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Come si tutela la legittima dalle donazioni del padre

21 Marzo 2021
Come si tutela la legittima dalle donazioni del padre

Come evitare che un genitore regali tutti i suoi beni agli altri figli violando i diritti ereditari di un altro.

Un nostro lettore è in causa con il padre naturale per il mancato versamento degli assegni di mantenimento. È venuto a sapere che, nel corso del processo, l’uomo avrebbe intestato quasi tutti i suoi beni in favore dei figli avuti da un successivo matrimonio. Il lettore ci chiede quindi come deve comportarsi, quali azioni legali deve intraprendere per evitare che il patrimonio paterno venga prosciugato in attesa di una sentenza definitiva. 

Per stabilire come si tutela la legittima dalle donazioni del padre dobbiamo fare una premessa importante.

Nullità delle donazioni 

Non è possibile impugnare una donazione finché il donante è ancora in vita. Ciascuno è libero infatti di eseguire atti di disposizione del proprio patrimonio senza che i futuri eredi possano contestare tali liberalità. Come vedremo a breve, l’azione legale di questi ultimi può essere intrapresa solo al momento del decesso del genitore. Di tanto parleremo meglio a breve, quando cioè spiegheremo come si tutela la legittima dalle donazioni del padre. 

Si tenga tuttavia presente che la donazione potrebbe essere contestata anche prima se avvenuta in spregio dei requisiti formali prescritti dalla legge. La legge infatti impone che la «donazione di non modico valore» (quella cioè il cui valore è rilevante rispetto al patrimonio del donante) deve avvenire sempre per il tramite di un notaio e in presenza di due testimoni. Dunque se il padre ha eseguito donazioni di denaro di importo consistente (ad esempio tramite bonifici bancari) in favore dei propri figli legittimi tali atti possono essere dichiarati nulli con un’azione giudiziale di accertamento della nullità. 

Anche le donazioni di immobili devono necessariamente avvenire con atto pubblico notarile, a pena di nullità. 

Non ci sono termini per intraprendere l’azione di nullità della donazione: sicché si può agire in giudizio anche a distanza di numerosi anni.

Tutto ciò però non esclude che, una volta ricostruito il patrimonio del padre, quest’ultimo esegua di nuovo la medesima donazione nel rispetto delle previsioni normative, ossia con il rogito notarile. In tal caso non ci sarebbero motivi di contestazione se non, come detto, solo dopo la sua morte.

Come si tutela la legittima del padre?

Se le donazioni paterne dovessero essere state eseguite nel rispetto della forma prescritta dalla legge, ossia con l’atto pubblico notarile, l’unico modo per poter contestare l’atto, qualora lesivo della legittima, è dopo il decesso del donante. In tale ipotesi, peraltro, come vedremo a breve, sarà possibile anche recuperare eventuali immobili che i figli donatari abbiano ceduto a terzi. Ecco dunque come si tutela la legittima.

La prima cosa da sapere è che la legge regola le quote di legittima sulla base del numero di eredi legittimari ancora in vita alla morte del de cuius. Queste quote quindi variano a seconda di quanti soggetti debbano contendersi il patrimonio del defunto. Ne abbiamo già parlato diverse volte in questo stesso giornale. Leggi ad esempio Quali sono le quote di legittima e Quali sono le quote degli eredi legittimari.

Volendo sintetizzare in poche parole, possiamo dire che la legge riserva sempre ai figli del defunto e al coniuge (i cosiddetti legittimari) una quota del patrimonio del defunto, che questi non può loro negare neanche con un testamento. 

Semmai il testatore dovesse aver privato uno degli eredi legittimari della sua legittima questi può intraprendere un’azione giudiziale nei confronti degli altri eredi per recuperare la propria quota. 

Per calcolare la legittima non si tiene solo conto del patrimonio residuo alla morte del de cuius ma anche delle donazioni che questi ha fatto quando ancora era in vita. E ciò proprio per evitare che una persona, al fine di eludere le disposizioni normative in tema di legittima, distribuisca i propri beni, in favore dei familiari a lui preferiti, prima di morire.

Ci sono 10 anni di tempo per contestare le donazioni fatte dal padre in vita, sempre a condizione che le stesse abbiano leso la quota di legittima dell’erede che agisce.

A tal fine, e venendo al quesito che il lettore ci ha posto, non c’è alcuna distinzione tra quote di legittima spettanti ai figli naturali (quelli cioè nati in assenza di matrimonio) e figli legittimi (quelli cioè nati in costanza di matrimonio). Dunque, il figlio nato da una convivenza o da altra forma di unione di fatto ha gli stessi diritti ereditari dei fratellastri.

Il figlio la cui quota di legittima è stata lesa deve quindi agire, in via giudiziale, nei confronti di tutti gli altri eredi per il ricalcolo delle quote solo dopo la morte del padre: ricalcolo che effettua il giudice nominando un consulente tecnico d’ufficio (il cosiddetto Ctu).

Nell’ipotesi in cui le donazioni paterne, in favore degli altri figli, abbiano avuto ad oggetto beni immobili, potrebbe succedere che i donatari (ossia i beneficiari di tali donazioni) abbiano ceduto tali beni ad altri soggetti (tramite ulteriori donazioni o con degli atti di compravendita). La legge consente tuttavia all’erede legittimario, la cui legittima sia stata lesa, di recuperare detti immobili anche nei confronti di terzi se non sono decorsi 20 anni dalla donazione stessa. Quindi, il terzo soggetto, che magari ha acquistato in buona fede una casa da uno dei donatari, sarà tenuto a restituire l’immobile all’erede leso. 



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