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5 consigli per difendersi da un uomo violento

29 Luglio 2021 | Autore:
5 consigli per difendersi da un uomo violento

Qual è l’identikit dell’uomo violento e come agisce; cos’è la violenza domestica; in che modo la vittima può chiedere aiuto e come sporgere denuncia/querela.

Hai iniziato una nuova relazione. Finalmente, pensi di aver trovato l’uomo della tua vita, l’altra metà della mela. Sembra andare tutto a gonfie vele. Lui si mostra gentile e premuroso. Hai notato che è molto geloso, però ritieni che un po’ di sana gelosia nel rapporto di coppia possa essere tollerata. Inoltre, lui si mostra particolarmente interessato ai tuoi movimenti, ai tuoi progetti e alle tue attività quotidiane. All’inizio, non hai dato molto peso a queste eccessive «attenzioni», anzi le hai interpretate come una forma di interesse nei tuoi riguardi.

Dopo un po’ di tempo insieme, il tuo compagno ti ha chiesto inaspettatamente di andare a convivere. Sebbene ti sia sembrata una proposta un po’ avventata, presa dall’entusiasmo, hai accettato. Da lì, è iniziato il tuo incubo. Probabilmente, ti sei imbattuta in questo articolo perché sei alla ricerca di alcuni consigli per difendersi da un uomo violento in quanto la relazione con il tuo partner ti ha portato ad escluderti totalmente dal resto del mondo. Sei diventata molto introversa, non esci più con i tuoi amici, hai persino cambiato atteggiamento verso i tuoi colleghi di lavoro. Hai problemi di concentrazione. Lui ti ha fatto il lavaggio del cervello. Ti fa sentire insicura, ti umilia pubblicamente, la tua autostima è sottoterra e così ti ritrovi in una condizione di inferiorità e passività.

Ben presto, dalle frasi dispregiative, finalizzate a farti sentire inutile e invisibile, è passato alle minacce verbali e alle aggressioni fisiche. Hai tentato invano di metterlo di fronte all’evidenza delle violenze inflitte, ma lui nega i fatti oppure dice che stai esagerando e minimizza l’accaduto.

A questo punto ti starai chiedendo: «Come posso difendermi da un uomo violento?». Prosegui nella lettura per conoscere 5 consigli per difendersi da un uomo violento. Troverai l’intervista al dr. Maurizio Cottone (specialista in psicoterapia psicoanalitica). Ma prima è bene fare alcune importanti premesse.

Se sei vittima di violenza domestica, il consiglio più ovvio è quello di denunciare l’accaduto alle autorità recandoti presso la stazione dei carabinieri o il comando di polizia più vicino; oppure chiamando il 112 o il 113; oppure contattando il numero 1522; oppure segnalando l’accaduto alla Polizia di Stato tramite l’app Youpol. Confidati con i tuoi cari; non vergognarti di raccontare quanto sei costretta a subire.

Devi sapere che la violenza domestica, come precisa l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms), è un fenomeno diffuso in tutto il mondo e in tutte le fasce sociali; riguarda ogni forma di abuso psicologico, fisico, sessuale finalizzato al controllo della vittima.

Chi subisce la violenza domestica può sviluppare diversi disturbi: sensi di colpa, bassa autostima, ansia, tensione, tachicardia, disturbo post-traumatico da stress, disturbi del sonno.

Ma come mai alcuni uomini ricorrono all’uso della violenza? Cosa scatta nella mente dell’uomo violento? Perché la vittima spesso non riesce a reagire e continua a subire queste violenze fisiche e/o psicologiche? Per approfondire questo argomento, come ti ho già anticipato, abbiamo intervistato il dr. Maurizio Cottone. Dopo l’intervista, ti spiegherò cos’è la violenza domestica e come difendersi, come sporgere querela e quali altri strumenti ha a disposizione la vittima per chiedere aiuto.

