Cronaca | News

Sciopero Amazon: a rischio migliaia di consegne

19 Marzo 2021
Sciopero Amazon: a rischio migliaia di consegne

Per tutta la giornata del 22 marzo, i pacchi ordinati dagli utenti resteranno nei depositi. La protesta dei dipendenti ferma il gigante di Bezos.

I lavoratori della logistica e del trasporto incrociano le braccia, fermando per la prima volta in Italia il cuore pulsante di Amazon. Lunedì 22 marzo, per ventiquattr’ore, la filiera della distribuzione del gigante dell’e-commerce interromperà l’attività.

È lo sciopero annunciato nei giorni scorsi dai sindacati, in segno di protesta per «l’indisponibilità dell’associazione datoriale ad affrontare positivamente le tematiche poste dal sindacato». Così le sigle Filt Cgil, Fit Cisl e Uiltrasporti hanno motivato l’iniziativa.

Si tratta del primo sciopero nazionale di 24 ore dei lavoratori Amazon in Italia; arriverà a coinvolgere qualcosa come quarantamila persone, tra driver, magazzinieri e operai, bloccando temporaneamente le consegne dei pacchi in tutto il Paese.

Un fuoriprogramma, soprattutto per i clienti Amazon Prime, abituati a ricevere la merce in ventiquattr’ore. Ma è proprio su questo che i lavoratori fanno leva: vogliono dimostrare che, senza di loro, il gigante dell’e-commerce ha i piedi d’argilla.

Alla mobilitazione parteciperanno i dipendenti Amazon (9500 addetti all’incirca) ma anche la forza lavoro indiretta, in subappalto (sulle trentamila persone).

I sindacati chiedevano un confronto aperto sull’analisi dei ritmi e dei carichi di lavoro, il corretto inquadramento del personale, l’orario degli autisti, ma anche una particolare indennità Covid, dato che l’attività lavorativa in presenza non si è mai fermata. Anzi.

Amazon non solo non ha mai «chiuso i battenti» durante l’emergenza sanitaria, ma ha grandemente beneficiato della quotidianità stravolta dalla pandemia: ricavi lievitati del 197%, nel 2020, in coincidenza con l’arrivo del Coronavirus. Il patron della piattaforma, Jeff Bezos, ha visto il suo patrimonio crescere esponenzialmente, passando da 113 a 192 miliardi di dollari tra marzo e ottobre 2020.

Il tutto, per effetto di restrizioni, zone rosse e lockdown che hanno fatto abbassare le saracinesche dei negozi al dettaglio, contribuendo ad alimentare l’abitudine già in partenza rodata allo shopping online.

Ai guadagni iperbolici non sono seguiti miglioramenti nelle condizioni dei lavoratori, che «sono stremati, non ce fanno più – ha detto Michele De Rose, segretario nazionale della Filt Cgil, ad Adnkronos/Labitalia -. Amazon non risponde alla richiesta di confronto. I driver, cioè coloro che consegnano materialmente i pacchi, arrivano a fare anche 44 ore di lavoro settimanale, e molto spesso per tutto il mese, inseguendo le indicazioni di un algoritmo che non conosce né le norme di conciliazione dei tempi di vita-lavoro né tantomeno i tempi del traffico delle nostre città».

Di contro, il colosso dell’e-commerce ha replicato che gli incontri con le organizzazioni sindacali per discutere di tutte queste tematiche ci sono stati.

Per tutta la giornata di lunedì, dunque, le consegne ai clienti italiani si fermeranno per la prima volta: i pacchi rimarranno negli hub, in attesa che l’attività riparta dal giorno successivo.



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