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Quando un contratto non è valido?

28 Luglio 2021 | Autore:
Quando un contratto non è valido?

L’invalidità di un contratto assume forme diverse in base al tipo di anomalia che si è verificata al momento della formazione dell’atto.

Il Codice civile prevede che quando due o più parti si accordano tra loro per costituire, regolare o estinguere un rapporto giuridico patrimoniale danno vita a un contratto [1]. Durante la formazione dell’atto, è possibile che si verifichino delle anomalie tali da far sì che gli effetti del contratto non si producano ovvero possano essere fatti cessare mediante impugnazione dinanzi all’autorità giudiziaria. In altre parole, dette anomalie ne determinano un’invalidità. Ma quando un contratto non è valido? Quando l’invalidità da cui è affetto assume la forma della nullità, dell’annullabilità oppure della rescindibilità.

La nullità rappresenta il tipo più grave di invalidità, l’annullabilità è un’anomalia meno rilevante mentre la rescindibilità è posta a tutela di chi contrae a condizioni inique per il suo stato di pericolo o di bisogno.

Quando un contratto non è valido per nullità?

Il contratto è nullo nei casi singolarmente ed espressamente previsti dalla legge nonché in altre tre ipotesi, ovvero quando:

  • manca uno degli elementi costitutivi essenziali prescritti dal Codice civile [2]. Ad esempio, manca l’accordo tra le parti contraenti, perché la proposta e l’accettazione non sono conformi, è inesistente l’oggetto del contratto, perché è andato distrutto, non c’è la causa del contratto in quanto un soggetto acquista un bene che già gli appartiene oppure manca la forma prevista dalla legge (vedi il caso di una compravendita immobiliare che viene stipulata oralmente);
  • è illecita la causa del contratto, perché è contraria a norme imperative – cioè a quelle norme che non possono essere derogate dai privati -, all’ordine pubblico – ovvero a quei principi che sono alla base dell’ordinamento giuridico – o al buon costume – o meglio ai principi che costituiscono la morale sociale corrente;
  • l’oggetto è impossibile, illecito, indeterminato o indeterminabile. Ad esempio, Tizio, titolare di una concessionaria d’auto, vende a Caio un veicolo senza specificarne nel contratto la marca e il modello.

Come può essere fatta valere la nullità del contratto?

Se il contratto è nullo non produce alcun effetto né tra le parti né rispetto a terzi. La nullità può essere fatta valere:

  • senza limiti di tempo, cioè non è soggetta a prescrizione;
  • da chiunque vi abbia interesse, quindi, non solo dalla parte interessata ma anche da terzi.

Inoltre, la nullità può essere rilevata d’ufficio dal giudice.

La nullità è parziale quando non riguarda l’intero contratto bensì solo alcune sue clausole. La nullità parziale determina la nullità dell’intero contratto se risulta che i contraenti non lo avrebbero concluso senza la parte colpita da nullità [3]. Invece, è valido se, pur privato delle clausole nulle, rimane comunque conforme al risultato che le parti intendevano perseguire.

L’annullabilità del contratto quando si verifica?

L’annullabilità si determina nei casi espressamente previsti dalla legge e in altre due ipotesi specifiche, quando:

  1. il contratto è stato stipulato da una persona incapace di agire;
  2. la volontà contrattuale di una della parti si è formata in modo anomalo per l’esistenza di un vizio del consenso, ossia di un errore, una violenza o di dolo.

A differenza del contratto nullo, che è totalmente privo di effetti, il contratto annullabile, finché non viene annullato, produce i suoi effetti sin dal momento della stipulazione, come se fosse valido. L’annullabilità non può essere dichiarata d’ufficio dal giudice ma solo su richiesta della parte interessata.

Annullabilità per incapacità

Per quanto attiene l’annullabilità per incapacità [4], bisogna distinguere tra:

  • incapacità legale, che si ha nel caso dei minorenni, degli interdetti e dei soggetti che beneficiano dell’amministrazione di sostegno. Ad esempio, un minorenne non può affittare un appartamento poiché è legalmente incapace, pena l’annullabilità del contratto di locazione;
  • incapacità naturale, che si determina quando una delle parti contraenti, seppur legalmente capace, al momento in cui conclude il contratto è incapace di intendere o di volere, per qualsiasi causa, anche transitoria. In tale ipotesi, il contratto è annullabile solo se crea un grave pregiudizio all’incapace e se l’altro contraente è in mala fede, cioè è in grado di rendersi conto dello stato di incapacità della controparte e intende profittarne. Vedi il caso di Caio che, ubriaco, stipula un contratto di mutuo per lui assai gravoso mentre l’altra parte che lo sottoscrive, è consapevole del suo stato di incapacità.

