Costringere il figlio a dimostrare che non si droga è reato

22 Marzo 2021 | Autore:
Costringere il figlio a dimostrare che non si droga è reato

Condannato per maltrattamenti il genitore che obbliga a fare un’analisi tossicologica o una visita ginecologica per sapere se la figlia ha avuto rapporti.

Un conto è tenere sotto controllo i figli per evitare che prendano una brutta strada. Ed un altro, ben diverso, è pretendere di svolgere il ruolo di genitore con la violenza. Così, commette reato di maltrattamenti il padre che costringe il figlio a fare degli esami medici per scoprire se si droga oppure porta con la forza la figlia dal ginecologo per scoprire se ha già avuto dei rapporti sessuali o è ancora vergine. Si farebbe fatica a credere che, al giorno d’oggi, succedono ancora queste cose se non ci fosse una recente sentenza della Cassazione in merito [1].

La Suprema Corte si è occupata del caso di un uomo che aveva costretto la figlia minorenne a fare delle analisi di urina in casa per rilevare l’eventuale presenza di sostanze stupefacenti ed una visita ginecologica, sempre a domicilio, per accertare che fosse ancora vergine. Questi comportamenti sono stati riconosciuti come vessazioni dal tribunale, poiché le dichiarazioni rese dall’adolescente non sono apparse condizionate da astio o da rancore (la ragazzina avrebbe dimostrato, anzi, affetto e ammirazione per il padre). Inoltre, i fatti sarebbero stati dimostrati da una certificazione medica e dalle testimonianze di un’insegnante e dello stesso ginecologo che ha eseguito la visita.

Che la giovane facesse uso di stupefacenti era un fatto noto, visto che la stessa ragazza non l’ha mai nascosto. Tuttavia, secondo la Cassazione, va condannato il fatto che il padre non si sia rivolto alle strutture preposte per occuparsi di queste problematiche ma abbia deciso di agire di testa sua senza preoccuparsi di quali conseguenze potesse avere il suo comportamento per la figlia. Non solo le analisi e la visita che la giovane è stata costretta a fare ma anche le percosse che avrebbe subìto più di una volta.

Di fronte alla condanna del tribunale, il padre è ricorso in Cassazione dove, però, i giudici supremi gli hanno dato torto di nuovo. Nella sentenza, infatti, si legge che tale condotta da parte del genitore supera il limite di un corretto metodo educativo, poiché – si legge – «l’uso sistematico della violenza, quale ordinario trattamento del minore, anche se sostenuto da animus corrigendi, non può rientrare nell’ambito della fattispecie di abuso dei mezzi di correzione ma concretizza, sotto il profilo oggettivo e soggettivo, gli estremi dl più grave delitto di maltrattamenti»

La Cassazione parla apertamente di «conseguenze in termini di sofferenza morale» per la figlia, di «umiliazione e svalutazione della personalità» nel costringere la ragazza alla visita ginecologica per accertare se aveva già avuto dei rapporti intimi, ad urinare davanti al padre per fare l’esame tossicologico, a chiedere che, a scuola, rimanesse isolata durante la ricreazione.

Secondo il Codice penale [2], «chiunque maltratta una persona della famiglia o comunque convivente o una persona sottoposta alla sua autorità o a lui affidata per ragioni di educazione, istruzione, cura, vigilanza o custodia […] è punito con la reclusione da tre a sette anni. La pena è aumentata fino alla metà se il fatto è commesso in presenza o in danno di persona minore, di donna in stato di gravidanza o di persona con disabilità, ovvero se il fatto è commesso con armi».


note

[1] Cass. sent. n. 7511/2021.

[2] Art. 572 cod. pen.


Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non hanno ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

2 Commenti

  1. rabbrividisco dinanzi a certe vicende, perché credo sia assurdo costringere un figlio ad urinare davanti e a fare controlli dal ginecologo per appurare certi fatti. Sono d’accordo con la pronuncia della Cassazione.

  2. Ma come si è permesso il padre a pretendere certi esami e povera figlia sarà traumatizzata per esser stata sottoposta a questo tipo di controlli. Bisogna creare il dialogo con i figli, non un clima di terrore e sospetti

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema (max 1000 caratteri). Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA

Canale video Questa è La Legge

Segui il nostro direttore su Youtube