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Licenziamento segretaria studio professionale

21 Marzo 2021
Licenziamento segretaria studio professionale

Modalità per licenziare la segretaria: norme, regole, termini, condizioni e contestazioni. 

È sicuramente molto più facile, per un datore di lavoro, licenziare una dipendente se si tratta di una segretaria e lui è un professionista. Questo perché, come insegna la Cassazione, il licenziamento per «motivi economici» potrebbe essere giustificato anche da una semplice diminuzione di fatturato o dalla volontà di incrementare gli utili. D’altronde, ricorda ancora la Suprema Corte, quando la segretaria è una sola non c’è neanche l’obbligo di dimostrare l’impossibilità del cosiddetto repêchage, non essendovi altre mansioni a cui la stessa potrebbe essere adibita.

Di tanto si è occupata una recente ordinanza [1] che ha ricordato, ancora una volta, quanto difficile possa essere contestare un licenziamento della segretaria dello studio professionale. Ecco dunque le motivazioni riportate dalla Cassazione in tale pronuncia. 

Presupposti per il licenziamento della segretaria 

Come per tutti gli altri licenziamenti, i presupposti per mandare a casa la segretaria possono essere o un comportamento scorretto tenuto dal questa (nel qual caso si parlerà di licenziamento disciplinare) oppure ragioni organizzative o produttive legate all’azienda o comunque al datore di lavoro (nel qual caso si parlerà di licenziamento per giustificato motivo oggettivo). Vediamoli singolarmente.

Licenziamento segretaria per motivi disciplinari: giusta causa e giustificato motivo soggettivo

Il licenziamento disciplinare può avvenire in tronco se è fondato su una giusta causa, ossia su un fatto tanto grave da non consentire, neanche per un solo giorno, la prosecuzione del rapporto di lavoro. Si parla allora di licenziamento per giusta causa. In tale ipotesi, non c’è alcun preavviso e il contratto si considera sciolto immediatamente, al ricevimento della lettera di licenziamento. 

Nel caso invece in cui la causa del licenziamento sia meno grave rispetto a quella precedente, è dovuto il preavviso (a cui comunque le parti possono rinunciare, interrompendo subito il rapporto di lavoro, dietro pagamento all’altra di un’indennità). In tale ipotesi, si parlerà di licenziamento per giustificato motivo soggettivo.

In entrambi i casi, prima del licenziamento, il professionista deve comunicare alla segretaria la lettera di contestazione nel più breve tempo possibile rispetto alla constatazione dell’illecito. 

Dal ricevimento della comunicazione, la segretaria ha cinque giorni di tempo per produrre una memoria difensiva e/o chiedere di essere ascoltata personalmente. 

Dopo questo termine, il datore deve comunicare la decisione presa in merito al procedimento disciplinare e quindi il licenziamento. Un licenziamento intimato troppo tardi sarebbe illegittimo. La legge però non fissa termini perentori lasciando la determinazione della tempestività alla valutazione del caso concreto e alla complessità dell’accertamento dell’illecito o dell’organizzazione aziendale. Vien da sé che il licenziamento della segretaria di uno studio professionale, proprio per la struttura semplice di cui si compone il datore, deve essere quanto mai tempestivo.

Licenziamento segretaria per motivi economici: giustificato motivo oggettivo

Il licenziamento per giustificato motivo oggettivo è quello che risiede nelle valutazioni del datore sull’organizzazione e produzione. Il più delle volte, è collegato al calo del fatturato, ma un orientamento della Cassazione ritiene che si possa procedere anche quando l’intenzione è quella di tagliare gli sprechi e conseguire un maggior utile. Questo consentirebbe al professionista un maggiore margine di manovra per giustificare la propria volontà di licenziare la segretaria.

Il giudice non può sindacare le ragioni che presiedono alla valutazione della necessità del lavoratore e al suo licenziamento: difatti, l’organizzazione del lavoro spetta solo al datore. Tuttavia, il tribunale può valutare se le motivazioni addotte dal datore sono veritiere o meno. Quindi, il professionista che eccepisca una riduzione degli utili dovrà dimostrare tale circostanza.