Cosa accade nella mente di un uomo violento?

Da un punto di vista meramente psicologico, l’uomo violento ha un problema di tipo relazionale, è attanagliato da una sofferenza profonda e, parallelamente, vive nell’incapacità di esprimerla se non attraverso, appunto, il comportamento violento.

L’uomo violento non tollera l’indipendenza della partner; quest’ultima non è vissuta come entità autonoma e separata (questa è una delle spiegazioni per cui la violenza più manifesta nell’uomo scaturisce, per la stragrande maggioranza dei casi, alla fine di una relazione in cui l’uomo violento non accetta la separazione dalla partner). Di conseguenza, ciò che si va ad instaurare nella coppia è una relazione di tipo “simbiotico”: una relazione talmente stretta da annientare l’esperienza delle differenze e il sentimento stesso.

L’uomo violento crede di amare la propria partner, ha una difficoltà enorme a mettersi in discussione e tende a negare i propri comportamenti aggressivi fino a ritenersi, in casi estremi, lui stesso una vittima.

Perché l’uomo violento cerca di isolare la donna da amici e parenti?

L’isolamento serve all’uomo per alienare la donna da ogni rapporto sociale: familiare e amicale. Questo, inevitabilmente, indebolisce la donna e toglie grande probabilità che questa riesca a chiedere aiuto.

In cosa consiste la violenza psicologica?

La violenza psicologica è un abuso emotivo, mentale e verbale. È una forma di maltrattamento che resta in genere nascosta, ma rimane una delle espressioni più devastanti e manipolatorie di esercizio di potere e controllo sulla persona che ha come scopo la sopraffazione della vittima.

La violenza psicologica si esplica in denigrazione della persona fino al punto da farle perdere il senso di identità, dignità e la coscienza del proprio valore attraverso critiche, accuse, svalutazione, menzogna e ricatti.

Perché l’uomo violento tende a sminuire la propria partner?

La violenza agita dall’uomo nella coppia ha come fine quello di esercitare e mantenere un controllo all’interno della famiglia. È dunque una strategia di umiliazione ed esercizio della paura che contribuisce a mantenere il potere nelle mani dell’uomo violento.

Cosa scatta nella mente della vittima di violenza?

È utile ricordare che l’episodio violento è solo uno degli elementi complessi che caratterizzano la coppia: l’uomo che ha commesso violenza tende, in un momento successivo, a mettere in atto dei gesti di affetto e tenerezza, gesti che potremmo definire “riparatori”, i quali portano la vittima a sentirsi in colpa, a giustificare l’aggressore e a continuare la relazione nell’illusione che quello violento sia stato solo un momento isolato.

Perché alcune donne cadono nella trappola della violenza?

Per rispondere a questo quesito è innanzitutto utile ricorrere a quella che Freud ha denominato “coazione a ripetere”, cioè una spinta originariamente inconscia che evidenziano le donne vittime di violenza o che si trovano in relazione con un uomo violento, a riprodurre nel presente situazioni analoghe vissute nel passato.

È frequente che alcune donne scelgano sempre il tipo di partner “sbagliato”, quel partner violento che non ritrovano come caso unico in una relazione, ma che continuano a scegliere anche nelle relazioni successive.

Perché una donna arriva ad «accettare» certi comportamenti?

Il bisogno incessante della donna che ricerca relazioni di questo tipo è quello di sentirsi amata. Per essere amata, la donna, per così dire, “traduce” i gesti riparatori dell’uomo convincendosi che il suo sia amore e che questo possa dare “nutrimento” a quel bisogno di sentirsi amata. Sicuramente, una motivazione alla base della “scelta”, da parte di una donna, di una relazione con un uomo che si rivela violento è la mancanza di autostima, e dunque l’incapacità della donna di amare sé stessa. Questo porta la donna ad essere bisognosa d’amore e a ricercarlo in una relazione di dipendenza.

