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Risoluzione consensuale del rapporto di lavoro: quali tutele?

30 Luglio 2021
Risoluzione consensuale del rapporto di lavoro: quali tutele?

In alcuni casi specifici, il lavoratore può accedere alla disoccupazione anche se il rapporto di lavoro cessa per mutuo consenso.

La società presso la quale lavori ti ha proposto il trasferimento in una sede di lavoro molto lontana e non sei intenzionato ad accettare. L’ufficio risorse umane ti ha dunque proposto di risolvere consensualmente il rapporto di lavoro e vuoi sapere se potrai richiedere l’indennità di disoccupazione.

Nel nostro ordinamento, il rapporto di lavoro può essere cessato dalle parti sia per decisione unilaterale di una delle parti che per effetto di una decisione congiunta. In questo caso, si parla di risoluzione consensuale del rapporto di lavoro: ma quali tutele sono previste per il lavoratore? In linea generale, la cessazione del rapporto di lavoro per mutuo consenso non dà diritto ad accedere alla disoccupazione anche se, come vedremo, ci sono delle specifiche fattispecie previste dalla legge in cui la risoluzione consensuale del rapporto di lavoro dà diritto alla Naspi.

Risoluzione consensuale del rapporto di lavoro: cos’è?

La risoluzione consensuale del rapporto di lavoro è una delle modalità attraverso cui porre fine ad un rapporto di lavoro. Per chiudere una relazione di lavoro, infatti, le parti possono esercitare il recesso in modo unilaterale, attraverso il licenziamento e le dimissioni, oppure possono concordare consensualmente la fine del rapporto di lavoro.

La risoluzione consensuale del rapporto di lavoro è, dunque, un accordo che prevede la chiusura della relazione di lavoro ad una certa data fissata nella scrittura stessa.

Risoluzione consensuale del rapporto di lavoro: come procedere?

Per addivenire alla risoluzione consensuale del rapporto di lavoro è necessario il consenso di entrambe le parti che dovranno sottoscrivere la scrittura privata che produce l’effetto estintivo della relazione di lavoro. A partire dal 2016 [1], al pari delle dimissioni, anche la risoluzione consensuale del rapporto di lavoro deve essere comunicata dal lavoratore attraverso una apposita procedura telematica che deve essere seguita dal dipendente accedendo al sito www.cliclavoro.gov.it.

Il lavoratore dovrà inserire il proprio Pin dispositivo Inps oppure lo Spid per autenticarsi e dovrà compilare una serie di dati relativi al rapporto di lavoro e alla tipologia di comunicazione. Una volta chiusa la compilazione dei campi richiesti, il lavoratore potrà inviare la comunicazione di risoluzione consensuale telematica che arriverà direttamente al datore di lavoro e all’Itl competente per territorio.

In alternativa, se non si vuole procedere personalmente alla compilazione della comunicazione telematica, è possibile farlo per mezzo di soggetti abilitati che sono:

  • patronati;
  • organizzazioni sindacali;
  • commissioni di certificazione;
  • enti bilaterali;
  • consulenti del lavoro;
  • sedi territoriali dell’Ispettorato nazionale del lavoro.

Risoluzione consensuale del rapporto di lavoro: quali tutele?

La cessazione del rapporto di lavoro per effetto della risoluzione consensuale dà al dipendente una serie di tutele. Innanzitutto, il lavoratore ha diritto al pagamento delle spettanze di fine rapporto che si compongono delle seguenti voci:

  • mensilità del mese in cui il rapporto di lavoro è cessato;
  • indennità per ferie non godute;
  • indennità per permessi non goduti;
  • ratei di tredicesima e/o quattordicesima maturati alla data di cessazione;
  • trattamento di fine rapporto.

Inoltre, al ricorrere di determinate circostanze, il lavoratore potrà accedere all’indennità di disoccupazione, oggi Naspi. Occorre premettere che, come regola generale, la disoccupazione spetta solo in caso di perdita involontaria del lavoro e, dunque, non spetta in caso di risoluzione del rapporto per mutuo consenso. A questa regola fanno, però, eccezione i seguenti casi:

  1. risoluzione consensuale del rapporto di lavoro avvenuta di fronte all’Ispettorato territoriale del lavoro nell’ambito della procedura di conciliazione prodromica al licenziamento per giustificato motivo oggettivo [2];
  2. risoluzione consensuale del rapporto di lavoro determinata dal rifiuto del lavoratore ad essere trasferito ad una sede di lavoro ubicata ad oltre 50 km dal proprio indirizzo di residenza e/o mediamente raggiungibile con i mezzi pubblici in oltre 80 minuti;
  3. risoluzione consensuale del rapporto di lavoro avvenuta durante il divieto di licenziamento per Covid-19 nell’ambito di specifici accordi sindacali aziendali di incentivazione all’esodo.

In questi casi, il dipendente può chiedere la Naspi ma solo se sussistono gli altri requisiti richiesti dalla legge per l’erogazione del beneficio e, in particolare, il requisito delle tredici settimane di contribuzione Inps nei quattro anni che precedono la fine del rapporto di lavoro e il requisito delle trenta giornate di effettivo lavoro nell’anno precedente l’inizio dello stato di disoccupazione.


note

[1] D.lgs. 151/2015.

[2] Art. 7, L. 604/1966.


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