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Caduta dislivello ascensore: Cassazione

21 Marzo 2021
Caduta dislivello ascensore: Cassazione

Risarcimento danni: quando la responsabilità è del condominio e quando è invece integrato il caso fortuito per il comportamento imprudente del danneggiato?

Caduta dislivello ascensore: quando è colpa del danneggiato

La condotta della vittima del danno causato da una cosa in custodia può integrare un “caso fortuito”, ed escludere integralmente la responsabilità del custode ai sensi dell’articolo 2051 del Codice civile, quando abbia due caratteristiche: sia stata colposa, e non fosse prevedibile da parte del custode.

(Fattispecie relativa a caduta dovuta alla presenza di un dislivello tra la cabina dell’ascensore e il pavimento del piano di arresto. Sulla scorta del suddetto principio, la S.C. ha cassato con rinvio la pronuncia della corte di appello la quale aveva ritenuto sussistere un’ipotesi di caso fortuito prendendo in esame unicamente la condotta della vittima, giudicata come negligente, senza esaminare se la stessa potesse ritenersi imprevedibile, eccezionale o anomala da parte del custode).

Cassazione civile sez. III, 31/10/2017, n.25837

Dimostrazione, da parte del condominio, della prova del caso fortuito

Posto che la responsabilità del custode è esclusa quando costui dimostri il caso fortuito, inteso come evento che non poteva essere in alcun modo previsto o, se prevedibile, non poteva essere in alcun modo evitato, perché la condotta della vittima possa escludere del tutto la responsabilità del custode, incombe su quest’ultimo non solo la dimostrazione dello stesso comportamento colposo della vittima, ma altresì la prova della sua imprevedibilità ed inevitabilità, ovvero la dimostrazione che tale condotta sia stata eccezionale, inconsueta, mai avvenuta prima e inattesa da parte di una persona sensata (nella specie, danni da caduta cagionati dal dislivello fra il pavimento della cabina dell’ascensore e quello del piano di arresto).

Cassazione civile sez. III, 31/10/2017, n.25837

Responsabilità per cose in custodia ed integrazione del caso fortuito

Ai sensi dell’art. 2051 c.c., allorché venga accertato, anche in relazione alla mancanza di intrinseca pericolosità della cosa oggetto di custodia, che la situazione di possibile pericolo, comunque ingeneratasi, sarebbe stata superabile mediante l’adozione di un comportamento ordinariamente cauto da parte dello stesso danneggiato, deve escludersi che il danno sia stato cagionato dalla cosa, ridotta al rango di mera occasione dell’evento, e ritenersi, per contro, integrato il caso fortuito.

(Nella specie, la S.C. ha ritenuto che il sinistro subito dalla ricorrente, rovinosamente caduta uscendo da un ascensore che si era arrestato con un dislivello di circa 20 centimetri rispetto al piano, fosse causalmente attribuibile alla disattenzione della stessa ricorrente, in considerazione delle condizioni di illuminazione e della presenza di una doppia porta di apertura dell’ascensore, circostanze che avrebbero reso superabile il pericolo creato dal detto dislivello tenendo un comportamento ordinariamente cauto).

Cassazione civile sez. III, 22/06/2016, n.12895

Costituisce massima di comune esperienza che tra il piano di calpestio di un edificio e quello di una cabina di un impianto ascensore possano non di rado formarsi dislivelli. Pacifico il fatto, in carenza di particolari deduzioni circa un’apprezzabile anomalia del “dinamismo” della “cosa” che si assume causativo del danno, non può ritenersi la seppur oggettiva responsabilità ex art. 2051 c.c. del custode.

Sul piano della causalità il fatto ha le caratteristiche dell’infortunio avvenuto per l’esclusiva e quindi assorbente colpa dell’attrice, negligentemente e imprudentemente distratta nel momento di effettuare il passo di entrata nella cabina dell’ascensore, di inciampare nel – come si è detto – non infrequente dislivello (che, in assenza di deduzioni riguardo a esso, non può ritenersi anomalo), presente fra la cabina dell’ascensore e il piano. In ogni caso, in assenza di allegazioni e prova di precedenti segnalazioni, fatte pervenire al proprietario e al manutentore, di anomalie del funzionamento dell’ascensore, o della ingiustificata lontananza nel tempo dell’ultimo precedente controllo/intervento manutentivo effettuato, non sono ravvisabili a carico ne dell’uno ne dell’altro elementi di colpa.

