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Aggressione del cane: chi è responsabile?

21 Marzo 2021 | Autore:
Aggressione del cane: chi è responsabile?

Responsabilità civile e penale dei danni e delle lesioni provocate da animali, sia domestici che randagi: cosa dice la Corte di Cassazione?

Avere un animale domestico comporta diverse responsabilità, non solo nei confronti dell’animale stesso ma anche nei riguardi delle altre persone che potrebbero avere problemi. Si pensi ai vicini disturbati dal continuo abbaiare dei cani, oppure ai condòmini che si lamentano del gatto che sporca sui tappeti. Accanto alle responsabilità più tipicamente civili si pongono quelle di natura penale. Un animale, infatti, potrebbe causare danni ad altre persone: si va dal classico abbaiare notturno (che può integrare il reato di disturbo del riposo) sino alle aggressioni vere e proprie. Si pensi al cane di grossa taglia privo di museruola e di guinzaglio che si avventi contro un altro animale oppure contro una persona. Nell’ipotesi di aggressione del cane, chi è responsabile?

La risposta a questo quesito potrebbe sembrare sin troppo banale: delle conseguenze del proprio animale domestico risponde il proprietario. Ciò non è sempre vero. Come ha ricordato una recente sentenza della Corte di Cassazione, la responsabilità penale delle lesioni conseguenti all’aggressione di un cane sono attribuibili al soggetto che, in concreto, ne aveva la custodia quando il fatto è avvenuto. Sarebbe infatti ingiusto attribuire la responsabilità solamente in base alla formale titolarità dell’animale.

D’altronde, questo criterio si adotta anche nel settore civile: secondo la legge, è responsabile dei danni provocati dagli animali il proprietario oppure chi se ne serviva materialmente al momento dell’evento. Se l’argomento ti interessa, prosegui nella lettura: vedremo insieme chi è la persona responsabile nel caso di aggressione da parte di animali.

Danno provocato da animali: chi risarcisce?

Iniziamo ad affrontare il problema dell’aggressione del cane partendo dalla responsabilità civile. Chi risarcisce i danni nel caso in cui il proprio animale si avventi su altre persone? Secondo il Codice civile [1], il proprietario di un animale o chi se ne serve per il tempo in cui lo ha in uso, è responsabile dei danni cagionati dall’animale, sia che fosse sotto la sua custodia, sia che fosse smarrito o fuggito, salvo che provi il caso fortuito.

In pratica, la legge dice che:

  • del danno prodotto dall’animale risponde il proprietario o comunque colui che ne aveva la custodia nel momento in cui è avvenuto il fatto;
  • la responsabilità non è esclusa se l’animale ha causato il pregiudizio dopo essere fuggito o, comunque, essersi sottratto alla custodia, a meno che non si dimostri il caso fortuito, cioè un evento eccezionale e imprevedibile (come, ad esempio, una tromba d’aria che ha divelto la recinzione in cui si trovava rinchiuso il quadrupede) che ha impedito di controllare l’animale.

Randagismo: chi risarcisce i danni?

Veniamo ora al fenomeno del randagismo. Come funziona il risarcimento danni da animali randagi?

Com’è probabilmente noto, all’Asl spetta la prevenzione del randagismo e il controllo delle popolazioni canina e felina, così come prevista dalla legge statale [2] e dalle singole leggi regionali.

L’Asl veterinaria è sì deputata a combattere il fenomeno del randagismo, ma in tale compito è coadiuvata dai singoli enti territoriali, in primis dai Comuni, ai quali spetta l’obbligo di segnalare all’Asl veterinaria competente la presenza di animali randagi.

Il Comune, inoltre, è tenuto a porre in essere tutte le misure idonee a scongiurare pericoli da parte di animali randagi: l’ente territoriale deve ad esempio provvedere alla recinzione delle strade per evitarne l’invasione da parte di animali (ove la competenza non spetti ad altro ente territoriale oppure all’ente privato gestore della strada) e occuparsi, altresì, di porre in essere ogni altra misura idonea a prevenire e combattere il randagismo.

In sintesi, in caso di danni causati da animali randagi, chi è tenuto a pagare il risarcimento? L’Asl, il Comune oppure entrambi? Non c’è una risposta univoca, in quanto dipende dalla ripartizioni di competenze previste dalla legge regionali.

La Corte di Cassazione ha stabilito che la legge regionale [3] stabilisce che la responsabilità in materia di prevenzione del randagismo spetta nei rispettivi ambiti di competenza alla Regione, ai Comuni e alle Asl [4].

