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Riserva dei posti per ex volontari delle FF.AA. e concorsi interni

10 Aprile 2021
Riserva dei posti per ex volontari delle FF.AA. e concorsi interni

Sono un ex volontario dell’Esercito congedato senza demerito. Sono stato assunto presso un’amministrazione pubblica beneficiando della riserva di posti destinata agli ex volontari delle FF.AA.. A distanza di anni, l’Amministrazione bandisce un concorso interno per progressione di categoria. Nel bando, non vi è alcuna riserva per gli ex volontari delle FF.AA.. La riserva di posti destinata agli ex volontari delle FF.AA. va applicata anche in caso di concorsi interni nelle pubbliche amministrazioni?

Il tema delle progressioni interne e dei relativi concorsi interni per potervi accedere è particolarmente delicato, in quanto non vi è una norma che disciplini specificamente il diritto a riserva dei posti per gli ex volontari delle FF.AA. nelle procedure selettive interne, occupandosi invece tutta la normativa di riferimento, almeno ad una prima lettura, delle procedure di reclutamento generalmente intese.

Da un’interpretazione letterale delle norme di settore [1] parrebbe che la riserva dei posti sia prevista solo nell’ambito delle procedure selettive d’accesso alle carriere iniziali e per le assunzioni ex novo per qualifiche non dirigenziali.

Dunque, se da un lato il dato normativo lascia poco spazio ad altre interpretazioni, lo studio della disciplina generale in materia di reclutamento del personale della P.A., può portare a conclusioni opposte, o quantomeno diverse e più favorevoli.

In altre parole, il passaggio di pubblici dipendenti ad una fascia funzionale superiore è stato ritenuto dalla Corte Costituzionale [2], al pari dell’assunzione dall’esterno di nuovi dipendenti pubblici, soggetto all’obbligo costituzionale del concorso sancito dall’art. 97 Cost..

Tale costante indirizzo interpretativo della Corte Costituzionale, unito alla sottrazione alla disciplina collettiva della materia relativa ai procedimenti di selezione per l’accesso al lavoro e di avviamento al lavoro, fanno propendere per la sottrazione alla disciplina collettiva medesima sia dei procedimenti selettivi o concorsuali per l’accesso dall’esterno, sia di quelli interni per il passaggio da un’area o categoria inferiore a quella superiore, equiparando dunque le due modalità di accesso al pubblico impiego (come nuova assunzione e dall’interno)

Ciò viene confermato anche dalle Sezioni Unite Civili della Corte di Cassazione [3], la quale sancisce che le procedure disciplinate dai contratti collettivi nazionali di lavoro per il passaggio da un’area/categoria inferiore a quella superiore (c.d. progressioni verticali), sono procedure concorsuali per l’accesso ad un nuovo posto di lavoro e dunque rientrano dunque tra i procedimenti di selezione per l’accesso al lavoro.

In altre parole, ogni procedura che consenta l’accesso ad un nuovo posto di lavoro – dall’esterno ovvero dall’interno, a mezzo di selezione o procedura interna per il passaggio di area/categoria, corrispondente a funzioni più elevate – costituisce comunque un procedimento di selezione “per l’accesso al lavoro”, soggetto alla regola del pubblico concorso.

Sulla materia delle progressioni di carriera dei pubblici dipendenti sono inoltre intervenuti gli artt. 24 e 62 del D.Lgs. 27.10.2009, n. 150, che hanno disposto che le amministrazioni pubbliche, a decorrere dall’1.1.2010, coprono i posti disponibili nella dotazione organica attraverso concorsi pubblici, con riserva non superiore al cinquanta per cento a favore del personale interno e che le progressioni fra le aree avvengono tramite concorso pubblico, ferma restando la possibilità per l’amministrazione di destinare al personale interno, in possesso dei titoli di studio richiesti per l’accesso dall’esterno, una riserva di posti comunque non superiore al 50 per cento di quelli messi a concorso: pertanto, a decorrere dall’1.1.2010, la progressione di carriera (cioè, la progressione di area/categoria) dei dipendenti pubblici può avvenire solo tramite concorsi pubblici, con esclusione di procedimenti interni (progressioni verticali o selezioni o concorsi interni), ferma restando, nella materia del reclutamento e progressione in carriera dei dipendenti pubblici, la riserva di legge e/o a fonti normative secondarie in tal senso autorizzate (ad esempio Leggi Regionali o assunzione obbligatoria di soggetti appartenenti alle c.d. “categorie protette”).

Sulla base di quanto sopra considerato e del panorama normativo in materia di progressioni verticali, se è vero che la progressione di livello deve essere equiparata ad una nuova assunzione e che, per tale ragione, le relative assunzioni (salvo poche eccezioni) devono avvenire mediante pubblico concorso, il relativo bando dovrebbe prevedere la riserva dei posti dedicata agli ex volontari delle FF.AA. nella misura del 30%.

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv. Valentina Azzini


note

[1] Art. 1014, D.Lgs. 66/2010

[2] Corte Costituzionale, sentenza n. 81 del 03.03.2006

[3] Corte di Cassazione, Sezioni Unite, sentenza n. 15403 del 15.10.2003


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