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Come riconoscere un uomo violento?

29 Luglio 2021 | Autore:
Come riconoscere un uomo violento?

Perché alcuni uomini sono inclini alla violenza? Quali sono i campanelli d’allarme a cui fare attenzione? Quando si configura il reato di maltrattamenti in famiglia, come dimostrarlo e come difendersi? Le ultime pronunce giurisprudenziali.

«Casa dolce casa»: purtroppo, questo proverbio non è sempre valido. Almeno non per tutti. Per qualcuno, la propria abitazione è un luogo avvolto dalla paura. Anziché essere un rifugio sicuro, spesso, la propria casa è il posto in cui si consumano atroci violenze, fisiche e/o psicologiche, caratterizzate da aggressioni, lesioni personali, minacce, umiliazioni. Chi commette ripetutamente azioni violente fra le mura domestiche, in genere, ha un unico obiettivo: esercitare il pieno controllo sulla vittima al fine di porla in uno stato di «sudditanza». Perché? Per sentirsi appagato, potente e sicuro di sé.

Se desideri saperne di più su questo argomento e scoprire come riconoscere un uomo violento, prosegui nella lettura. Troverai l’intervista al dr. Maurizio Cottone. Potrai comprendere se l’uomo violento è consapevole della gravità dei suoi comportamenti; quali sono i campanelli d’allarme a cui fare attenzione; come portare gli uomini violenti a mettersi in discussione per uscire dal tunnel della violenza.

Dopo l’intervista allo specialista in psicoterapia psicoanalitica, ti spiegherò quando si configura il reato di maltrattamenti in famiglia, come dimostrare il delitto e come difendersi. Inoltre, ti parlerò degli ultimi casi portati nelle aule dei tribunali.

Ma procediamo con ordine e partiamo dagli aspetti psicologici, per poi analizzare i risvolti giuridici.

Come riconoscere un uomo violento? 

L’uomo violento è colui che in casa esercita il controllo, reagisce in maniera aggressiva, ma è anche colui che nella vita sociale, a lavoro e nelle sue relazioni amicali, si comporta in modo cordiale e disponibile, e improvvisamente cambia quando sente di perdere il controllo sulla propria partner. L’uomo violento, infatti, è in un continuo esercizio del potere sulla propria partner, dirige offese che divengono sempre più specifiche nel tentativo di sottometterla.

Spesso, da parte dell’uomo violento, si riscontra un tentativo concreto di allontanare la donna da parenti e amici, cioè da coloro che rientrano nella cerchia ristretta della partner, e si registra un’istigazione all’abbandono dei propri interessi per poter avere più controllo sulla donna senza interferenze esterne.

L’uomo violento è consapevole della gravità dei suoi comportamenti?

L’uomo violento tende a negare i suoi comportamenti disfunzionali perché non è disposto a mettersi in discussione. È importante sottolineare che il primo problema che si affronta, quando si tenta di comprendere il perché del comportamento esercitato da un uomo violento, è di tipo culturale. Chi maltratta non riconosce di vivere un disagio e lo esprime proprio attraverso la «mediazione» della violenza agita: fisica e/o verbale.

Spesso, si tratta di uomini fragili, vissuti anch’essi in contesti di violenza e maschilismo. La violenza colpisce tutti i ceti economici e sociali: uomini con la terza elementare, laureati e professionisti.

Prima di arrivare alla violenza fisica quali sono i campanelli d’allarme a cui fare attenzione?
Le violenze spesso non si manifestano con un episodio brutale, ma la violenza si sviluppa in modo graduale, crescente e ciclico.

Gli episodi violenti partono dal verbale, soprattutto per un’esigenza di controllo totale della propria partner fino ad arrivare ad uno scoppio della tensione accumulata a cui segue un periodo di calma che ha lo scopo, da parte dell’uomo violento, di “farsi perdonare” giustificando il suo comportamento come frutto di un episodio isolato.

A livello psicologico, l’uomo violento comincia con una svalutazione della partner, della sua autostima, conducendola ad un isolamento prolungato e allontanandola da familiari e amici nel tentativo di controllare in modo totale la sua vita.

L’estrema gelosia è il campanello d’allarme più riconosciuto quando si parla di uomini violenti. Il partner abusante tende a giustificare il suo controllo come “segno d’amore”. A questo, segue la possessività, cioè il desiderio di avere la persona soltanto per sé: il partner si aspetta che la donna condivida con lui ogni informazione su ciò che fa e che passi tutto il tempo con lui.

Perché alcuni uomini violenti ricorrono alla «carta» del vittimismo?

Il vittimismo è un’altra «strategia» tipica degli uomini violenti; esso si esprime attraverso l’espressione verbale «Tu alimenti la mia gelosia». È tipico degli uomini violenti trovare il responsabile del loro disagio interiore all’esterno, proprio per la loro incapacità di riconoscere la propria violenza agita.

Quanto conta la dipendenza economica?