Le donne che ricercano relazioni di questo tipo, inoltre, tendono a confondere il bisogno di controllo con l’amore interpretando quelle che sono volontà di controllo come dimostrazioni d’affetto.

Un altro elemento è la convinzione di poter cambiare il partner con l’impegno, l’amore e la dedizione trasformandolo in un partner perfetto. Non esistono certamente sentimenti che possano cambiare un uomo violento, ma quella che chiamiamo una vera e propria “guarigione dalla violenza” può passare solo attraverso un percorso terapeutico.

5 consigli per difendersi da un uomo violento?

La donna di un uomo violento spera sempre che il compagno torni ad essere un uomo premuroso, cercando e trovando delle giustificazioni alla sua violenza. La partner crede di poterlo cambiare attraverso il suo amore e questo si configura come un grave errore: nel momento in cui si subisce la prima violenza, gli interessi aumenteranno sempre di più e sarà sempre più difficile venirne fuori.

Questi sono i primi segnali di una relazione di coppia disfunzionale e, in questo momento, si è ancora in tempo per mettere delle barriere, per riuscire a tutelarsi attraverso il supporto di familiari e amici riuscendo finalmente ad interrompere la relazione disfunzionale.

Ecco alcuni consigli:

  1. ciò che fa la differenza è cercare di non accettare già la prima manifestazione di violenza, questa non si configura come episodio isolato, ma a questo seguirà un’escalation di violenze e accuse;
  2. spesso, la donna, nonostante sia vittima, vive col senso di colpa che ci sia qualcosa di sbagliato in lei. La piaga più grande è che le donne fanno fatica a parlare della violenza che subiscono: “il silenzio circonda la violenza”. La donna che subisce spesso è una vittima che viene isolata, si isola, non parla con nessuno di ciò che sta vivendo. È importante invece cercare di chiedere aiuto per porre fine alla spirale di violenza in cui si è costretti a vivere. In questo senso, familiari, amici, centri specializzati e centri antiviolenza diventano i destinatari a cui rivolgere la propria richiesta d’aiuto perché è importante sottolineare che, una volta entrate nel circolo della violenza, è estremamente difficile uscirne da sole;
  3. è importante rivolgersi ai centri antiviolenza sul territorio in cui lavora personale specializzato a fornire informazioni utili a tutelarsi;
  4. per denunciare i fatti o chiedere un immediato intervento in caso di pericolo imminente ci si può rivolgere alla Stazione dei Carabinieri o al Commissariato della Polizia di Stato;
  5. è utile anche rivolgersi ad un avvocato specializzato in diritto penale.

Chiedere aiuto, con tutta la difficoltà del caso, è l’unico strumento nelle mani di una donna che subisce violenza.

Come difendersi dalla violenza domestica

Dopo aver analizzato quali sono i comportamenti tipici dell’uomo violento nell’intervista al dr. Maurizio Cottone e quali sono i consigli per evitare il reiterarsi di certi episodi di violenza, a seguire ti spiegherò nel dettaglio come sporgere querela e ti illustrerò cosa prevede la legge in tutte le ipotesi di violenza domestica.

Ma procediamo con ordine e scopriamo cos’è la violenza domestica.

Per violenza domestica facciamo riferimento ad uno o più atti, gravi ovvero non episodici, di violenza fisica, sessuale, psicologica o economica che si verificano all’interno del nucleo familiare o tra persone legate (anche in passato) da un vincolo di matrimonio o da una relazione affettiva.

Questa forma di violenza viene esercitata prevalentemente tra le mura domestiche, nel luogo in cui ci si dovrebbe sentire più al sicuro. L’autore della violenza mette in atto un complesso di comportamenti finalizzati all’affermazione del potere e del controllo sull’altra persona, sulle sue azioni e sui suoi pensieri.

