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Lo sai che? Tatuaggi e concorso a carabiniere. Compatibilità?

Lo sai che? Pubblicato il 17 gennaio 2012

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> Lo sai che? Pubblicato il 17 gennaio 2012

Legittima l’esclusione di un candidato al concorso per allievi carabinieri a causa di un tatuaggio vistoso.

Un tatuaggio eccentrico e visibile con l’uniforme è incompatibile con la sobrietà e il decoro dell’Arma dei Carabinieri.

È questa la ragione per cui il Tar del Lazio, in una recente sentenza [1], ha definito legittima l’esclusione dal concorso, per reclutamento degli allievi all’Arma, di un candidato tatuato su una gamba.

Da anni ormai, i bandi di concorso per le forze dell’ordine indicano, tra le cause di inidoneità per “vestire la divisa”, la presenza di tatuaggi sulla pelle che siano chiaramente visibili anche con la divisa. In particolare, provocano l’esclusione dal concorso non tutte le decorazioni corporali, ma solo quelle che, per dimensione, sede o natura, ledono l’immagine dell’Arma.

Nel caso deciso dal tribunale amministrativo, tuttavia, il tatoo raffigurava un cavalluccio marino, tra il piede e la caviglia, di piccole dimensioni e non visibile con l’uniforme tradizionale. Nonostante ciò, i giudici hanno ritenuto che l’aspirante non potesse ambire a diventare Carabiniere, accogliendo la tesi dell’amministrazione. Quest’ultima evidenziava come esigenze di servizio avrebbero potuto imporre un abbigliamento particolare – si pensi ai servizi di pedinamento o di osservazione svolti in spiaggia in costume da bagno – che renderebbe visibile il tatuaggio e riconoscibile il Carabiniere.

di MANUELA PAGANI

 

 

REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio
(Sezione Prima Bis)

ha pronunciato la presente

SENTENZA

ex art. 60 cod. proc. amm.;
sul ricorso numero di registro generale 8384 del 2011, proposto da:
Giuseppe Sequenzia, rappresentato e difeso dagli avv. Davide Bruno, Fausto Caronna, con domicilio eletto presso Fausto Caronna in Roma, piazza di Spagna, 15;

contro

Ministero della Difesa – Comando Generale dell’Arma dei Carabinieri, rappresentato e difeso dall’Avvocatura di Stato, domiciliato per legge in Roma, via dei Portoghesi, 12;
per l’annullamento del giudizio di inidoneita’ al concorso per il reclutamento di n. 1548 allievi carabinieri effettivi riservato ai VFP delle Forze Armate.

Visti il ricorso e i relativi allegati;
Visto l’atto di costituzione in giudizio del Ministero della Difesa – Comando Generale dell’Arma dei Carabinieri;
Viste le memorie difensive;
Visti tutti gli atti della causa;
Relatore nella camera di consiglio del giorno 2 novembre 2011 il cons. Giuseppe Rotondo e uditi per le parti i difensori come specificato nel verbale;
Sentite le stesse parti ai sensi dell’art. 60 cod. proc. amm.;

