Diritto e Fisco | Articoli

Covid-19: Cigd, invalidità, malattia e licenziamento

10 Aprile 2021
Covid-19: Cigd, invalidità, malattia e licenziamento

Lavoro presso un’agenzia di assicurazione con contratto a tempo indeterminato. Raggiungo la sede di lavoro utilizzando diversi mezzi pubblici ogni giorno. Il medico legale del lavoro, dopo la visita medica eseguita all’Asl, mi ha rilasciato il certificato come soggetto “fragile” e sono stata messa in Cigd fino al 31/03/2021. L’azienda poteva farlo? Ho proposto al mio datore di lavoro di continuare a lavorare in smart working, ma mi è stato negato, anzi l’azienda parla di licenziamento per necessità di ridurre il personale. Mi mancano circa due anni per andare in pensione e sono invalida al 60%. Posso essere licenziata? Posso trasformare la cassa integrazione in malattia?

Le questioni da poste sono molteplici, pertanto, per maggiore chiarezza espositiva, si seguirà il medesimo ordine da prospettato nel quesito.

Si chiede innanzitutto se il datore di lavoro può mettere un dipendente “fragile” in Cigd.

La risposta è affermativa. Posto infatti che il lavoratore, da un lato, è affetto da diverse patologie, è stato qualificato dal medico del lavoro come soggetto “fragile” e deve prendere vari mezzi pubblici per raggiungere la sede di lavoro e che, dall’altro lato, gli accessi del pubblico presso la sede aziendale, in ragione dell’emergenza sanitaria in atto, saranno presumibilmente ridotti e consentiti solo previo appuntamento, la scelta datoriale di collocare il lavoratore in Cigd può ritenersi giustificata.

La giustificazione alla collocazione in Cigd può essere ravvisata sia nella volontà di salvaguardare la salute del dipendente, obbligo che l’art. 2087 c.c. pone in capo al datore di lavoro, sia nella necessità tutelata dall’art. 471 Cost. di contenere i costi aziendali, potendo evidentemente l’azienda gestire il pubblico con meno personale in loco e non avendo una mole di lavoro tale da consentire al dipendente di svolgere le mansioni, nemmeno con orario ridotto, in smart working.

Oltre a ciò, si chiede se il datore di lavoro può licenziare un dipendente in periodo di pandemia.

Con riferimento ai licenziamenti, i commi da 309 a 311 della Legge di bilancio, estendono fino al 31 marzo 2021 il divieto di procedere a licenziamenti individuali per giustificato motivo oggettivo e a quelli collettivi per motivi economici, con sospensione delle procedure in corso.

Di conseguenza, fino al 31 marzo 2021, o alla data dell’ulteriore proroga al divieto già paventata dal nuovo Governo, non sarà possibile procedere ad alcun licenziamento per motivi economici (il c.d. licenziamento per giustificato motivo oggettivo).

Inoltre, il licenziamento potrà legittimamente essere intimato solo dopo aver prospettato per iscritto al lavoratore altre possibilità di ricollocazione all’interno della compagnia assicuratrice intesa nella sua totalità, quindi non solo presso la sede presso cui attualmente il medesimo è addetto, ma su tutto il territorio italiano, oppure una riduzione dell’orario di lavoro. Questo perché il datore di lavoro, prima di procedere al licenziamento per motivi economici deve assolvere al c.d. “obbligo di repechage”, ossia all’obbligo di ricollocazione del lavoratore all’interno dell’azienda e, solo dopo aver accertato di non poter altrimenti impiegarlo, potrà legittimamente recedere dal rapporto di lavoro, quale estrema e unica soluzione.

Il fatto che, nel caso di specie il dipendente sia invalido o abbia un’anzianità di servizio maggiore rispetto agli altri colleghi purtroppo non conta ai fini della scelta o possibilità datoriale di procedere con il licenziamento.

In caso di licenziamento, per poter “coprire” gli anni che mancano per accedere alla pensione, il lavoratore licenziato potrà accedere alla NASpI, un’indennità mensile di disoccupazione pagata dall’Inps, avente la funzione di fornire una tutela di sostegno al reddito ai lavoratori con rapporto di lavoro subordinato, che abbiano perduto involontariamente la propria occupazione e che presentino congiuntamente i seguenti requisiti:

  • siano in stato di disoccupazione;
  • possano far valere, nei quattro anni precedenti l’inizio del periodo di disoccupazione, almeno tredici settimane di contribuzione contro la disoccupazione;
  • possano far valere trenta giornate di lavoro effettivo, a prescindere dal minimale contributivo, nei dodici mesi che precedono l’inizio del periodo di disoccupazione.

Con l’accesso alla NASpI si potrebbe dunque ricevere un sussidio economico e contributivo che, in base all’anzianità di servizio e contributiva maturata, copra in tutto o in parte il periodo necessario per conseguire i requisiti per poter accedere alla pensione.

Evidenzio altresì che, in occasione del licenziamento, si potrebbe tentare di concordare con l’azienda il pagamento di un incentivo all’esodo, che aiuti anch’esso a coprire economicamente (ma non dal punto di vista contributivo) il periodo di disoccupazione in attesa di pensionamento. L’azienda non è tenuta ad alcun pagamento, salvo il licenziamento possa considerarsi in qualche modo viziato, o comunque ci sia una libera volontà aziendale di “andare incontro” alle esigenze del dipendente e “liberarsi” velocemente della sua figura professionale.

Infine, circa la possibilità di mettersi in malattia, una volta terminato il periodo di Cigd, osservo quanto segue.

Per potersi mettere in malattia e sostituire il trattamento di integrazione salariale con il trattamento di malattia, si dovrà attendere la cessazione della Cigd. Ciò in quanto la Cigd prevale sulla malattia e dunque, se il dipendente mettesse in malattia durante il periodo in cui beneficia della Cigd, il trattamento economico a costui riservato non verrebbe modificato e rimarrebbe quello previsto per la Cigd.

Inoltre, il fatto di essere in malattia non impedisce al datore di lavoro di procedere con il licenziamento per giustificato motivo oggettivo, purchè il recesso non sia motivato dalla malattia medesima o dalla prolungata assenza del lavoratore.

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv. Valentina Azzini



Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non hanno ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema (max 1000 caratteri). Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA

Canale video Questa è La Legge

Segui il nostro direttore su Youtube