezioni unite, è scusato chi racconta frottole agli inquirenti se il suo intento è quello di salvare il convivente. In altre parole, è giustificata la condotta di chi, per proteggere un prossimo congiunto da una possibile accusa penale o perfino da una misura restrittiva della sua libertà personale, menta alle autorità. Questa particolare esimente, però, ricorre solo in presenza di particolari presupposti. Se l’argomento t’interessa, prenditi cinque minuti di tempo e prosegui nella lettura: vedremo insieme quando non è reato mentire alle autorità.

Quando mentire è reato?

Come ben spiegato nell’articolo Quando una bugia è reato, esistono delle ipotesi in cui la menzogna costituisce un illecito penale.

Si tratta sostanzialmente dei seguenti casi:

  • falsa testimonianza in un processo (civile o penale, è indifferente) [1];
  • false informazioni rese al pubblico ministero durante le indagini (purché rese da persona diversa dall’indagato/imputato: quest’ultimo, infatti, può sempre mentire) [2];
  • false informazioni rese alla polizia giudiziaria durante la propria attività d’indagine (reato di favoreggiamento personale; vedi prossimo paragrafo) [3];
  • falso giuramento in un giudizio civile [4];
  • falsità in merito alla propria identità, quando richiesta da pubblico ufficiale in servizio [5].

Dire bugie può costituire reato anche in altre ipotesi, nelle quali peraltro occorre che le dichiarazioni menzognere si accompagnino ad altre azioni: si pensi alla truffa, al procurato allarme, ecc.

Favoreggiamento personale: cos’è?

Le persone informate sui fatti, cioè coloro che possono riferire circostanze utili al prosieguo delle indagini, possono essere sentite dalla polizia giudiziaria nell’ambito della propria attività investigativa. In tali circostanze, mentire potrebbe far incorrere nel reato di favoreggiamento personale.

La legge definisce il favoreggiamento personale come la condotta di chi, dopo che è stato commesso un delitto per il quale la legge stabilisce l’ergastolo o la reclusione, e fuori dei casi di concorso nello stesso, aiuta qualcuno a eludere le investigazioni dell’autorità o a sottrarsi alle ricerche effettuate dai medesimi soggetti. La pena è la reclusione fino a quattro anni.

Secondo la a giurisprudenza, si può commettere il delitto di favoreggiamento personale anche con una semplice menzogna. È proprio il caso di chi, chiamato a deporre in qualità di persona informata sui fatti di un reato, violi l’obbligo di riferire quanto a sua conoscenza [6].

Insomma: mentire alle autorità che svolgono le indagini costituisce reato perché, così facendo, si favorisce l’impunità dell’autore del crimine.

Come ricordato nel paragrafo precedente, quanto detto sino a questo momento vale solo per le persone non coinvolte direttamente nel reato per cui si procede: l’indagato/imputato, infatti, può sempre mentire impunemente, essendo un suo diritto quello di non collaborare con le autorità.

Quando mentire alle autorità non è reato?

Non sempre mentire alle autorità costituisce reato. Secondo la legge [7], chi compie uno dei fatti visti sinora (favoreggiamento, falsa testimonianza o false informazioni, favoreggiamento personale) non commette reato se il suo intento è quello di salvare sé medesimo o un prossimo congiunto da un grave e inevitabile danno alla libertà o all’onore.

Ad esempio, lo zio che mente alla polizia per salvare il nipote da un’accusa di spaccio non potrà essere incriminato per favoreggiamento personale in quanto ha agito mosso dalla solidarietà naturale che intercorre tra persone avvinte da un legame di sangue ovvero sentimentale.

Per legge, per prossimi congiunti [8] si intendono gli ascendenti (nonni e genitori), i discendenti (figli e nipoti), il coniuge, la parte di un’unione civile tra persone dello stesso sesso, i fratelli, le sorelle, gli affini nello stesso grado, gli zii e i nipoti.

Dalla lista di coloro per i quali mentire è lecito non ci sono i conviventi. Su questo specifico punto è intervenuta la Corte di Cassazione. Prosegui nella lettura.

Mentire per salvare il convivente: è legale?

Secondo la Suprema Corte [9], la causa di esclusione di colpevolezza, che consente di mentire impunemente alle autorità, si applica anche tra persone meramente conviventi.

Il caso riguardava una donna che dichiarava il falso ai carabinieri dopo un incidente stradale, provocato dal convivente di fatto, privo della patente di guida e responsabile di non aver prestato soccorso alle persone coinvolte nel sinistro.

La donna, per evitare ripercussioni sul convivente, dichiarava che era lei, in quel frangente, a guidare l’auto sulla quale viaggiava, in realtà, come terzo trasportato.

Secondo la Corte di Cassazione, nonostante la norma che “perdona” le menzogne dette nell’interesse dei prossimi congiunti menzioni le unioni tra persone dello stesso sesso ma non i meri conviventi, la disposizione deve necessariamente estendersi anche ai conviventi di fatto legati da stabile e duraturo rapporto.

A parere della Suprema Corte, l’assenza di una legge che disciplini organicamente il fenomeno della convivenza more uxorio non significa che tale modello di relazione e i suoi effetti giuridici siano sforniti di tutela nel diritto.

I numerosi interventi normativi e la stessa evoluzione degli orientamenti giurisprudenziali hanno consentito, anche se frammentariamente, di riconoscere ai componenti della famiglia di fatto singole posizioni soggettive meritevoli di tutela analogamente a quelle proprie dei membri della famiglia legittima.

Considerata, dunque, l’assoluta parità delle situazioni in cui possono venirsi a trovare il coniuge e il convivente, nel senso che l’esistenza di un conflitto determinato da sentimenti affettivi, non può essere valutato differentemente a seconda che l’unione tra due persone sia fondata o meno sul vincolo matrimoniale, deve ritenersi che causa di esclusione della colpevolezza sia applicabile anche a chi ha mentito alle autorità per salvare il convivente da un grave e inevitabile nocumento nella libertà o nell’onore.


note

[1] Art. 372 cod. pen.

[2] Art. 371-bis cod. pen.

[3] Art. 378 cod. pen.

[4] Art. 371 cod. pen.

[5] Art. 495 cod. pen.

[6] Cass, sent. n. 27604/2016.

[7] Art. 384 cod. pen.

[8] Art. 307 cod. pen.

[9] Cass. sez. un. sent. n. 10381 del 17 marzo 2021.

Autore immagine: canva.com/


Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non hanno ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema (max 1000 caratteri). Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA

Canale video Questa è La Legge

Segui il nostro direttore su Youtube