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Sottrazione fraudolenta pagamento imposte: quando è reato

23 Marzo 2021 | Autore:
Sottrazione fraudolenta pagamento imposte: quando è reato

Vendite sottocosto, alienazioni simulate, donazioni fasulle: tutti i casi in cui cedendo i propri beni per non pagare le imposte si commette un illecito penale.

Chi è bersagliato da avvisi di accertamento esecutivi, cartelle esattoriali e intimazioni di pagamento potrebbe avere la tentazione di disfarsi dei suoi beni prima che arrivi il Fisco ad ipotecarli e pignorarli; ma non è così semplice farlo e anche chi ci riesce rischia una severa condanna per sottrazione fraudolenta al pagamento di imposte. Quando è reato? La condotta punita dalla legge [1] è molto ampia e si concretizza in tutti i casi in cui si cerca di rendere inefficace la procedura di riscossione coattiva mediante vendite finte o altri atti fraudolenti. Il limite minimo dell’ammontare delle imposte per far scattare il reato è di 50mila euro: se esse superano un determinato importo (attualmente pari a 200mila euro) è previsto un aggravamento di pena, con la reclusione che può raggiungere un massimo di sei anni.

È sufficiente, quindi, vendere fraudolentemente anche una casa, un garage, un magazzino merci o un’autovettura per essere condannati, in quanto il reato è integrato a prescindere dal valore dei beni sottratti all’Erario ed è commisurato soltanto all’ammontare dei tributi evasi. In un recente caso, la Corte di Cassazione ha addirittura confermato la condanna nei confronti di un soggetto che aveva venduto sottocosto un immobile – alla metà del prezzo di acquisto avvenuto qualche anno prima – e che non era nemmeno consapevole del debito maturato verso il Fisco, perché al momento della compravendita fittizia non aveva ancora ricevuto atti impositivi dall’Agenzia delle Entrate.

Frode sottrattiva: chi la commette e quando

Il reato di sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte – chiamato in breve frode sottrattiva – viene commesso da chi è debitore tributario e «al fine di sottrarsi al pagamento di imposte sui redditi o sul valore aggiunto ovvero di interessi o sanzioni amministrative relativi a dette imposte di ammontare complessivo superiore ad euro 50mila, aliena simulatamente o compie altri atti fraudolenti sui propri o su altrui beni idonei a rendere in tutto o in parte inefficace la procedura di riscossione coattiva».

La pena è la reclusione da sei mesi a quattro anni. Se l’ammontare dei tributi supera i 200mila euro (sommando imposte, sanzioni e interessi) la reclusione parte da un minimo di un anno e arriva ad un massimo di 6 anni.

Il limite oggettivo di applicabilità di questa figura delittuosa sta nel fatto che per compiere il reato occorre che le imposte dovute, e alle quali si cerca di sfuggire con le condotte fraudolente, siano quelle relative ai  redditi (Irpef, Irap, Ires) o all’Iva: rimangono fuori campo, quindi, tutti i tributi diversi, come le varie imposte e tasse locali (bollo auto, Imu, Tari, Tasi, ecc.).

Per il resto, invece, la formulazione normativa che ti abbiamo riportato è molto ampia: non si richiede che la sottrazione abbia avuto un effettivo successo, occultando i beni all’Erario in modo da impedirne l’apprensione coattiva, ma è sufficiente il semplice fine di sottrarsi al pagamento delle imposte dovute. Si tratta di dolo specifico, cioè la volontà dell’atto sorretta dall’intenzione di rendere inefficace la procedura di riscossione che l’Agenzia potrebbe instaurare. Potremmo dire che ci si impoverisce per finta, e lo si fa apposta per impedire che il Fisco prelevi quei beni di valore corrispondenti al debito d’imposta maturato.

Frode sottrattiva: come si compie

La condotta materiale del reato è alternativa e comprende sia chi compie vendite o donazioni simulate, cioè fatte in modo da nascondere la realtà, sia chi realizza «altri atti fraudolenti» sui beni di sua proprietà, ad esempio trasferendo ad altri il possesso di determinati beni mobili in modo che non possano più essere rinvenuti quando arriverà il pignoramento.

