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Cosa fare se ricevo dal mio coniuge una richiesta di separazione?

17 Aprile 2021
Cosa fare se ricevo dal mio coniuge una richiesta di separazione?

Mia moglie mi ha fatto recapitare dai suoi legali una lettera in cui mi chiede la separazione. Cosa devo fare adesso?

Innanzitutto, occorre fare una premessa. Se sua moglie non dovesse modificare le proprie intenzioni, otterrà in ogni caso la separazione anche se lei non fosse d’accordo nel volersi separare.

Infatti, secondo l’insegnamento della Corte di Cassazione (sentenza n. 7.148 del 1992), il singolo coniuge ha diritto di chiedere ed ottenere dal giudice la separazione anche se è soltanto lui a sentirsi “disaffezionato” o “distaccato” dall’altro.

Detto questo, occorre dire che la separazione dei coniugi può essere:

  • consensuale
  • o giudiziale.

La separazione consensuale è quella in cui i coniugi raggiungono un accordo su tutte le questioni relative ai loro rapporti personali e patrimoniali ed in particolare sull’eventuale assegno di mantenimento, sull’assegnazione della casa, sull’affidamento e collocamento dei figli (se ci sono) e su ogni altro aspetto rilevante.

In dettaglio, la separazione consensuale (che è quella che le propongono i legali di sua moglie) si ottiene attraverso i seguenti percorsi:

  • facendo omologare l’accordo raggiunto tra i coniugi dal tribunale (presentando un ricorso congiunto con l’assistenza di un avvocato in comune tra le parti oppure di un avvocato per parte);
  • senza ricorrere al Tribunale, ma siglando l’accordo affidandosi soltanto ai rispettivi avvocati con la procedura della cosiddetta negoziazione assistita (iter più rapido);
  • senza nemmeno l’assistenza dei legali, recandosi nell’Ufficio dello stato civile del Comune di residenza o del Comune in cui fu contratto matrimonio e sottoscrivendo in quella sede l’accordo (questa procedura non può essere seguita se i coniugi hanno figli o prevedono tra loro dei trasferimenti patrimoniali, ma può essere seguita se i coniugi prevedono a carico di uno di essi l’obbligo di pagare un assegno di mantenimento).

In qualunque modo venga raggiunto l’accordo che sta alla base della separazione consensuale (in Tribunale, con l’assistenza dei soli avvocati oppure con accordo in Comune), è evidente che sono i coniugi stessi a stabilire ogni aspetto della separazione e, quindi, nel suo caso sarete lei e sua moglie a stabilire a chi affidare la casa e a decidere anche come regolarvi sul pagamento del mutuo cointestato.

Se, invece, tra lei e sua moglie non verrà raggiunto un accordo, allora entrambi potrete avviare l’iter (molto più lungo) della separazione giudiziale.

In questo caso sarà il Tribunale a determinare con sentenza le condizioni della separazione tra i coniugi (dopo aver tentato la conciliazione) e a valutare se la separazione possa essere addebitata ad uno dei coniugi (preciso che per addebito della separazione si intende l’accertamento compiuto dal giudice che la fine della relazione è responsabilità di uno dei coniugi per la violazione dei doveri matrimoniali; aggiungo che il coniuge a cui viene addebitata la separazione non potrà godere del mantenimento e che l’addebito della separazione va richiesto al Tribunale dal coniuge e non può essere deciso dal Tribunale di propria iniziativa).

Esaminato ogni aspetto rilevante (in particolare i redditi ed il patrimonio dei coniugi), il Tribunale deciderà se porre a carico di un coniuge e a favore dell’altro un assegno di mantenimento, a chi affidare i figli (se figli ci sono), a chi assegnare la casa coniugale in presenza di figli minori o maggiorenni non autosufficienti (casa coniugale è quella dove ha avuto svolgimento la vita familiare).

In assenza di figli, però, la casa coniugale resta affidata al proprietario ed il Tribunale non può intervenire in merito (per cui se la casa è in comunione legale, poiché con la separazione la comunione legale si scioglie e si “trasforma” in comunione ordinaria, la casa resterà in comproprietà tra i coniugi anche dopo la separazione giudiziale).

Questo è il quadro generale.

Le consiglio, considerato che i legali di sua moglie l’hanno invitata per verificare se sia possibile giungere ad una separazione consensuale, di presentarsi all’incontro, eventualmente assistito da un suo legale di fiducia, ed ascoltare quali proposte le vengono avanzate.

Potrà quindi valutarle e decidere successivamente se accettarle o proporre delle alternative.

Finché è possibile, e concludo, un accordo per la separazione consensuale è sempre preferibile rispetto ad una separazione giudiziale decisa con sentenza dal Tribunale (che lascia, assai spesso, strascichi spiacevoli).

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv. Angelo Forte



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