Il repêchage della segretaria

Nel caso del licenziamento per giustificato motivo oggettivo, non c’è necessità di previa lettera di contestazione ma se il dipendente dovesse sollevare contestazioni in merito all’opportunità del licenziamento, il datore di lavoro dovrebbe dimostrare l’impossibilità di adibire lo stesso in mansioni alternative, compatibili con la sua formazione, anche di grado inferiore. È il cosiddetto repêchage. 

Secondo la Cassazione [1] è impossibile ipotizzare il repêchage se la segretaria è l’unica dipendente dello studio professionale o comunque l’unica a svolgere tale tipo di mansioni “base”. 

Dunque, anche per questo, il licenziamento della segretaria all’interno dello studio professionale sarebbe più semplice.

Straordinari e mansioni differenti

Un campo di battaglia tipico delle contestazioni sollevate dalle segretarie al momento del licenziamento è quello relativo agli straordinari, di solito lavorati e non conteggiati in busta paga. Qui, il lavoratore ha sì l’onere della prova di aver lavorato più del dovuto ma che con una semplice prova testimoniale potrebbe superare. In quel caso, il datore di lavoro soccomberà e dovrà pagare le differenze retributive.

Spesso, le segretarie sono poi usate per vari compiti, non solo quelli di segreteria. E così alcune svolgono mansioni inferiori, come la pulizia dei locali, e altre mansioni superiori come la contabilità. Anche in questo caso, il giudice potrebbe disporre un indennizzo in favore della lavoratrice.

Contestazione licenziamento segretaria

In ogni caso, la segretaria ha sempre 60 giorni di tempo per contestare il licenziamento dal ricevimento della lettera del datore. Entro tale termine, deve a sua volta inviare una raccomandata scritta al professionista con cui gli comunica l’intenzione di impugnare il licenziamento. Nei successivi 180 giorni, dovrà depositare il ricorso presso il tribunale civile, sezione lavoro e previdenza. 


note

[1] Cass. ord. n. 7676/2021.

Corte di Cassazione, sez. VI Civile – L, ordinanza 24 novembre 2020 – 18 marzo 2021, n. 7676

Presidente Doronzo – Relatore Leone

Rilevato che:

La Corte di appello di Catanzaro con la sentenza n. 197/2018 aveva rigettato l’appello proposto da G.A. avverso la decisione con la quale il tribunale di Castrovillari aveva rigettato la sua domanda diretta ad accertare la illegittimità del licenziamento intimato per giustificato motivo oggettivo con conseguente risarcimento dei danni nonché condanna alla reintegrazione e pagamento delle retribuzioni maturate dal di del licenziamento alla reintegrazione oltre che al pagamento delle differenze retributive maturate in ragione delle mansioni svolte (differenti rispetto a quelle stabilite nel contratto stipulato tra le parti).

La Corte territoriale aveva ritenuto formato il giudicato implicito sulla prova della esistenza del giustificato motivo oggettivo del licenziamento consistita nella riduzione del budget; aveva poi valutato non utilizzabile l’istituto del “repechage” poiché la Gaccione era unica dipendente dello studio odontoiatrico. Aveva infine ritenuto formato il giudicato implicito circa l’assenza delle allegazioni sulla natura delle mansioni svolte e su quelle rivendicate.

Avverso detta decisione la Gaccione proponeva quattro motivi di censura cui resisteva lo Studio medico odontoiatrico Dr. P. .

Veniva depositata proposta ai sensi dell’art. 380-bis c.p.c., ritualmente comunicata alle parti unitamente al decreto di fissazione dell’adunanza in camera di consiglio.

Considerato che:

1) Con il primo motivo è dedotta la violazione della L. n. 604/1966, art. 2, comma 1, (art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3) per la mancata comunicazione del licenziamento in forma scritta e la illegittimità del licenziamento orale. La censura è inammissibile in quanto risulta essere estranea alle questioni sottoposte alla corte di appello e quindi nuova.