Tribunale Milano, 26/11/2005

Violazione delle norme per la prevenzione degli infortuni sul lavoro

Ai fini dell’applicazione della norma dettata dall’art. 590 c.p. in relazione ad infortuni occorsi sul luogo di lavoro, è sufficiente che sussista tra la violazione e l’evento dannoso un legame causale, il quale ricorre tutte le volte che il fatto sia ricollegabile alla inosservanza delle norme stesse secondo i principi dettati dagli artt. 40 e 41 c.p. In tale evenienza, quindi, dovrà ravvisarsi l’aggravante di cui all’art. 590, comma 3, c.p. nonché il requisito della perseguibilità d’ufficio per lesioni gravi e gravissime ex art. 590 u.c., anche nel caso di soggetto passivo estraneo all’attività ed all’ambiente di lavoro, purché la presenza di tale soggetto nel luogo e nel momento dell’infortunio non abbia tali caratteri di anormalità, atipicità ed eccezionalità da far ritenere interrotto il nesso eziologico tra l’evento e la condotta inosservante.

(Fattispecie relativa alla riconosciuta responsabilità penale in capo al rappresentate legale di una società amministratrice di un immobile per non aver segnalato e comunque disposto la segnalazione della presenza sul pianerottolo del primo piano, nelle immediate dell’ascensore, di un dislivello del pavimento di circa 8 cm. costituente ingombro con pericolo di caduta di persone, che aveva cagionato alla vittima lesioni personali gravi e ciò in quanto, mentre la stessa stava uscendo dall’ascensore per recarsi presso il proprio ufficio, non avvedendosi del dislivello, inciampava a causa dello stesso e cadeva in terra).

Cassazione penale sez. IV, 19/03/2013, n.42647

Responsabilità condominio o ditta di manutenzione ascensore?

Nel caso di sinistro avvenuto ad un utente per essere inciampato nell’uscita dall’ascensore per il dislivello di 10-15 cm. createsi nella cabina fermatasi al di sotto del livello del piano di calpestio esterno del piano, deve essere dichiarata la responsabilità del proprietario dello stabile in cui il sinistro si è verificato. Non può infatti ritenersi che tale responsabilità venga meno per il solo fatto dell’avvenuta stipulazione di un contratto di appalto del servizio di manutenzione dell’impianto. Va infatti ricordato che nel caso di appalto del servizio di manutenzione, continuativa o periodica, di cose, macchine o impianti, non si verifica il passaggio dei poteri di custodia e degli oneri di vigilanza e della connessa responsabilità presunta ex art. 2051 c.c. a carico dell’appaltatore.

Se infatti l’impianto continua a restare nella sfera di disponibilità del proprietario dell’edificio che ne conserva con carattere di continuità l’uso e il godimento, costui è conseguentemente destinatario degli oneri di custodia e di vigilanza con l’inerente responsabilità presunta.

Neppure può essere accolta la domanda di manleva svolta dal proprietario nei confronti della ditta appaltatrice dei lavori di manutenzione dell’impianto di elevazione fondata sull’esistenza di contratto di manutenzione dell’ascensore e sulla corretta esecuzione dell’obbligazione di manutenzione così assunta avendo tale soggetto – sul quale per giurisprudenza maggioritaria incombeva l’onere probatorio ex art. 1218 c.c. dell’adempimento esatto dell’obbligazione di manutenzione – fornito idoneo riscontro sia in ordine all’effettuazione sull’impianto di tutti i controlli periodici normativamente previsti, sia di essersi tempestivamente recato in seguito a chiamata presso l’impianto nei giorni successivi al sinistro per le verifiche del caso. Essendo quindi pienamente suffragato l’assunto dell’esatto adempimento della prestazione contrattuale, la domanda di garanzia svolta nei suoi confronti deve essere rigettata.

Tribunale Milano sez. X, 13/01/2009, n.415



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