Da tutto ciò si comprende che non si tratta di un reato di evento, ma di pericolo – che però deve essere concreto e non soltanto potenziale: il rischio da analizzare, caso per caso, è che tali atti siano idonei a vanificare la pretesa tributaria che potrebbe soddisfarsi su quei beni, ove essi non fossero stati dispersi. E allora, una volta stabilito l’ammontare del debito d’imposta oltre la soglia di legge e l’intenzione fraudolenta, chi svolge le indagini passerà ad esaminare la condotta materiale, analizzando gli atti di depauperamento fittizio compiuti dal debitore e a ricostruire l’ammontare sottratto ai vincoli cautelativi della riscossione.

Il profitto del reato non è, come si potrebbe pensare, quello corrispondente alle imposte e sanzioni non pagate, ma quello – che può essere ben maggiore – del valore dei beni sottratti e che erano posti a garanzia: ad esempio, un debitore di 60mila euro di imposte accertate che vende sottocosto un immobile di sua proprietà del valore di 200mila euro potrà vedersi sottoposto a una confisca per equivalente di tale ammontare.

Frode sottrattiva: conseguenze

La più grave conseguenza della frode sottrattiva non è, a ben vedere, la condanna penale ad una pur pesante pena detentiva, irrogata a chi sarà riconosciuto come autore del fatto illecito, ma piuttosto la confisca del profitto illecito realizzato e che vanifica tutte le intenzioni fraudolente che si volevano porre in essere. Infatti, nei reati tributari la confisca per equivalente opera su qualsiasi somma di valore corrispondente a quello ottenuto con la commissione del reato: così chi ha venduto simulatamente un immobile potrà vedersi sottoporre a sequestro preventivo, ad esempio, il conto corrente o qualsiasi altra sua disponibilità finanziaria, per un ammontare pari a quello della differenza sottratta all’Erario.

Nel caso recentemente deciso dalla Corte di Cassazione [2], un uomo aveva venduto la sua unica casa in Italia alla propria convivente ed è stato accertato che il prezzo indicato nel rogito di compravendita era meno della metà di quello di acquisto del medesimo immobile e molto inferiore al valore venale del bene. Inutile la difesa, volta ad evidenziare che la vendita a basso prezzo era stata fatta per favorire la compagna: l’operazione è stata ritenuta fraudolenta per l’evidente sproporzione di valore (meno di 100mila euro contro circa 300mila) prima dalla Guardia di Finanza e poi dai giudici della Suprema Corte che hanno respinto il ricorso. Ed è passata in giudicato anche la confisca per i 187mila euro di differenza sul valore rettificato del bene immobile.

«L’alienazione è simulata, ossia finalizzata a creare una situazione giuridica apparente diversa da quella reale, quando il programma contrattuale non corrisponde deliberatamente alla effettiva volontà dei contraenti», affermano gli Ermellini, sottolineando che «qualora invece il trasferimento del bene sia effettivo, la condotta può essere valutata quale possibile atto fraudolento idoneo a rappresentare una realtà non corrispondente al vero e a mettere a repentaglio o comunque ostacolare l’azione di recupero del bene da parte dell’Erario» [3].

In tali casi – spiega il Collegio – è facile ravvisare che quegli atti fraudolenti «pur determinando un effettivo trasferimento del bene, siano connotati da elementi di inganno o di artificio, cioè uno stratagemma tendente a sottrarre le garanzie patrimoniali all’esecuzione» [4].

Tutte le sentenze che abbiamo menzionato comprovano un orientamento giurisprudenziale molto estensivo nel prevedere la punibilità per il reato di frode sottrattiva in un gran numero di casi, anche quando esiste un atto notarile che documenta il trasferimento di proprietà di determinati beni.

Insomma, per mettersi al riparo da possibili incriminazioni per il reato di sottrazione fraudolenta al pagamento di imposte è bene prima provvedere al pagamento del debito fiscale, anche rateizzandolo, e soltanto in seguito porre in essere i negozi traslativi della proprietà dei beni ad altri soggetti.

Leggi anche “Chi dona i beni per non pagare le imposte compie sottrazione fraudolenta“.


note

[1] Art. 11 D.Lgs. n. 74/2000.

[2] Cass. sent. n. 10763 del 19.03.2021.

[3] Cass. sent. n. 3011 del 05.07.2016.

[4] Cass. sent. n. 35983 del 17.09.2020.


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