A conferma di ciò, la stessa ricorrente, nell’elencare i motivi della impugnazione (pg.2 ricorso) nulla dice rispetto a tale profilo di censura anche omettendo di indicare ove fosse eventualmente contenuto ed indicato. La carenza di specificazione della attuale doglianza oltre che la errata sussunzione della stessa nel vizio denunciato, rendono la stessa inammissibile.

2) Con il secondo motivo è dedotta la violazione e falsa applicazione dell’art. 112 c.p.c. (ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3) per aver il giudice di primo grado pronunciato ultra petita ovvero extra petita. La censura è inammissibile per assoluta genericità della stessa in quanto non soltanto non è esattamente indicato in essa il contenuto della denunciata ultrapetizione, ma neppure è inserita l’originaria domanda al fine di poterne valutare la corrispondenza o meno con la pronuncia resa.

3) La terza censura ha ad oggetto la violazione dell’art. 421 c.p.c. (ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3) per non aver, il Giudice, utilizzato i poteri d’ufficio per la ricerca della verità materiale.

Anche tale doglianza è affetta da genericità e carenza di specificazione poiché non contiene precise indicazioni circa le circostanze o i profili della questione posta, sui quali la corte territoriale avrebbe dovuto esercitare i poteri d’ufficio. Deve peraltro ribadirsi che tali poteri vanno comunque esercitati allorché il giudice “reputi insufficienti le prove già acquisite e le risultanze di causa offrano significativi dati di indagine, (“il Giudice) può in via eccezionale ammettere, anche d’ufficio, le prove indispensabili per la dimostrazione o la negazione di fatti costitutivi dei diritti in contestazione, sempre che tali fatti siano stati puntualmente allegati o contestati e sussistano altri mezzi istruttori, ritualmente dedotti e già acquisiti, meritevoli di approfondimento (Cass.n. 7694/2018). Tali condizioni non risultano allegate nel caso in esame.

4) Con l’ultimo motivo è denunciata la omessa insufficiente motivazione circa fatti controversi e decisivi per il giudizio (ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5). Il motivo è inammissibile poiché, secondo l’orientamento già espresso da questa Corte ed al quale si intende dare seguito, nell’ipotesi di “doppia conforme” prevista dall’art. 348-ter c.p.c., comma 5, il ricorrente in cassazione, per evitare l’inammissibilità del motivo di cui all’art. 360 c.p.c., n. 5, deve indicare le ragioni di fatto poste a base della decisione di primo grado e quelle poste a base della sentenza di rigetto dell’appello, dimostrando che esse sono tra loro diverse (Cass. n. 26774/2016; Cass. n. 5528/2014).

Nella specie la decisione della Corte di merito, nel confermare integralmente la sentenza del Tribunale, ha condiviso la valutazione sui fatti compiuta dal giudice di prime cure.

L’adesione del Giudice di appello rispetto al giudizio di fatto espletato dal Tribunale rende evidente come quest’ultimo costituisca il fondamento della decisione di rigetto dell’appello, rispetto alla quale alcuna differente e opposta allegazione, circa l’eventuale contrasto tra le decisioni, è stata invece formulata dalla ricorrente.

Il motivo si appalesa quindi inammissibile.

Le spese del presente giudizio seguono la soccombenza e sono liquidate in favore del controricorrente nella misura di cui al dispositivo.

Sussistono i presupposti per il versamento, da parte della ricorrente, ove dovuto, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato, previsto dal D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1-quater, introdotto dalla L. 24 dicembre 2012, n. 228, art. 1, comma 17 (legge di stabilità 2013).

P.Q.M.

La Corte dichiara inammissibile il ricorso; condanna la ricorrente al pagamento delle spese processuali liquidate in E 4.000,00 per compensi ed E. 200,00 per spese oltre spese generali nella misura del 15% ed accessori di legge.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1-quater, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte del ricorrente dell’ulteriore importo, a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis.

 

 


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