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Quando dare le dimissioni per giusta causa?

27 Luglio 2021
Quando dare le dimissioni per giusta causa?

Il dipendente può recedere in tronco dal rapporto di lavoro in caso di grave inadempimento da parte del datore di lavoro.

Hai subito delle molestie sessuali sul luogo di lavoro da parte del tuo superiore gerarchico. Reputi gravissimo quello che è successo e non hai alcuna intenzione di tornare nel luogo di lavoro. Vuoi sapere come devi procedere per dimetterti in tronco e quali diritti ti spettano. Nel nostro ordinamento, le dimissioni sono un atto libero e volontario. Il lavoratore può, infatti, recedere dal rapporto di lavoro senza dover dare spiegazioni ad alcuno. Ma quando dare le dimissioni per giusta causa?

Innanzitutto, devi sapere che le dimissioni per giusta causa sono una fattispecie di recesso sui generis a cui il dipendente può ricorrere quando il datore di lavoro pone in essere un gravissimo inadempimento contrattuale che non consente la prosecuzione del rapporto di lavoro. In quali casi è possibile dare le dimissioni per giusta causa? Per conoscere la risposta a questa e a tante altre domande, prosegui nella lettura del seguente articolo.

Cosa sono le dimissioni del lavoratore?

Le dimissioni del lavoratore sono un atto unilaterale recettizio con cui il dipendente comunica al datore di lavoro la sua decisione di recedere dal rapporto di lavoro. Le dimissioni sono un atto libero e volontario in quanto, a differenza del licenziamento che deve fondarsi su una giusta causa o un giustificato motivo, il recesso del dipendente non deve contenere l’indicazione della ragione che lo ha determinato.

Non sempre, tuttavia, è possibile dimettersi dal contratto di lavoro. Se il rapporto è a termine, infatti, le parti non possono recedere prima dello spirare del termine apposto al contratto. In un contratto a tempo indeterminato, invece, il lavoratore può dimettersi in ogni momento.

Cos’è il preavviso di dimissioni?

Come abbiamo visto, le dimissioni sono un atto libero e volontario. Il dipendente, tuttavia, deve comunicare le dimissioni al datore di lavoro nel rispetto del periodo di preavviso previsto dal contratto collettivo applicato al rapporto di lavoro [1]. Il preavviso ha la funzione di tutelare il datore di lavoro che, grazie a tale garanzia, può essere reso edotto del recesso del dipendente in anticipo ed adottare le misure organizzative necessarie.

La durata del preavviso di dimissioni è indicata nel Ccnl e dipende, nella gran parte dei casi, dall’anzianità di servizio del lavoratore e dal suo livello di inquadramento nella scala di classificazione del personale.

Cosa sono le dimissioni per giusta causa?

Le dimissioni per giusta causa [2] sono una particolare tipologia di recesso del dipendente che deriva da un grave inadempimento del datore di lavoro che non consente la prosecuzione, nemmeno provvisoria, del rapporto di lavoro per il lavoratore. In questo caso, il lavoratore non si dimette per una propria scelta libera e volontaria ma perché, di fatto, il datore di lavoro, disattendendo i propri obblighi, rende non ulteriormente proseguibile il rapporto di lavoro.

Ne consegue che il dipendente che si dimette per giusta causa:

  • non è tenuto al rispetto del preavviso di dimissioni;
  • ha diritto a ricevere l’indennità sostitutiva del preavviso da parte del datore di lavoro.

Inoltre, in questa ipotesi, la cessazione del rapporto di lavoro non può essere considerata frutto di una scelta volontaria e il dipendente, se ricorrono tutti gli altri requisiti previsti dalla legge, potrà accedere alla Naspi essendo le dimissioni per giusta causa considerate un’ipotesi di perdita involontaria del lavoro.

Dimissioni per giusta causa: quando ricorrono?

Chiarito cosa sono le dimissioni per giusta causa e quali diritti conferiscono al lavoratore, occorre chiarire quali sono i comportamenti inadempienti del datore di lavoro che possono legittimare il recesso in tronco da parte del dipendente.

Sulla base delle indicazioni della giurisprudenza e della prassi Inps [3] è possibile affermare che si considerano per giusta causa le dimissioni determinate da:

  • mancato pagamento della retribuzione;
  • molestie sessuali subite nei luoghi di lavoro (leggi l’articolo Molestie sul lavoro: esempi);
  • modificazioni peggiorative delle mansioni lavorative;
  • mobbing;
  • variazioni peggiorative delle condizioni di lavoro a seguito di cessione di azienda o di un ramo d’azienda;
  • trasferimento del lavoratore da una sede di lavoro ad un’altra, senza che sussistano le “comprovate ragioni tecniche, organizzative e produttive”;
  • comportamento ingiurioso posto in essere dal superiore gerarchico nei confronti del dipendente;
  • mancato pagamento dei contributi previdenziali.

I casi di dimissioni per giusta causa riportati hanno un valore meramente esemplificativo. La nozione di giusta causa è, infatti, di origine legale e, dunque, è il giudice di merito a dover verificare se l’inadempimento datoriale può essere qualificato come giusta causa di dimissioni.


note

[1] Art. 2118 cod. civ.

[2] Art. 2119 cod. civ.

[3] Inps, circolare n° 163/2003.


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