Cartelle, condono ridotto: come funziona

20 Marzo 2021 | Autore:
Cartelle, condono ridotto: come funziona

Cancellati i plichi accumulati tra il 2000 e il 2010 per chi aveva un reddito sotto i 30mila euro nel 2019. Le altre misure della pace fiscale.

Alla fine, il condono delle cartelle esattoriali c’è ma in versione ridotta rispetto alle previsioni. Il decreto Sostegni approvato dal Governo e presentato dal premier Mario Draghi prevede la cancellazione dei debiti fino a 5.000 euro iscritte a ruolo tra il 2000 e il 2010 e solo per chi ha dichiarato nel 2019 un reddito inferiore a 30mila euro. Nella bozza che circolava fino a ieri, si parlava di stracciare i debiti accumulati nei magazzini dell’Agenzia delle Entrate tra il 2000 e il 2015. Si è optato per una riduzione della platea dei beneficiari. Via libera anche alla rottamazione degli avvisi bonari relativi allo stesso periodo.

Vuol dire che verranno eliminati 16 milioni di ruoli contro i 61 milioni calcolati inizialmente. E – notizia importante per i debitori – che bisognerà pagare le multe stradali, i danni erariali e i debiti per il recupero di aiuti di Stato.

Il compromesso a cui la maggioranza è giunta dopo più di tre ore di discussione prevede a regime una riforma dei vecchi crediti allo scopo di cancellarli in automatico dopo 5 anni dalla data in cui sono stati affidati all’agente di riscossione: diventeranno, in pratica, inesigibili se non è partita alcuna procedura esecutiva o non sono rientrati in qualche agevolazione per il pagamento. I criteri verranno presentati in Parlamento dal ministero dell’Economia prima della conversione in legge del decreto.

Deciso anche un nuovo blocco delle notifiche delle nuove cartelle esattoriali fino al 30 aprile, cioè fino alla fine dello stato di emergenza. Questo comporterà una situazione quasi surreale: alcuni contribuenti avranno ricevuto negli ultimi 20 giorni la richiesta di pagamento del Fisco (le notifiche erano ripartite il 1° marzo) ed altri dovranno attendere il mese di maggio, sempre che lo stato di emergenza non venga di nuovo prorogato. Chi ha già avuto la cartella, non potrà farsi restituire i soldi versati come interessi o sanzioni, mentre chi non ha ricevuto la visita del postino potrà attendere fino a due anni per pagare: il decreto – come spiega questa mattina Il Sole 24 Ore – blinda anche le pretese erariali notificate in questi ultimi 20 giorni prevedendo che sono «fatti salvi gli effetti prodottosi e i rapporti giuridici instauratisi» sulla base degli atti notificati dal 1° marzo scorso e fino alla data di entrata in vigore del decreto (presumibilmente il 22 o 23 marzo). Rimangono nelle casse dello Stato anche le somme già versate come sanzioni e interessi di mora.

Arrivare al «dunque» sulla pace fiscale non è stato semplice. Il presidente del Consiglio Draghi avrebbe resistito a muso duro contro le pressanti richieste della Lega che insisteva sullo stralcio delle vecchie cartelle risalenti al 2000-2015 e fino a 5000 euro per tutti, e non solo i redditi più bassi. La proposta di mediazione messa sul tavolo dal presidente del Consiglio e dal ministro dell’Economia Daniele Franco – ridurre l’arco temporale al 2011 inserendo un tetto fissato a 30mila euro di reddito Irpef – non sarebbe piaciuta alla Lega, pronta a rispedire la proposta al mittente.

Ma Draghi avrebbe tenuto il punto, e secondo più fonti di governo consultate dall’agenzia di stampa Adnkronos, avrebbe detto chiaro che in questo modo, così com’era stata congegnata, la norma avrebbe avuto profili riconducibili all’evasione fiscale più che a un semplice condono. La Lega però era convinta a non arretrare. Così c’è stato un lungo confronto tra la delegazione leghista e il presidente del Consiglio (gli altri ministri sono rimasti fuori attendendo l’inizio del Consiglio dei ministri). Alla fine, c’è stata una mediazione, in cui Draghi e Franco sembrano aver avuto la meglio.



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