Secondo la Suprema Corte, questo richiamo di responsabilità fa risultare come evidente che i compiti di prevenzione e controllo dei cani vaganti spettano anche ai Comuni, tenuti anch’essi, insieme agli altri soggetti pubblici indicati dalla legge, ad adottare concrete iniziative e assumere provvedimenti volti ad evitare che animali randagi possano arrecare danno alle persone nel territorio di competenza.

In sintesi, dunque, anche se l’accalappiamento dei cani spetta concretamente alle Asl, i Comuni sono comunque responsabili di ciò che accade sul proprio territorio.

Aggressione cane: quando è reato?

L’aggressione del cane o di qualsiasi altro animale è fonte anche di responsabilità penale. In particolare, l’ipotesi di reato prospettabile è quella di lesioni personali.

In teoria, l’aggressione di un animale, se ha esito mortale, può far sorgere anche una responsabilità per omicidio colposo. Si tratta, tuttavia, di ipotesi rare.

Se l’animale, lasciato improvvidamente incustodito, dovesse aggredire qualcuno, allora il padrone, o anche semplicemente colui al quale era stato affidato in custodia, può rispondere del reato di lesioni personali colpose.

Secondo la legge, chiunque cagiona ad altri per colpa una lesione personale è punito con la reclusione fino a tre mesi o con la multa fino a 309 euro. Se la lesione è grave, la pena è della reclusione da uno a sei mesi o della multa da 123 a 619 euro; se è gravissima, la pena è della reclusione da tre mesi a due anni o della multa da 309 a 1.239 euro [5].

Ora, sebbene la lesione sia provocata da un animale e non da una persona, la legge ritiene che la responsabilità debba comunque ricadere su colui che era tenuto a vigilare e custodire l’animale, in quanto è questo comportamento omissivo ad essere la causa primaria del danno arrecato alla vittima. La lesione personale è colposa (e non dolosa) perché non voluta, ma causata dalla negligenza o dall’imprudenza del padrone.

Se, invece, la lesione dovesse derivare dalla precisa volontà del padrone o del custode dell’animale di adoperare lo stesso come arma nei confronti della vittima, allora si integrerebbe a tutti gli effetti il reato più grave di lesioni personali dolose, punito, nei casi più gravi, con la reclusione fino a dodici anni (si pensi all’aggressione di un cane feroce dalla quale derivi la perdita di un senso o di un arto, oppure lo sfregio del viso) [6].

In questa ipotesi, l’animale non è altro che uno strumento qualsiasi utilizzato dal padrone per ferire un’altra persona, non diversamente da un bastone, una pistola, ecc.

Aggressione cane: chi è responsabile penalmente?

Secondo una recente sentenza della Suprema Corte [7], risponde dell’aggressione del cane privo di museruola e guinzaglio la persona che, concretamente, si è resa colpevole di scarsa prudenza nella custodia dell’animale.

Nel caso di specie, la compagna del proprietario di un pitbull aveva aperto la portiera della vettura, consentendo all’aggressivo quadrupede di scendere e raggiungere la strada senza prima dotarlo di museruola e guinzaglio. Giunto qui, il cane aveva aggredito un uomo a passeggio col proprio cane, causando perfino la morte di quest’ultimo.

Per la Corte di Cassazione non ci sono dubbi sulla responsabilità penale della donna, rea di non avere adeguatamente provveduto alla custodia dell’animale e di avere così provocato indirettamente le lesioni riportate dall’uomo.

E, infatti, anche se il cane era del compagno della donna, era stata lei, con il proprio comportamento imprudente e negligente, a favorire l’aggressione dell’animale, visto che lo ha lasciato uscire dall’auto senza guinzaglio né museruola.

Peraltro, la condotta della donna è risultata ancora più grave in relazione della consapevolezza che ella aveva dell’aggressività del cane, già resosi protagonista di altre aggressioni, anche nei confronti del proprietario stesso.


note

[1] Art. 2052 cod. civ.

[2] L. n. 281/91.

[3] Legge regione Campania n. 16/2001.

[4] Cass., sent.  n. 17528 del 23 agosto 2011.

[5] Art. 590 cod. pen.

[6] Art. 583 cod. pen.

[7] Cass., sent. n. 10192 del 17 marzo 2021.

Autore immagine: pixabay.com


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2 Commenti

  1. Buongiorno,
    ho una domanda la cui risposta per lei sarà molto facile:

    in caso di aggressione fisica, o anche solo tentata (avvicinamento con minacce verbali o con oggetto contundente ben brandito in una o ambo le mani) da parte di una persona verso un proprietario di un cane, l’animale può essere usato come difesa per legittima difesa?

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