Sussistono i presupposti di fatto e di diritto per la definizione immediata della causa e di ciò è stato dato avviso alle parti.
Con il ricorso in esame, il ricorrente impugna il provvedimento di non idoneità n. 324500/2-10 del 26 luglio 2011 con il quale la commissione per lo svolgimento degli accertamenti psicofisici, nell’ambito del concorso per il reclutamento di 1548 allievi carabinieri effettivi, lo ha dichiarato non idoneo per “Alterazione acquisita cronica estesa della cute (tatuaggio) gamba destra visibile con l’uniforme (art. 19, D.T. 5/12/2005 . art. 10, c. 7 del bando di concorso)”.
Il ricorrente censura il giudizio di inidoneità sul presupposto che l’alterazione della cute non sarebbe visibile con l’uniforme di servizio.
L’amministrazione ha depositato relazione di servizio e documenti.
Il ricorso è infondato.
Come già chiarito nei propri precedenti, il Collegio osserva che non tutti i tatuaggi costituiscono, in astratto, motivo di esclusione dalla procedura concorsuale bensì soltanto quelli che, secondo la valutazione dell’amministrazione, assumono una rilevanza tale da incidere negativamente – alla stregua del giudizio di valore – sugli aspetti di idoneità indicati nel bando e nella direttiva tecnica nonché incidenti sui profili sanitari, anche alla luce del Regolamento di disciplina militare.
Nel caso in esame consta che:
a)il tatuaggio è effigiato sulla “superficie laterale del III medio-distale della gamba destra, raffigura un “cavalluccio marino ed ha la dimensione di cm 10,5 x 4;
b)il giudizio di non idoneità è stato reso ai sensi dell’art. 19 della direttiva tecnica 5/12/2005 (corretta fonte di riferimento in quanto normativa richiamata dall’art. 10, punto 7 del bando di concorso);
c)la documentazione fotografica e le dimensioni (cm 10,4 di lunghezza x 4 di larghezza) rendono ragione, obiettivamente, della non minuta estensione del tatuaggio;
d)la commissione ha giudicato l’alterazione cutanea “cronica” ed “estesa” nonché visibile con l’uniforme;
e)il giudizio di valore è immune dai rubricati vizi di eccesso di potere in quanto il tatuaggio riscontrato nel caso di specie – per la sua consistenza, estensione, metodica applicativa invasiva (per farlo si usa una macchinetta elettrica, cui sono fissati degli aghi in numero variabile, a seconda dell’effetto desiderato; il movimento della macchinetta pennette l’ entrata nella pelle degli aghi che depositano il pigmento nel derma) nonché per l’uso di sostanze chimiche e la sua non facile rimuovibilità se non mediante interventi manipolativo-correttivi della cute – può essere ragionevolmente ritenuto causa di “alterazione acquisita e cronica della cute”, siccome obiettivamente in grado di provocare una modificazione permanente dello stato anteriore del soggetto: il giudizio reso dalla commissione, espressione di discrezionalità tecnica sul piano della relazionabilità del fatto (tatuaggio) alla norma (art. 19, D.M. 5/12/2005), s’appalesa, pertanto, in parte qua, immune da vizi logici, di ragionevolezza e/o coerenza intrinseca;
f)più in generale, e per completezza, il collegio osserva che la cronicità del tatuaggio neppure può escludersi a motivo della sua (presunta) rimuovibilità mediante trattamenti sanitari; in disparte quanto appena sopra osservato, l’eventuale rimuovibiltà dell’alterazione è circostanza che non rileva poiché il giudizio della commissione è di natura storica, soggetto alla regola tempus regit actum ed al principio di par condicio che si impone alla procedura concorsuale come limite (anche temporale) agli accertamenti di idoneità dei candidati;
g)neppure rientra tra le incombenze della commissione appurare l’indelebilità o meno delle effigi dovendosi limitare il suo compito – per fatto di norma (art. 19 d.m. 5/12/2005) – alla sola verifica circa la natura (estesa e/o grave) dell’acquisita alterazione: e ciò, si ripete, secondo un giudizio di valore espressione di discrezionalità tecnica;
h)ad ogni modo, l’art 19 della direttiva tecnica 5/12/2005 non considera la “cronicità” come il comune denominatore di ogni alterazione ma pone la stessa in alternativa all’altro presupposto rappresentato dalla “estensione” del tatuaggio: ne consegue, che l’alterazione acquisita, cronica della cute o estesa (come riscontrata dalla commissione nel caso di specie) è pertinente, motivata causa di non idoneità al reclutamento;
i)la sede e le dimensioni del tatuaggio neppure consentono di escluderne la visibilità (elemento rilevante sotto i profili del deturpamento, del decoro e dell’immagine dell’Istituzione; ed invero, il carabiniere è chiamato a svolgere, nell’ambito delle funzioni istituzionali, una variegata gamma di servizi tali da rendere visibile il tatuaggio in questione. E’ quello che può accadere, ad esempio, in particolari contesti ambientali in cui il carabiniere può trovarsi ad operare e che prevedono l’uso di un abbigliamento particolare: servizi di pedinamento, di osservazione come quelli svolti d’estate in lidi marini, che possono presupporre l’uso di un costume da bagno.
Non irragionevolmente, pertanto, il tatuaggio in questione può costituire un vulnus sia all’efficacia del servizio (potendo anche risultare un facile elemento identificativo del militare) che al decoro dell’amministrazione (per la sua visibilità in determinati contesti);
l)e non è dubbio che forme di eccentricità o di ricercatezza nei tatuaggi stridano con l’immagine di sobrietà dell’Arma (cfr art. 18 del Regolamento di disciplina militare);
l)il principio di buona amministrazione (art. 97 Cost.) si estrinseca, infatti, nell’ambito dell’Istituzione militare, anche nel rispetto di un decoroso aspetto esteriore.
Per le esposte argomentazioni, non implausibilmente il tatuaggio è stato contemplato quale causa di non idoneità al servizio militare quando costituisce una alterazione acquisita e permanente della cute e degli annessi, estesa o grave, o che per sede determina rilevanti alterazioni fisionomiche.
In conclusione, il ricorso in esame non è meritevole di accoglimento e va, perciò, respinto mentre le spese di lite, liquidate in dispositivo, seguono la regola della soccombenza.