Per avere potere sulla donna, l’uomo tende a privare la donna della sua indipendenza economica. Il conto corrente deve dunque essere unico e lui stesso deve gestirlo. Se la donna non è indipendente anche da un punto di vista economico, farà ancora più fatica ad agire.

Nel ricorrere alla violenza, fisica e/o psicologica, cosa si aspetta l’uomo dalla vittima?

L’uomo utilizza la violenza agita a livello verbale e/o fisico con lo scopo di sottomettere a sé la propria partner, portarla ad isolarsi da ogni altro tipo di relazione con lo scopo finale di esercitare su di lei il suo potere e controllo.

L’uomo violento si aspetta che la donna riconosca l’amore in quei comportamenti violenti che lui stesso mette in atto, che questa lo assecondi in tutto e per tutto. Questo contribuisce a tenere la partner legata a sé facendola sentire spesso inadeguata e spingendola così ad uniformarsi a ciò che le viene ordinato.

Quali sono le terapie a cui dovrebbero sottoporsi gli uomini violenti?

Curare gli autori della violenza, significa comprendere come contrastare la violenza di coppia e come portare gli uomini violenti a mettersi in discussione e uscire dal tunnel della violenza. Così come la letteratura non individua un profilo standard sull’uomo che agisce violenza nelle relazioni affettive, anche l’esperienza del CAM (Centri Ascolto uomini Maltrattanti) di Firenze mostra come il comportamento violento sia trasversale per età e status socio-economico con il 62% degli accessi nella fascia di età 31 – 50 anni.

Sul territorio, sono stati aperti Centri o servizi per uomini maltrattanti che promuovono la consapevolezza dei comportamenti violenti agiti da parte dell’uomo, la messa in discussione di tali comportamenti attraverso la responsabilizzazione e l’aiuto a costruire nuove relazioni di coppia sane.

Alcuni uomini scelgono di rivolgersi ai centri in modo spontaneo, altri sono spinti dalle loro compagne, altri ancora sono inviati da assistenti sociali, istituzioni, forze dell’ordine o addirittura dal carcere.

Il percorso per responsabilizzare gli uomini sulla propria violenza è complesso: bisogna condurre l’uomo violento alla consapevolezza che i suoi comportamenti non sono dovuti ad atteggiamenti o provocazioni da parte della partner, ma da pretesti nascosti dentro di sé che derivano da angosce molto più arcaiche e che le sue sono giustificazioni per non responsabilizzarsi sulle proprie azioni.

Purtroppo, non sono ancora molti gli uomini che chiedono aiuto, ma molti invece sono quelli che abbandonano i programmi. È bello affermare però che chi segue i percorsi dei CAM fino alla fine ha ottime probabilità di uscire dal problema. Negli studi di settore, si parla di una riuscita del 90%.

Il reato di maltrattamenti in famiglia

Dopo aver analizzato il profilo psicologico dell’uomo violento nell’intervista al dr. Maurizio Cottone, a seguire ti spiegherò quando si configura il reato di maltrattamenti in famiglia, come dimostrare la responsabilità del delitto e come difendersi. Il basso livello culturale può essere considerato un’attenuante? Sul punto, è intervenuta la Corte di Cassazione con una recente sentenza.

Ma andiamo per ordine. Prima di analizzare qual è l’orientamento della giurisprudenza a riguardo, è importante partire da alcune premesse.

Gli elementi idonei per la configurabilità del reato di maltrattamenti in famiglia sono la frequenza delle lesioni dell’integrità fisica e morale della persona offesa ed il progressivo intensificarsi delle stesse, tanto da rendere insopportabile la convivenza e determinare un totale stato di prostrazione della vittima. Come precisa il tribunale di Napoli [1], da qui è possibile desumere la sussistenza dell’elemento soggettivo del reato di maltrattamenti in famiglia [2]. Reato punito con la reclusione da tre a sette anni.

Elemento caratterizzante del delitto di maltrattamenti è l’abitualità delle condotte lesive. La Suprema Corte [3] sottolinea che questo il reato si distingue dai singoli delitti di lesioni, ingiurie o minacce proprio per il carattere dell’abitualità, intesa come sistematicità delle condotte a cui la vittima, legata all’aggressore dal vincolo familiare, è naturalmente esposta e da cui ne consegue uno stato di sofferenza fisica e/o morale.

Come dimostrare i maltrattamenti in famiglia?

Come ti ho già anticipato, la responsabilità per il delitto di maltrattamenti in famiglia sussiste qualora la persona offesa sia stata vittima di numerosi episodi di violenza fisica e psicologica derivanti da motivi futili, con conseguenti limitazioni sulla libertà personale e la compromissione della serenità di vita quotidiana.

Ma come dimostrare i maltrattamenti in famiglia? Come sottolinea il tribunale di Frosinone [4], gli elementi di prova della responsabilità sono validamente tratti dalle dichiarazioni della persona offesa, la quale deve riportare una descrizione coerente e precisa. A rafforzare le prove e a supportare la veridicità e l’attendibilità delle dichiarazioni della vittima sono i referti del pronto soccorso «seppur non ricorrenti per tutti gli episodi rappresentati dalla persona offesa».

