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Riconoscimento livello superiore e collocamento in disponibilità

10 Aprile 2021
Riconoscimento livello superiore e collocamento in disponibilità

Assunto presso una PA, in cui ho svolto le mansioni riconducibili al mio inquadramento contrattuale solo per alcuni mesi, sono stato poi trasferito ad un altro settore per ricoprire un incarico diverso e superiore. Ho chiesto inutilmente il trasferimento presso un’altra sede per poter svolgere le mansioni per cui ero stato assunto. È possibile “costringere” l’amministrazione ad assegnarmi le mansioni contrattualmente previste, oppure essere collocato in disponibilità per svolgere il mio incarico presso un altro Ente?

Data la complessa vicenda ritengo opportuno valutare il quesito sotto un duplice aspetto: se sia possibile chiedere il riconoscimento giuridico ed economico delle superiori mansioni svolte; se sia possibile essere collocato in disponibilità presso altro Ente per lo svolgimento di mansioni proprie della figura professionale contrattualmente pattuita.

Con riferimento alla prima questione, l’art. 2103 c.c. sancisce che il lavoratore deve essere adibito alle mansioni per le quali è stato assunto. Egli può essere adibito altresì allo svolgimento di mansioni superiori, ma per un periodo limitato di tempo (generalmente sei mesi, o per il diverso periodo stabilito nella sua durata massima dalla contrattazione collettiva), diversamente acquisendo il diritto ad essere inquadrato nel superiore corrispondente livello contrattuale ed al pagamento delle differenze retributive conseguentemente maturate.

Il diritto al riconoscimento della superiore qualifica ed al pagamento delle relative differenze retributive deve essere rivendicato dal lavoratore entro ben precisi limiti temporali, altrimenti si prescrive e non si può più fare nulla.

In particolare, il diritto al riconoscimento della qualifica superiore si prescrive in 10 anni, mentre il diritto al pagamento delle differenze retributive in 5 anni. Entrambi i termini decorrono dal giorno in cui il lavoratore ha iniziato per la prima volta a svolgere in modo esclusivo o comunque prevalente incarichi riconducibili al superiore livello d’inquadramento.

Per capire se le mansioni svolte rientrano o meno nel proprio livello di inquadramento è necessario confrontarle con le descrizioni e le esemplificazioni contenute nella declaratoria contrattuale contenuta nel Ccnl applicato al rapporto.

Conseguentemente, se il dipendente ha svolto in via esclusiva, o comunque prevalente, mansioni riconducibili alla superiore categoria professionale, potrà chiedere l’attribuzione del superiore livello di inquadramento ed il pagamento delle conseguenti differenze retributive maturate negli ultimi cinque anni.

Con riferimento, invece, alla possibilità di chiedere di essere collocato in disponibilità per prestare servizio in un Ente che necessiti della figura lavorativa specifica, osservo quanto segue.

Ai sensi degli artt. 33 e ss. del d.lgs. n.165/2001 e leggi successive è collocato in disponibilità il lavoratore che non sia possibile impiegare nell’ambito della stessa amministrazione e che non possa essere ricollocato presso altre amministrazioni nell’ambito regionale, ovvero che non prende servizio presso la nuova amministrazione di destinazione. Dalla data di collocamento in disponibilità il rapporto di lavoro è sospeso e il lavoratore ha diritto a un’indennità pari all’80 per cento dello stipendio, per la durata massima di ventiquattro mesi. I periodi di godimento dell’indennità sono riconosciuti ai fini della determinazione dei requisiti di accesso alla pensione e della misura della stessa; infine è  riconosciuto anche il diritto all’assegno per il nucleo familiare se spettante.

In pratica, la messa in disponibilità viene decisa dalle Amministrazioni per far fronte ad esubero di personale, quando non sia possibile collocare il dipendente presso alcuna posizione all’interno della Regione.

Simile per certi aspetti alla messa in disponibilità è la mobilità, uno strumento utilizzato per spostare o trasferire personale da un Ente ad un altro (o meglio da un’amministrazione ad un’altra amministrazione).

La normativa che disciplina la mobilità pubblica è il D.Lgs. 30 marzo 2001, n. 165, e sue successive modifiche, il cui art. 30, comma 1, stabilisce che le Amministrazioni possono ricoprire posti vacanti in organico mediante passaggio diretto di dipendenti appartenenti alla stessa qualifica in servizio presso altre amministrazioni, che facciano domanda di trasferimento.

La mobilità può essere:

  1. volontaria, ovvero su istanza del lavoratore stesso;
  2. obbligatoria, cioè imposta per soprannumero o eccedenza di personale.

Con la mobilità volontaria un dipendente pubblico può decidere di sua spontanea volontà di essere trasferito presso un’altra Amministrazione pubblica, presentando regolare richiesta di mobilità, oppure partecipando ad un eventuale concorso pubblico indetto dall’Amministrazione che gli interessa.

Il “trasferimento” viene disposto dall’Amministrazione che riceve il lavoratore, previa nulla-osta dell’Amministrazione di provenienza.

La mobilità volontaria può avvenire tra Amministrazioni dello stesso comparto o tra Amministrazioni di comparti diversi (intercompartimentale) ed il lavoratore mantiene la stessa qualifica, ma non necessariamente lo stesso ruolo professionale.

L’istituto della mobilità, pertanto, da una parte implica la possibilità per il lavoratore di cambiare la propria attività lavorativa mantenendo invariata la posizione giuridica che gli è propria, dall’altra consente alle Amministrazioni interessate di risolvere celermente problemi legati al reclutamento di personale senza ricorrere al concorso pubblico.

Se, quindi, nel caso di specie, l’Ente presso cui il lavoratore opera non può adibirlo alle mansioni per le quali è stato assunto ed ha acquisito specifiche competenze tecniche, dovrebbe o collocarlo in disponibilità, oppure inserirlo, previa specifica richiesta scritta, nelle liste di mobilità.

Alla luce di ciò, il dipendente potrebbe dunque scrivere una pec, oppure una raccomandata a.r. all’Amministrazione presso cui presta servizio, chiedendo di essere collocato in mobilità presso altro Ente che necessiti di personale inquadrato nella sua categoria e con mansioni riconducibili a quelle corrispondenti alla sua specifica professionalità.

La messa in disponibilità, invece, è frutto di una decisione dell’Ente, dunque non può il dipendente richiederla su base volontaria.

Non è detto che il lavoratore riceverà risposta alla propria richiesta di mobilità o che questa verrà accolta in tempi brevi, ma ritengo che questa sia la strada più facilmente percorribile.

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv. Valentina Azzini



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