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Covid: quanto costa una baby-sitter

22 Marzo 2021
Covid: quanto costa una baby-sitter

Rincari, soprattutto in alcune città, rispetto al 2019; in altre, il prezzo orario del servizio è rimasto costante.

La città più cara d’Italia per assumere una baby-sitter? Aosta. Qui, qualcuno che si occupi di bambini e ragazzi mentre i genitori sono via o al lavoro chiede non meno di dieci euro l’ora.

Appena al di sotto, Milano e Genova, ferme a 9-9,50 euro l’ora, poi viene Firenze con nove euro, al pari di Venezia, e il podio delle città italiane più esose per avere un aiuto con i propri ragazzi è al completo.

I dati sono forniti da Sitly.it, piattaforma specializzata nella ricerca di baby-sitter. Chi vuole assumere qualcuno che possa prendersi cura dei propri bambini nelle ore di lavoro o in cui è assente a casa, può avvalersi di questo portale, usato da 170mila «tate» per caricare il proprio profilo e trovare un impiego. Basta registrarsi gratuitamente, impostare i propri parametri di ricerca e la zona in cui si risiede, in modo da filtrare i risultati per area geografica. Si possono consultare i profili e contattare direttamente le baby-sitter per fissare colloqui.

Oltre a stilare la classifica delle città più costose per usufruire del servizio, il portale è anche in grado di dire dove si sono registrati rincari, rispetto al passato recente. Per esempio, a Bologna e Torino la tariffa oraria nel 2019 era di sette euro: ora arriva a otto e, in qualche caso, sfiora i nove.

Anche Venezia, fino a un paio d’anni fa, era meno cara: adesso, è tra le città italiane in cui le baby-sitter si fanno pagare di più, essendo passata dagli 8,30 euro all’ora ai nove. A Roma, Trento, Bolzano e Triste le tate chiedono in media 8,50 euro l’ora, tariffa che si è mantenuta costante rispetto al 2019.

Dai dati di Sitly si ricavano anche altre tendenze significative e caratteristiche del periodo attuale. Una riguarda l’aumento delle consultazioni del portale, incrementate del 14,5%. Anche i nuovi iscritti sono cresciuti di numero: la settimana in cui è stata annunciata la chiusura delle scuole di ogni ordine e grado, per contrastare l’avanzata del Coronavirus e delle sue varianti, ha fatto segnare un +10% di iscrizioni.

I profili dei genitori sono per lo più riconducibili a donne: nel 70% dei casi, è stata una mamma ad effettuare l’iscrizione alla piattaforma per trovare una baby-sitter per i figli. Ennesima dimostrazione del fatto che, nella stragrande maggioranza dei casi, sono le donne a occuparsi della casa e della famiglia, caricandosi sulle spalle un surplus di lavoro che si somma agli impegni professionali, essendo spesso fonte di stress.

La maggior parte delle iscritte a Sitly ha tra i 25 e i 34 anni di età, mentre il 46,9% delle famiglie registrate alla piattaforma ha figli da zero a quattro anni, segno che un aiuto, in molti casi, è più necessario alle coppie di genitori nei primi anni di vita del bambino.

Il coprifuoco per l’emergenza sanitaria ha praticamente azzerato le richieste di baby-sitter disponibili nella fascia serale: non potendo uscire ed essendo chiusi locali, ristoranti e cinema, i genitori restano a casa e si occupano in prima persona dei figli.



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