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Danni dei minori in rete: la responsabilità dei genitori

29 Luglio 2021 | Autore:
Danni dei minori in rete: la responsabilità dei genitori

Papà e mamma sono tenuti a pagare l’illecito commesso dal figlio su un social network, mentre il Regolamento Ue concede ai 14enni autonomia sul web.

La libertà di cui godono su Internet, per legge, i ragazzi minorenni che hanno già compiuto i 14 anni si sta rivelando un’arma a doppio filo per i genitori, chiamati da una parte a controllare l’attività dei figli in rete e, dall’altra, a farsi da parte quando un quindicenne decide di aprirsi un profilo su Facebook o su Instagram per condividere quello che ritiene opportuno. Il problema che si pone non è tanto il fatto di consentire agli adolescenti l’accesso ai social quanto l’eventuale danno che possono provocare a terzi con i loro commenti o con la pubblicazione di determinate foto. Chi ne risponde? Il ragazzino che non è ancora maggiorenne o il genitore che è stato estromesso dalla legge dal decidere se il figlio può aprire un account in rete? Insomma, sui danni dei minori in rete, la responsabilità dei genitori fino a dove arriva?

Il pasticcio generato dal Regolamento europeo sulla protezione dei dati, il famoso Gdpr, crea questa contraddizione: se un minore può navigare da solo in rete, perché si deve chiedere al genitore di rispondere di un illecito commesso dal figlio? In altre parole: secondo il testo del Regolamento, l’adolescente over 14 è in grado di gestire da solo la sua «vita social» ma non è in grado di assumersi fino in fondo la responsabilità di quello che fa. Così, se crea un danno, si rischia di dover chiedere un risarcimento ad un genitore insolvente, il che metterebbe a rischio il risarcimento stesso. Vediamo di capirne di più.

Danni dei minori in rete: cosa dice il Gdpr

Il Regolamento sulla privacy n. 679 del 2016 approvato in sede europea permette al minore di 18 anni (in Italia, ai ragazzi con almeno 14 anni compiuti) di dare autonomamente il proprio consenso per i servizi digitali, senza l’autorizzazione dei genitori. L’informativa sottoposta ad un minore ai fini del consenso dovrà utilizzare un linguaggio semplice e chiaro, facilmente comprensibile dal ragazzino.

In questo modo, il margine di controllo da parte dei genitori si riduce al minimo, in quanto non possono impedire al proprio figlio di aprire su un social network un account che, tra le altre cose, presuppone il consenso al trattamento dei suoi dati, oltre che la possibilità di pubblicare, condividere, far circolare o ricevere contenuti di qualsiasi tipo.

Danni dei minori in rete: il ruolo dei genitori

Quello che la legge pretende dai genitori dei minori over 14 che navigano liberamente in rete è che provvedano all’educazione dei loro figli in modo efficace per evitare che i ragazzini commettano qualche illecito o ne rimangano vittime.

L’articolo 2048 del Codice civile, infatti, stabilisce che il padre e la madre, insieme, sono chiamati a rispondere dei danni causati dal figlio e se ne possono liberare solo nel caso in cui riescano a provare di non avere potuto impedire il fatto. Il che non è sempre facilmente dimostrabile.

La giurisprudenza ha sentenziato diverse volte che l’estrema pericolosità dei mezzi telematici impone un’attività di controllo sui contenuti inviati e ricevuti dai figli da parte dei genitori [1]. Il che, nell’ambito educativo, significa poter limitare sia in termini di quantità sia di qualità l’utilizzo della rete attraverso una corretta educazione per evitare che venga usata in modo non appropriato. Tant’è che, ad esempio, il tribunale di Sulmona ha condannato qualche anno fa alcuni genitori a pagare i danni causati dai loro figli per la diffusione via WhatsApp e Facebook dell’immagine nuda di una loro coetanea senza il consenso della ragazzina [2].

In altre parole: il genitore può essere chiamato a risarcire un danno provocato dal figlio minorenne perché non gli ha impartito la necessaria educazione sull’uso corretto dei mezzi telematici e, in questo caso, dei social network e dei servizi di messaggistica in particolare. Ma anche per non avere controllato i contenuti inviati o ricevuti dal figlio [3].

Danni dei minori in rete: responsabilità civile o penale?

Nel caso in cui un minore commetta un danno via Internet, la responsabilità dei genitori è civile o penale? Da un punto di vista penale, la responsabilità dei minori parte dai 14 anni in poi. È da questo momento, infatti, che si inizia a rispondere dei propri crimini. Significa, quindi, che i genitori sono esonerati da ogni responsabilità se il figlio minore che ha già compiuto i 14 anni commette un reato via web.

La questione cambia sotto il profilo civile: i genitori hanno quella che viene chiamata la «responsabilità oggettiva» degli illeciti commessi dai figli. E si torna al discorso di prima: al padre e alla madre viene contestato il fatto di non avere impartito al figlio una corretta educazione. In questo caso, dunque, se il ragazzino «la combina grossa» su Facebook o su Instagram, se pubblica delle immagini che non deve o insulta qualche compagno o un professore sui social, i genitori possono essere chiamati in causa per risarcire il danno.

Il che, ovviamente, lascia papà e mamma in una situazione non semplice da gestire: il figlio di 14 anni può autonomamente aprire un suo account su Internet e, quando i genitori non sono presenti, scrivere o diffondere quello che gli pare. Ai genitori la responsabilità civile di quello che fa. E alla vittima dell’illecito commesso, l’eventualità di trovarsi a chiedere un risarcimento a chi non ha i soldi per pagare.


note

[1] Trib. Caltanissetta sent. dell’08.10.2019.

[2] Trib. Sulmona sent. del 09.04.2018.

[3] Trib. La Spezia sent. del 07.03.2018.


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2 Commenti

  1. non bisogna lasciare soli i bambini in Rete: il web è pieno di pericoli e se noi lasciamo ai piccoli la possibilità di navigare senza restrizioni, di iscriversi ai social ecc, il rischio di incappare in una forma di violenza online è altissimo. a partire dal cyberbullismo fino alle varie forme di violenza per poi comprendere i casi di pubblicazione di contenuti privati

  2. i genitori devono prendersi le proprie responsabilità e rispondere dei reati commessi dai figli. ci sono giovani che commettono certi gesti pensando solo di fare un dispetto senza soffermarsi sul fatto che invece da quel comportamento può scaturire una responsabilità penale e civile

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