Come difendersi dalla violenza domestica? Innanzitutto, se sei vittima di violenza domestica, ti consiglio di recarti immediatamente presso la stazione dei carabinieri o il comando di polizia più vicino e sporgere denuncia/querela. Non avrai bisogno di un avvocato. Dovrai semplicemente raccontare le violenze subite alle forze dell’ordine. Dopo aver messo nero su bianco le tue parole, le autorità ti chiederanno di sottoscrivere l’atto appena elaborato.

Dopodiché, la denuncia/querela sarà trasmessa alla Procura della Repubblica ed il procuratore valuterà le indagini da svolgere. A questo punto, potrebbe passare del tempo e, con grande probabilità, non avrai alcuna intenzione di fare ritorno a casa dal momento che potresti imbatterti in un ambiente ostile e subire ulteriori violenze, specialmente se il tuo aguzzino ha scoperto che hai deciso di sporgere una denuncia/querela nei suoi riguardi.

A questo punto, diventa essenziale l’ordine di allontanamento dalla casa familiare. Di cosa si tratta? È una misura cautelare che, nel corso delle indagini preliminari, il giudice può disporre nei confronti della persona indagata soltanto se ne sussistono le condizioni.

Visto che è il giudice, su richiesta del magistrato del pubblico ministero, a poter disporre questo provvedimento, cosa può fare la vittima di violenza domestica? Può proporre l’emissione di questa misura cautelare nel momento in cui sporge denuncia/querela.

Cosa comporta l’allontanamento dalla casa familiare? Con un’ordinanza, il giudice impone alla persona denunciata/querelata di allontanarsi dall’abitazione familiare e di non rientrarvi fino a nuovo ordine.

Il giudice può anche imporre all’imputato di non avvicinarsi ai luoghi abitualmente frequentati dalla vittima (in genere, si tratta del posto di lavoro, del domicilio della famiglia d’origine o dei prossimi congiunti), a meno che la frequentazione sia necessaria per ragioni lavorative. Inoltre, se ne ricorrono le condizioni, il giudice può obbligare la persona allontanata a versare un assegno di mantenimento a favore dei suoi familiari.

In che modo è possibile garantire il rispetto dell’ordine di allontanamento dalla casa familiare e del divieto di avvicinamento ai luoghi frequentati dalla vittima? Solitamente, si ricorre all’uso del braccialetto elettronico. E se l’autore della violenza domestica dovesse violare questi provvedimenti? Allora, sarà punito con la detenzione da 6 mesi a 3 anni.

In alternativa alla denuncia/querela, la vittima di violenza domestica può ricorrere al cosiddetto ammonimento del questore. In caso di segnalazione alle forze dell’ordine di un fatto riconducibile ai reati di percosse o lesioni personali, nell’ambito della violenza domestica, anche in assenza di denuncia/querela della vittima, una volta assunte le informazioni necessarie da parte degli organi investigativi e sentite le persone informate dei fatti, il questore può procedere all’ammonimento dell’autore del reato.

L’ammonimento del questore è una misura di prevenzione che ha lo scopo di scoraggiare il reiterarsi degli episodi di violenza domestica. Tuttavia, potrebbe provocare l’effetto contrario e determinare peggiori ritorsioni nei confronti della vittima. Ecco perché, in caso di violenza domestica, è consigliabile sporgere subito denuncia/querela alle autorità affinché si possa avviare un procedimento penale contro l’autore della violenza e ottenerne l’allontanamento dalla casa familiare.

Altri modi per segnalare la violenza domestica

Se non hai la possibilità di recarti presso la stazione dei carabinieri o il comando di polizia più vicino, puoi chiamare i carabinieri al 112 o la polizia al 113 oppure puoi telefonare al numero antiviolenza e stalking 1522, attivo 24 ore su 24 tutti i giorni dell’anno e accessibile gratuitamente sia da rete fissa che mobile.

