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Diffamazione: quando spetta il risarcimento danni?

19 Marzo 2021 | Autore:
Diffamazione: quando spetta il risarcimento danni?

Le condizioni per ottenere il ristoro economico della lesione alla reputazione e i criteri per determinare l’importo da riconoscere alla vittima.

Le vittime di diffamazione possono subire un serio pregiudizio alla loro vita di relazione ed anche una lesione della salute. Ma alla condanna dell’autore del reato non sempre consegue il ristoro dei danni patiti: questo avviene perché la fase penale del processo è scissa dalle conseguenze civili del reato e allora occorre stabilire l’entità dei danni e quantificare il loro importo in un separato giudizio, se, come spesso accade, il giudice penale non ha provveduto al riguardo. Anche per questo motivo molte vittime di diffamazione preferiscono agire direttamente in sede civile, ma vi sono comunque diversi ostacoli da superare.

Ed allora quando spetta il risarcimento danni per diffamazione? La strada da compiere per il danneggiato è in salita, in quanto egli deve dimostrare le ripercussioni che ha avuto a causa della condotta diffamatoria che è stata giudicata illecita. Il risarcimento, insomma, non è mai automatico ma deve essere stabilito caso per caso, accertando in concreto i danni prodotti. Quanto più grave risulta la lesione della reputazione della vittima, tanto maggiore sarà l’importo riconosciuto come ristoro economico.

Danno da diffamazione: quando è risarcibile

La diffamazione è un reato che ha come conseguenza la lesione dell’altrui reputazione. Deve compiersi in assenza della vittima e in presenza di almeno due persone, anche non contemporanea o virtuale, come avviene su internet o attraverso i social e le chat di gruppo.

Per stabilire se c’è stata un’offesa alla reputazione della vittima è necessaria una sentenza di condanna dell’autore del reato che lo affermi. A questo punto sorge il presupposto di legge [1] per la risarcibilità del danno, compreso anche quello di natura non patrimoniale, in sede civile, se la pronuncia del giudice penale non ne ha stabilito l’ammontare.

Molti danneggiati però preferiscono agire contro il responsabile direttamente in una causa civile, evitando di sporgere la querela che instaurerebbe il procedimento penale, poiché qui è sufficiente dimostrare il fatto colposo compiuto dal diffamatore e non occorre riscontrare il dolo dell’autore necessario per configurare il reato, cioè la sua volontà di ledere la reputazione. Le due strade, quella civile e quella penale, sono alternative e spetta alla vittima decidere quale intraprendere.

Diffamazione: quali danni sono risarcibili

I danni arrecati alla reputazione sono tipicamente non patrimoniali; l’importo dipenderà dall’entità della lesione arrecata all’immagine e al decoro della persona, in tutte le sue manifestazioni e ripercussioni sulla vita. La liquidazione del danno è unitaria, cioè prescinde dai vari aspetti dell’immagine in base ai ruoli ricoperti e avviene, come ha affermato la Cassazione [2] «senza distinguere tra reputazione personale e reputazione professionale, non concepibili alla stregua di beni diversi e pertanto non suscettibili di diverse domande risarcitorie».

I danni risarcibili vengono valutati nelle loro componenti: possono esserci il danno biologico, cioè la lesione della salute fisica e psichica, il danno morale, cioè la sofferenza interiore, e il danno esistenziale consistente nel pregiudizio arrecato alla vita di relazione. In tutti i casi vi è un peggioramento delle condizioni di vita ma anche qui, nonostante le diverse sfaccettature, la valutazione viene compiuta in modo globale, pur tenendo conto delle singole componenti, poiché, come ha affermato in varie occasioni la Cassazione [3], «il danno alla salute in null’altro consiste che nella compromissione del compimento degli atti della vita quotidiana».

Diffamazione e danno: niente risarcimento se è passato troppo tempo

In un recente caso la Corte di Cassazione [4] ha negato il risarcimento alla vittima di una diffamazione compiuta a mezzo stampa perché la perizia medica di parte che documentava il danno biologico (consistente in ansia e depressione) non era stata tempestiva: era stata redatta solo tre anni dopo la pubblicazione dell’articolo. Così non era possibile stabilire se la patologia derivasse proprio dalla diffamazione subita oppure fosse dovuta ad altri fattori indipendenti. E infatti la testata giornalistica nella sua difesa aveva sottolineato che la vittima aveva subito una dolorosa separazione coniugale: ciò è bastato per ingenerare il dubbio nei giudici.

Danno da diffamazione: il nesso causale

Ogni danno deve essere provato non solo nella sua consistenza ed ammontare ma anche nella sua riconducibilità al fatto illecito: deve esserne conseguenza. Questo nesso causale è indispensabile per legare la diffamazione compiuta alle lesioni riportate nel corpo o nella psiche o ad altri pregiudizi in termini di onore, immagine e decoro della persona offesa.

Così non basta aver subito una diffamazione per essere risarciti: bisogna fornire la prova concreta dei danni patiti, attraverso, ad esempio, certificazioni mediche o perizie medico-legali che attestano le patologie insorte, e testimonianze di parenti, amici o colleghi di lavoro che dimostrano le sofferenze della vittima e la lesione della sua immagine. Il pregiudizio subito dal diffamato può essere dimostrato, nei casi conclamati, anche attraverso presunzioni, come la diffusione del contenuto diffamatorio nella cerchia di riferimento della vittima o nell’intera comunità sociale, se si tratta di diffamazione avvenuta a mezzo stampa e se il diffamato riveste una posizione di spicco ed è particolarmente noto al pubblico.

Risarcimento per diffamazione: a quanto ammonta

Quanto all’ammontare dei danni risarcibili non esistono soglie prestabilite: per le diffamazioni ritenute di conseguenze modeste il giudice concede un risarcimento basso, anche al di sotto dei 5mila euro; per quelle di entità massima, come le diffamazioni a mezzo stampa che riguardano personaggi noti e si sono propagate nel pubblico, la somma può oltrepassare facilmente i 100mila euro.

Dunque per stabilire il concreto importo contano molto alcuni fattori, come la notorietà del diffamato, la gravità dell’offesa alla reputazione e il conseguente pregiudizio arrecato nella vita privata e nelle attività lavorative e sociali, la diffusione della notizia e, nei casi di diffamazione a mezzo stampa, la sua risonanza mediatica. Per approfondire leggi anche l’articolo “A quanto ammonta il risarcimento per diffamazione?“.


note

[1] Art. 185 Cod. pen. e art. 2059 Cod. civ.

[2] Cass. sent. n. 18174 del 25.08.2014.

[3] Cass. ord. n. 5865/21 del 04.03.2021; Cass. Sez. Un. sent. n. 26972 del 11.11.2008.

[4] Cass. ord. n. 7426/21 del 17.03.2021.

Autore immagine: canva.com/


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