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio (Sezione Prima Bis) definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo respinge.
Condanna il ricorrente al pagamento delle spese di giudizio liquidate in € 1.500,00.
Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall’autorità amministrativa.
Così deciso in Roma nella camera di consiglio del giorno 2 novembre 2011 con l’intervento dei magistrati:
Giancarlo Luttazi, Presidente FF
Franco Angelo Maria De Bernardi, Consigliere
Giuseppe Rotondo, Consigliere, Estensore
DEPOSITATA IN SEGRETERIA
Il 05/01/2012
IL SEGRETARIO
(Art. 89, co. 3, cod. proc. amm.)


note

[1] TAR Lazio, sent. 05.01.2012, n. 130.


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5 Commenti

  1. Un ricorso gerarchico tempestivo, con successiva visita medica al Celio, dopo essere sottoposti a rimozione con laser del tatuaggio è una soluzione. il tatuaggio di per se non rende non idonea una persona.

  2. E comunque la decisione sul tatuaggio in questione è una stupidaggine. Le operazioni in costume da bagno, sono cosiddette di copertura, quindi renderebbero più credibile l’attività svolta, ciò a vantaggio dell’amministrazione difesa. Io stessa ho un tatuaggio sulla caviglia e sono stata un ufficiale per 6 anni. Indossavo la gonna durante le cerimonie, nascondendolo opportunamente nascosto con calze coprenti o fondotinta. E comunque tutto era, tranne che indecoroso. Il tatuaggio oggi è un elemento di decoro, che se non eccentrico, nè volgare o troppo visibile, fa parte della persona come un neo. Condivido la necessità di non accettare tatuaggi vistosi visibili al di fuori della divisa ordinaria, ma la decisione del TAR risulta da una visione arcaica e conservatrice, per niente al passo con i tempi.

  3. «Solo nel comune percorso fiorisce il discorso».

    Cara Manuela,

    in spirito d’amicizia e di reciproca stima, e ieri per ben due volte con mail private questa nostra amicizia e questa nostra reciproca stima ce le siamo in rinnovate in tripudio di cuore e per convinzione radicata e non per cerimoniosa convenzione, mi sono permesso stamattina di far leggere il tuo commento alla colf della mia famiglia, una donna non addentro ai problemi giuridici ma non sprovvista di intelligenza e di cultura, laureanda in Lettere moderne.

    Sai cos’ha capito? Ha capito che un aspirante carabiniere, se ha un qualche tatuaggio, pur minimo e pur nascosto in parti del corpo di solito coperte dalla divisa, è inutile che presenti domanda di partecipazione al concorso per carabiniere. E sai cosa m’ha detto. M’ha detto: «Mio figlio ha un minuscolo tatuaggio di una chiave di violino all’altezza dell’inguine, ora corro a casa e gli raccomando con amore di madre di ritirare la domanda per carabiniere». E a casa sua è corsa, senza darmi tempo di chiarire alcunché.

    E questo avrei voluto chiarire:

    [1.] che c’è bando e bando e che può darsi che il bando che ha interessato il figlio sia formulato in maniera diversa dal bando impugnato dall’aspirante carabiniere presso il Tar Lazio;

    [2.] che non c’è sentenza che non faccia stato solo tra parti, non valendo la sua statuizione per tutti i cittadini;

    [3.] che la sentenza del Tar Lazio è impugnabile con ricorso al consiglio di Stato, che può statuire in maniera diversa.

    Apprezzo il blog dell’avvocato Angelo Greco. E apprezzo le tue capacità di sintesi e il tuo linguaggio lontano dal solito «giuridichese» che imperversa negli atti giudiziari e nelle decisioni dei giudici: il vizio di chi si pensa depositario di arcane cabale di cui è bene che i profani non possiedano le chiavi.

    Ma non ti sembra, cara Manuela, che il tuo commento rischi di trarre in inganno persone come la colf della mia famiglia, per loro incolpevole sprovvedutezza pronte a credere che la sentenza del Tar Lazio contenga una norma di legge per tutti gli aspiranti carabinieri?

    So che tu sai. Sai che sono un pedante e un noioso. Perciò, spero che per queste mie righe non me ne vorrai. E le interpreterai risalendo alla mia intenzione: che è quella d’istaurare un dialogo nel quale non pretendo d’avere ragione. Solo nel comune percorso fiorisce il discorso.

  4. Egregio Professore,
    non potrei mai volermene dei Suoi pareri. Anzi, La ringrazio sinceramente per aver integrato con le sue ottime argomentazioni il mio articolo-pillola.
    Terrò a mente le Sue considerazioni, per il futuro.
    Con il rispetto e la stima di cui è a conoscenza,
    Manuela

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