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Quando si prescrive un credito?

21 Marzo 2021
Quando si prescrive un credito?

Da quando decorre la prescrizione e come evitare che il credito cada in prescrizione. 

Quando si ha un credito verso un determinato soggetto (sia esso un privato o un’azienda) bisogna preoccuparsi di riscuoterlo o quantomeno di esigerlo. Questo perché, se il creditore dovesse rimanere inerte per molto tempo, il credito cadrebbe in prescrizione. 

La prescrizione non è altro che la perdita del diritto di credito, o meglio della facoltà di rivolgersi a un giudice affinché comandi al debitore di pagare. Risultato: in assenza di un adempimento spontaneo e volenteroso, è preclusa anche la possibilità di eseguire un pignoramento dei beni del debitore stesso. Quest’ultimo sarebbe quindi definitivamente liberato da ogni obbligo.

Ma quando si prescrive un credito? In altri termini, dopo quanti anni il creditore perde il diritto di agire contro il debitore? Cerchiamo di fare il punto della situazione.

Quando si prescrive un credito?

Il termine di prescrizione di un credito varia a seconda della fonte di tale credito ossia della ragione che ne sta a fondamento. 

In linea generale, possiamo dire che, per tutti i crediti, la prescrizione è sempre di 10 anni, salvo che la legge disponga diversamente. 

Le due categorie di crediti che più si presentano di frequente sono quelle derivanti da un contratto (non necessariamente scritto) e da un atto illecito (ad esempio, un insulto, un danneggiamento, un infortunio, ecc.). In particolare: 

  • per i crediti di natura contrattuale la prescrizione è di 10 anni, salvo alcune eccezioni che vedremo a breve;
  • per i crediti derivanti da atto illecito la prescrizione è di 5 anni (si pensi ad esempio a una tubatura rotta che abbia determinato infiltrazioni nell’appartamento sottostante; a un incidente avvenuto a scuola, a una caduta sul suolo pubblico determinata da una buca, ecc.). 

La differenza tra la prima e la seconda ipotesi sta nel fatto che, nel primo caso, non viene rispettato un patto stretto in precedenza tra le parti; nel secondo caso, invece, non c’è alcun accordo e il credito deriva da un fatto che la legge qualifica come illecito (non necessariamente penale, ma anche civile).

Le eccezioni alla prescrizione dei crediti 

Esistono tuttavia numerose eccezioni alla regola appena menzionata, eccezioni che sintetizzeremo qui di seguito.

Partendo dalla tipologia dei crediti di natura contrattuale si ha che:

  • i crediti dei professionisti (avvocati, medici, commercialisti, ingegneri, ecc.) si prescrivono in 3 anni;
  • i crediti per le bollette del telefono si prescrivono in 5 anni;
  • i crediti per le bollette di luce, acqua e gas si prescrivono in 2 anni;
  • i crediti per gli abbonamenti che vanno pagati mensilmente o comunque a cadenze non superiori a un anno (quindi anche una volta ogni sei o dodici mesi) si prescrivono in 5 anni (si pensi alla palestra o a una pay-tv);
  • gli interessi dovuti alle banche o agli altri creditori si prescrivono in 5 anni;
  • lo stipendio per il lavoratore dipendente si prescrive in 5 anni;
  • il canone di affitto si prescrive in 5 anni;
  • i contributi dovuti al condomino per le bollette ordinarie si prescrivono in 5 anni, mentre si prescrivono in 10 anni quelli per le bollette straordinarie;
  • i compensi dovuti ai docenti per le lezioni private si prescrivono in 3 anni;
  • il compenso dovuto all’agente immobiliare che ha svolto l’attività di intermediazione per un affitto o una compravendita si prescrive in 1 anno;
  • il pagamento della polizza all’assicurazione si prescrive in 1 anno;
  • il pagamento per il pernottamento in un hotel, albergo, ostello, affittacamere, b&b si prescrive in 1 anno.

Invece, per quanto riguarda i crediti derivanti da illecito, le eccezioni sono le seguenti:

  • il credito da incidente stradale si prescrive in 2 anni;
  • la causa per contestazione di danni e vizi sui contratti di appalto (denuncia entro 60 giorni dalla scoperta).

Approfondimenti

Per la tabella con i termini di prescrizione di tutti i crediti clicca qui.

Da quando decorre il termine di prescrizione?

Il termine di prescrizione decorre da quando il diritto può essere fatto valere, ossia da quando il pagamento è dovuto. Quindi, nel caso di contratti, nel momento in cui scade il termine di pagamento e, nel caso di atti illeciti, nel momento in cui viene commessa la condotta che ha determinato il danno. 

Come fare a capire se un credito è caduto in prescrizione?

È molto facile capire se un credito è prescritto o meno. Basta verificare se, dal momento in cui è iniziato a decorrere il termine di prescrizione (per come sopra indicato) sono decorsi gli anni previsti dalla legge. Se però in quest’arco di tempo il debitore è stato raggiunto da un sollecito o una diffida con raccomandata, fax o pec, il termine va calcolato a partire dal ricevimento di quest’ultimo atto. 

Se il creditore ha notificato un decreto ingiuntivo, la prescrizione è di 10 anni e decorre dal ricevimento del decreto stesso.

Se invece il creditore ha avviato una causa civile per l’accertamento del credito prima del compimento della prescrizione, il termine si sospende fino all’emissione della sentenza. A quel punto, la prescrizione si compirà dopo 10 anni: tale è infatti il termine di prescrizione di tutti gli atti giudiziari, a prescindere dalla natura stessa del credito.

Come evitare la prescrizione di un credito?

Per evitare che si formi la prescrizione, il creditore deve esercitare il proprio diritto: in termini pratici, significa agire in via giudiziale contro il debitore o quantomeno rivolgergli una formale richiesta di pagamento. Dunque, la prescrizione può essere impedita anche con una semplice diffida scritta. 

Ogni volta che il diritto di credito viene esercitato, il termine di prescrizione si interrompe e inizia a decorrere nuovamente da capo, a partire dal giorno successivo, per un altro periodo di pari durata.

Tanto per fare un esempio, se un soggetto vanta un credito verso un altro e, a fronte di ciò, per nove anni non si fa vivo ma al decimo gli invia una un sollecito di pagamento, il termine di prescrizione (che altrimenti si sarebbe compiuto al decimo anno dalla comunicazione della fattura) slitta a dieci anni dopo il ricevimento della predetta diffida. In questo modo, con l’invio della diffida, il creditore ha evitato che il proprio diritto si prescrivesse. Egli però, nei successivi dieci anni, dovrà di nuovo esercitare il diritto, o con una ennesima diffida o con una causa.

Si tenga conto che se la diffida interrompe la prescrizione e la fa ripartire da capo, l’avvio di un’azione giudiziale sospende la prescrizione per tutto il tempo in cui si svolge il processo civile. 

Naturalmente, affinché l’invio della diffida interruttiva dei termini di prescrizione possa essere sempre dimostrato è necessario che avvenga con mezzi che consentano la prova del ricevimento quale ad esempio una raccomandata, un fax o una Pec (posta elettronica certificata). Non è sufficiente un’email semplice, a meno che il ricevimento della stessa non venga contestato dal destinatario. 



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