Puoi anche usare l’app Youpol, realizzata dalla Polizia di Stato per segnalare i reati di violenza che si consumano tra le mura domestiche: è possibile trasmettere in tempo reale messaggi ed immagini. Le segnalazioni sono automaticamente georeferenziate, ma la vittima può modificare il luogo in cui sono avvenuti i fatti.

Oppure, per comunicare silenziosamente la tua richiesta di aiuto puoi ricorrere all’uso di un gesto, il cosiddetto “Signal For Help” (che consiste nel piegare il pollice verso il palmo della mano tenendo le altre quattro dita in alto per poi chiuderle a pugno), lanciato dalla Canadian Women’s Foundation lo scorso aprile, in occasione del primo lockdown dovuto alla pandemia Covid-19 durante il quale è stato registrato un netto aumento degli episodi di violenza, in quanto molte donne si sono ritrovate intrappolate in casa con i loro mariti/compagni aggressivi.

Il segnale di aiuto può essere eseguito durante una videochiamata o nel momento in cui si apre la porta di casa per ricevere la consegna di un pacco, la posta, del cibo a domicilio, una visita.

In ogni caso, è sempre bene rivolgersi alle autorità competenti per denunciare le violenze subite.



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5 Commenti

  1. la mia ex compagna, strano a dirsi ma è così, aveva spesso scatti di rabbia e tutto ciò che le capitava a tiro nel suo raggio d’azione, finiva per essere distrutto. un giorno mi ha scagliato contro dei piatti ferendomi. Poi, un attimo dopo, era scoppiata e urlava come un’esaltata aggredendomi. Il giorno successivo, mi videro in ufficio con un occhio nero. Dissi che era stato un tizio che si era drogato

  2. ho capito che il mio ragazzo era un violento quando dopo un’accesa discussione mi prese il braccio stringendomi e continuando a farmi male seppur io gridavo e quando mi sferrò uno schiaffo con tutta la sua forza. ma a ferirmi non furono solo dolore e umiliazione, ma il suo sguardo pieno di odio, risentimento e senza alcun briciolo d’amore. Così decisi di denunciarlo. Scelta difficile, sofferta ma necessaria per la mia incolumità e serenità

  3. La convivenza con il mio ex divenne intollerabile dopo la mia decisione di abortire. Lui non voleva e allora mi faceva pesare questa scelta ogni maledetto giorno, facendomi sentire un’assassina. E come se non bastasse, infieriva come se avessi preso questa decisione a cuor leggero. Una sera, mi guardò con disprezzo e mi tirò per i capelli con rabbia e mi sbattè il viso contro lo specchio sul muro e mi disse di guardarmi bene perché ero io ad essere un aborto di donna. capii che non avrebbe mai perdonato la mia decisione e che non mi amava più. era arrivato a dirmi cose terribili e a farmi stare male. non aveva più senso continuare e così rivelai subito tutto ai miei cari e andai dalle forze dell’ordine e poi andai a fare terapia da uno specialista per cercare di superare l’accaduto psicologicamente

  4. Consigli molto utili e istruzioni fondamentali di cui servirsi in caso di maltrattamenti in famiglia e violenza domestica. E’ vero che tra le mura di casa possono succedere le cose più tremende e inaspettate. Intanto, talvolta, ci si fida di persone che sanno nascondere bene la loro vera natura. MA se devi rischiare di stare male, meglio soli che mal accompagnati

  5. Ahimé, durante la pandemia, tutti i casi di violenze domestiche e maltrattamenti si sono amplificati. Le vittime si sono ritrovate spesso h24 a contatto con il loro carnefice e non potevano neppure rivolgersi ad altri durante queste chiusure e restrizioni per evitare la diffusione dei contagi del covid-19. intanto, è emersa un’emergenza nell’emergenza. Quindi, credo sia stato importante individuare questa nuova forma di richiesta di aiuto di cui si parla nell’articolo in modo da segnalare i casi di maltrattamenti e violenze senza farsi accorgere dal proprio compagno aggressivo

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