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Lo sai che? Cellulare col vivavoce all’insaputa dell’interlocutore: illecita lesione della privacy?

Lo sai che? Pubblicato il 5 marzo 2014

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> Lo sai che? Pubblicato il 5 marzo 2014

Se si omette di informare l’interlocutore si è passibili di un giudizio di risarcimento del danno e di una querela penale per illecito trattamento dei dati personali.

L’uso disinvolto dei cellulari e degli strumenti che essi mettono a disposizione si risolve, non poche volte, in veri e propri illeciti. Ciò che, infatti, la tecnica consente, non sempre è ammesso dal diritto.

Con riferimento alle registrazioni delle conversazioni tra presenti avevamo già dato alcuni chiarimenti in un precedente articolo (leggi: “Registrare una conversazione tra presenti col cellulare è lecito?”). Oggi, però, ci occuperemo di un’altra condotta spesso realizzata con leggerezza: quello dell’uso del vivavoce, all’insaputa dell’interlocutore, per far ascoltare la conversazione ad altre persone presenti nello stesso luogo. A stabilire se tale condotta sia lecita o meno è lo stesso codice della privacy che, in un articolo apposito [1], disciplina proprio tale ipotesi. La norma stabilisce che l’utente ha l’obbligo di informare l’altro utente quando, nel corso della conversazione telefonica, viene utilizzato un dispositivo – come appunto il “vivavoce” – che consente l’ascolto della conversazione stessa da parte di altri soggetti. La semplice “informazione” ovviamente consentirà all’altro interlocutore di scegliere se proseguire la conversazione o interromperla. Il che, in buona sostanza, significa che è necessario sempre il consenso di tutti i soggetti per la divulgazione della chiacchierata telefonica.  In verità, tale disposizione sembra riferirsi solo al caso di comunicazioni commerciali relative alla fornitura di servizi di comunicazione elettronica accessibili al pubblico su reti pubbliche di comunicazioni, comprese quelle che supportano i dispositivi di raccolta dei dati e di identificazione. Sembra quindi che non valga nelle comunicazioni tra privati.

Invece in un precedente la Cassazione [2] ha detto che rientra nella facoltà di ciascuno dei conversanti di porre a conoscenza di altri quanto percepisce, mentre tale possibilità di ostensione a terzi delle proprie comunicazioni rientra nel rischio dei partecipanti al dialogo di vedere diffuse le proprie affermazioni, insito in qualsiasi rapporto interpersonale, ineludibile se non con la generica fiducia riposta nella persona con la quale ci si pone in relazione.

Chiunque, dunque, utilizzi apparecchiature come il “viva-voce”, consentendo a terzi di ascoltare le proprie conversazioni, non commette reato e non è passibile di denuncia. Se vuoi ulteriori approfondimenti sul tema ti consiglio di leggere la guida Ascoltare una telefonata altrui è legale?

note

[1] Art. 131, comma 3, cod. privacy.

[2] Cass. sent. n. 15003/2013.

 

Autore immagine: 123rf.com


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