Il termine di prescrizione per l’azione di annullamento nell’ipotesi di incapacità legale è di 5 anni dalla cessazione dell’interdizione, inabilitazione, amministrazione di sostegno, dal raggiungimento della maggiore età o dalla morte dell’incapace legale; nel caso di incapacità naturale è di 5 anni dalla data di compimento dell’atto viziato.

Annullabilità per vizi della volontà

Altresì, il contratto è annullabile quando la volontà di una delle parti contraenti è stata alterata da vizi, ovvero il suo consenso è stato dato per errore, estorto con violenza o carpito con dolo [5].

Si ha errore quando il contraente ignora oppure conosce in maniera sbagliata o insufficiente, situazioni determinanti ai fini della decisione di stipulare o meno un contratto o comunque di stipularlo a certe condizioni.

Perché possa valere come causa di annullabilità del contratto, l’errore deve essere essenziale [6], cioè deve cadere ad esempio sulla natura del contratto, sull’oggetto dello stesso o sulle qualità personali di uno dei contraenti, e riconoscibile, ovvero tale da potere essere rilevato da una persona di normale diligenza.

La violenza consiste nella minaccia di un male ingiusto, cioè contrario a norme di legge, e notevole, ovvero tale da impressionare una persona normale, che induce il contraente a stipulare un contratto che altrimenti non avrebbe stipulato o che avrebbe stipulato a condizioni diverse [7].

Si ha dolo quando un contraente è indotto da raggiri e inganni a stipulare un contratto che altrimenti non avrebbe stipulato (dolo determinante) o avrebbe stipulato a condizioni diverse (dolo incidente). Nell’ipotesi di dolo determinante, il contraente ingannato può chiedere il risarcimento dei danni subìti oltre all’annullamento del contratto, mentre nel caso di dolo incidente può chiedere solo il risarcimento e non anche l’annullamento [8].

Il termine per l’esercizio dell’azione dell’annullamento è di 5 anni, che decorre dalla data in cui è stato scoperto l’errore oppure dal giorno in cui la violenza è cessata o da quando il raggiro è stato scoperto.

Quando il contratto non è valido per rescindibilità

Il Codice civile disciplina due figure di rescissione che determinano l’invalidità del contratto, ovvero quando l’atto è stato concluso in:

  • stato di pericolo;
  • stato di bisogno.

Nel primo caso, il contratto può essere rescisso quando una parte ha assunto l’obbligazione che ne deriva a condizioni inique, cioè per la necessità, nota all’altra parte, di salvare sé o altri dal pericolo attuale di un danno grave alla persona [9].

In seguito ad un guasto alla sua imbarcazione, Luca sta per annegare e promette a Marco la somma di 100.000 euro affinché lo salvi.

Per la rescissione in stato di pericolo, quindi, occorre l’esistenza di un pericolo attuale e grave per la persona, la conoscenza della situazione da parte dell’altro contraente e lo squilibrio tra le prestazioni delle parti dovuto al concorso dei primi due fattori.

La rescissione per stato di bisogno (rescissione per lesione) è possibile quando il contratto è stato stipulato a condizioni di grave sproporzione nella misura di oltre la metà in conseguenza della condizione di bisogno di una parte, della quale l’altra ha profittato per trarne vantaggio [10].

Trovandosi in difficoltà economiche, Caio svende i propri beni per realizzare denaro e Sempronio, consapevole del suo stato di bisogno, ne approfitta offrendo un prezzo irrisorio.

Per la rescissione per lesione sono necessari l’esistenza di una situazione di bisogno di uno dei contraenti, la conoscenza della situazione, la volontà di approfittarne da parte dell’altro contraente, la sproporzione nella misura del doppio tra le obbligazioni assunte dalle parti.

L’azione di rescissione può essere evitata se il contraente contro la quale è domandata, offre di modificare il corrispettivo convenuto così da riportare il contratto ad equità.

L’azione di rescissione si prescrive in 1 anno dalla conclusione del contratto [11].


note

[1] Art. 1321 cod. civ.

[2] Art. 1325 cod. civ.

[3] Art. 1419 co. 1 cod. civ.

[4] Art. 1425 cod. civ.

[5] Art. 1427 cod. civ.

[6] Art. 1429 cod. civ.

[7] Art. 1434 cod. civ.

[8] Art. 1439 cod. civ.

[9] Art. 1447 cod. civ.

[10] Art. 1448 cod. civ.

[11] Art. 1449 cod. civ.


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