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Lo sai che? Dimissioni della lavoratrice madre: sempre dovuta l’indennità di preavviso

Lo sai che? Pubblicato il 3 marzo 2014

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> Lo sai che? Pubblicato il 3 marzo 2014

A prescindere dalle motivazioni che hanno portato la lavoratrice madre a dimettersi, quest’ultima ha sempre diritto alle indennità di preavviso previste per il caso di licenziamento.

La lavoratrice divenuta da poco mamma, che si dimette dal posto di lavoro nel periodo in cui la legge vieta al datore il suo licenziamento (proprio per via della maternità), ha comunque diritto all’indennità di preavviso. E ciò vale anche nell’ipotesi in cui la donna receda solo per cambiare lavoro: non conta, infatti, il motivo per il quale la dipendente lascia l’azienda. Infatti, la volontà di optare per un altro posto potrebbe dipendere proprio dalla necessità di crescere meglio il figlio, ad esempio perché il nuovo lavoro ha orari più congeniali.

Lo stesso diritto lo ha anche chi, in quel momento, sta fruendo del congedo di paternità (ossia per il padre lavoratore) e nei casi di adozione e di affidamento.

È quanto si evince da una recentissima sentenza della Cassazione [1].

La legge [2] prevede il divieto di licenziare la lavoratrice madre – a  pena di nullità dello stesso licenziamento – in un periodo (detto “sospetto”) che va dall’inizio della gravidanza fino al compimento di un anno di età del bambino (per approfondimenti leggi: “Licenziamento della lavoratrice madre”).

L’eventuale richiesta di dimissioni deve essere convalidata dal servizio ispettivo del Ministero del Lavoro. In particolare, gli ispettori dell’Inps devono accertare che effettivamente le dimissioni sono frutto di una scelta della lavoratrice: solo in questo caso le dimissioni sono valide; diversamente sono inefficaci.

In ogni caso, in presenza di dimissioni volontarie presentate dalla lavoratrice durate il periodo “sospetto”, la donna ha diritto alle indennità contrattuali previste per il caso di licenziamento.

Non è necessaria un’indagine sui motivi per i quali la lavoratrice dà le dimissioni nel periodo “sospetto”. Infatti, la lavoratrice con un bimbo piccolo potrebbe infatti trovarsi costretta a rinunciare al suo vecchio posto se ne trova un altro che offre condizioni più favorevoli per provvedere alla cura del figlio.

note

[1] Cass. sent. n. 4919/14.

[2] Art. 54 d.lgs. n. 151/2001.

[3] Art. 55 d.lgs. n. 151/2001.

Autore immagine: 123rf.com


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