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Licenziamento per inidoneità alla mansione

27 Luglio 2021
Licenziamento per inidoneità alla mansione

Il lavoratore, nel corso del rapporto di lavoro, può perdere l’idoneità allo svolgimento delle mansioni contrattuali.

Hai ricevuto una lettera di licenziamento per inidoneità sopravvenuta alla mansione. La comunicazione di recesso deriva dal giudizio di inidoneità al lavoro rilasciato dal medico competente. A tuo avviso, il recesso datoriale è illegittimo poiché ci sono dei posti vacanti in cui potevi essere ricollocato. Vuoi sapere quali tutele puoi ottenere.

Il lavoratore, durante tutto il corso del rapporto di lavoro, deve essere idoneo all’attività di lavoro sotto il profilo fisico e psicologico. In caso contrario, il datore di lavoro può adottare il licenziamento per inidoneità alla mansione.

La possibilità di recesso per tale motivazione, tuttavia, deve essere valutata con molta attenzione poiché il datore di lavoro deve preventivamente verificare la possibilità di adibire il dipendente ad altre mansioni per le quali è, invece, idoneo dal punto di vista psicofisico.

Idoneità alla mansione: cos’è?

Il datore di lavoro è il principale responsabile della salute e della sicurezza dei lavoratori. La legge [1] prevede, infatti, un vero e proprio obbligo di sicurezza in capo al datore di lavoro, che si traduce nel dovere di porre in essere tutte le misure di sicurezza necessarie a salvaguardare salute e sicurezza dei lavoratori.

In questo ambito, si colloca la sorveglianza sanitaria [2], ossia, l’attività di verifica delle condizioni di salute dei lavoratori e, in particolare, della loro idoneità allo svolgimento delle mansioni specifiche loro assegnate sulla base dei singoli contratti di lavoro. Tale attività di verifica viene svolta dal medico competente aziendale che sottopone, periodicamente, i dipendenti a delle visite di controllo all’esito delle quali rilascia il giudizio di idoneità alla mansione specifica. Tale giudizio può essere di:

  • idoneità;
  • idoneità con prescrizioni o limitazioni;
  • inidoneità temporanea;
  • inidoneità assoluta.

Giudizio di inidoneità alla mansione: quali conseguenze?

Se il medico competente accerta l’inidoneità dello stato di salute del lavoratore allo svolgimento delle mansioni specifiche previste dal contratto di lavoro, il datore di lavoro, essendo responsabile della salute e sicurezza del dipendente, deve adottare i provvedimenti conseguenti.

Se l’inidoneità è meramente temporanea, il datore di lavoro potrà procedere ad una transitoria modifica delle mansioni contrattuali oppure ad una sospensione temporanea del rapporto di lavoro in attesa che il lavoratore riacquisisca l’idoneità al proprio ruolo.

Se, invece, la valutazione di inidoneità è assoluta e permanente sarà necessario procedere a scelte strutturali e non meramente temporanee.

Licenziamento per inidoneità alla mansione: cos’è?

Quando il medico competente accerta che l’inidoneità alla mansione è permanente il datore di lavoro deve, innanzitutto, verificare la possibilità di reimpiegare il dipendente in altre mansioni. La verifica delle posizioni di lavoro disponibili deve avvenire in base alla disciplina legale dello ius variandi [3], ossia, la facoltà del datore di lavoro di modificare unilateralmente le mansioni del dipendente.

La legge prevede che il datore di lavoro può assegnare il dipendente a:

  • mansioni appartenenti allo stesso livello di inquadramento previsto nel contratto;
  • mansioni appartenenti al livello di inquadramento inferiore se necessario per preservare il posto di lavoro.

Ne deriva che il datore di lavoro dovrà assolvere all’obbligo di ripescaggio verificando la possibilità di adibire il lavoratore inidoneo alla mansione ad altre posizioni di lavoro di pari livello o appartenenti al livello immediatamente inferiore.

Solo se questa verifica dà esito negativo, il datore di lavoro potrà procedere al licenziamento per inidoneità sopravvenuta alla prestazione, ossia, una particolare tipologia di licenziamento per giustificato motivo oggettivo che deriva dalla oggettiva impossibilità di proseguire la relazione di lavoro.

Nell’eventuale giudizio di impugnazione del licenziamento, il datore di lavoro dovrà dimostrare di aver cercato (senza riuscirci) di ricollocare il lavoratore in un’altra posizione. Non dovrà, invece, provare di aver cercato di modificare la propria struttura organizzativa per “fare spazio” al dipendente inidoneo alla mansione. La giurisprudenza [4], infatti, ammette la legittimità del licenziamento per sopravvenuta e permanente inidoneità di un lavoratore quando l’adozione degli opportuni adattamenti organizzativi comporti, oltre che oneri finanziari non proporzionati, un inasprimento dei rischi per la salute e sicurezza per gli altri lavoratori nonché inefficienze produttive.


note

[1] Art. 2087 cod. civ.

[2] Art. 41, D.lgs. 81/2008.

[3] Art. 2103 cod. civ.

[4] Cass. 27243/2018; Cass. 10018/2016.


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