Maltrattamenti: il basso livello culturale può essere considerato un’attenuante?

In caso di offese fisiche e morali rivolte alla moglie, il basso livello culturale può escludere la responsabilità del marito? In una recente pronuncia, la Corte di Cassazione [5] ha stabilito che, in tema di maltrattamenti, il basso livello culturale del marito non è idoneo ad escludere il dolo. Infatti, gli episodi di violenza non conoscono differenze. Gli aggressori appartengono a tutte le nazionalità e a tutti i ceti economici, senza distinzione di età, etnia e/o fasce sociali.

La decisione degli Ermellini non lascia alcuno spazio all’ipotesi dell’inconsapevolezza di ledere l’integrità fisica e morale della moglie e di ferirne la dignità di donna e di moglie con le continue umiliazioni, volgarità e minacce rivoltele dal marito.

Nel caso di specie, la donna era stata vittima di episodi di violenza, verbale e fisica, mortificanti ed avvilenti nonché di minacce gravi (anche con uso di armi, effettivamente possedute). Condotte illecite realizzate anche in presenza dei figli, traumatizzati dal clima di costante aggressività imperante.

Come difendersi dal reato di maltrattamenti in famiglia?

Se sei vittima del reato di maltrattamenti in famiglia e vuoi denunciare le violenze perpetrate nei tuoi riguardi, puoi recarti presso gli uffici delle forze dell’ordine (stazione dei carabinieri o comando della polizia) e sporgere denuncia/querela, oppure puoi chiamare il 112 o 113.

Puoi utilizzare anche l’app Youpol per interagire con la Polizia di Stato e inoltrare delle segnalazioni (messaggi o immagini). Segnalazioni che saranno geolocalizzate tempestivamente e consentiranno di conoscere in tempo reale il luogo degli eventi.


note

[1] Trib. Napoli sez. V n.7126 del 17.11.2020.

[2] Art. 572 cod. pen.

[3] Cass. pen. sez. III n.35997 del 10.11.2020.

[4]  Trib. Frosinone n.345 del 18.05.2020.

[5] Cass. pen. sez. VI n.9517 del 21.01.2021.

Autore immagine: depositphotos.com


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4 Commenti

  1. Una sera il mio ex compagno è arrivato dopo il lavoro e per problemi con un suo collega era molto nervoso. ha iniziato a bere. Io gentilmente gli ho chiesto di non esagerare visto che non sta molto bene fisicamente. Lui ha iniziato a tirarmi schiaffi. Umiliata e sanguinante, sono scappata in camera e mi sono chiusa a chiave. Resosi conto del gesto, ha provato a scusarsi in tutti i modi. Io ero infastidita. Avevo paura. Da lì, ha iniziato a bere ogni sera e a sfogarsi gettando tutto il suo odio su di me. Stanca della situazione ho deciso di denunciarlo e andare via di casa per sempre

  2. La vita è stata molto dura con me. Ho lasciato un uomo aggressivo e me ne sono ritrovata un altro in casa. Ex marito di mia figlia. Ci ha distrutto la nostra quotidianità e serenità. Sono andata a vivere con loro ed ho visto tutta la sua aggressività. E’ stato un animale. Una bestia.. Che vergogna. Ho subito passivamente ma poi visto che mia figlia non si faceva coraggio, allora ho registrato tutto una scena e ho querelato quella bestia

  3. Il mio ex compagno si è trasformato dopo che ho iniziato a lavorare in un team composto principalmente da uomini. Vedeva malizia dove non c’era ed era diventato psicopatico. Mi metteva ansia.poi, un giorno, un collega ha “osato” scrivermi, a suo dire, al di fuori dell’orario di lavoro e lui è impazzito di gelosia e così ha iniziato a strattonarmi fino a farmi cadere a terra. Il giorno dopo, a lavoro, mi hanno vista strana ei hanno chiesto cosa fosse successo. Alla fine, ho confessato tutto e mi hanno incoraggiata a denunciare il fatto alle autorità. Io non ho voluto pensando di trattasse di un episodio unico. Nn fu così. Ci sono stati altri episodi e a quel punto un collega mi ha accompagnato in questura

  4. Lasciare il padre dei miei figli è stata la scelta migliore della mia vita. Ero convinta che il nostro amore sarebbe stato eterno. Ma lui è andato fuori di testa dopo aver sviluppato una dipendenza per il gioco d’azzardo. Era ossessionato dal gioco e dai soldi. Essendo una casalinga gli chiedevo o soldi per la spesa e lui iniziava a contare i centesimi..mi sentivo sempre a disagio anche se volevo invitare qualcuno a casa e a spendere qualcosa di più… Che faceva quando si innervosiva? Lanciava tutto in aria e mi aggrediva. Oltre a farmi sentire una nullità…ho sopportato tanto, ma mi sono stancata ed ho chiuso i battenti

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