Cronaca | News

Ecco perché l’Italia è più lenta a vaccinare

22 Marzo 2021
Ecco perché l’Italia è più lenta a vaccinare

Mentre il Paese di Boris Johnson somministra 800mila dosi al giorno, da noi si arriva a malapena a 200mila.

L’Italia arranca nelle vaccinazioni anti-Covid. Ad oggi, sono state somministrate 7.894.659 dosi, su un totale di 9.577.500 consegnate. Circa due milioni le persone che hanno completato l’immunizzazione, ricevendo sia la prima sia la seconda dose.

Siamo ancora lontani dal «tutti vaccinati contro il Coronavirus entro l’estate» pronosticato dal ministro della Salute Roberto Speranza e i numeri sono ancora più impietosi se confrontati con un Paese come il Regno Unito dove si sta correndo all’impazzata: qui, sono state già vaccinate circa venti milioni di persone.

Ma ci sono motivi sia per il ritardo italiano sia per l’accelerazione inglese. Motivi riguardanti le scelte strategiche in materia di piano vaccinale e i ritardi nelle forniture da parte delle case farmaceutiche, ma anche la diffidenza nei confronti del siero AstraZeneca.

In Italia, si riscontra una sfiducia di fondo in questo vaccino. Accadeva già prima dei cosiddetti «eventi avversi», cioè dei rari decessi – che, dai primi esami, non sembrano essere stati causati dal vaccino – e delle sospensioni di singoli lotti.

Forse, la causa va ricercata anche nelle valutazioni altalenanti dell’Agenzia italiana del farmaco (Aifa) che ha prima raccomandato un uso preferenziale nei pazienti under 55 per poi cambiare idea e estendere il limite fino agli under 65, in base alle indicazioni del suo omologo europeo.

L’Agenzia europea dei medicinali (Ema) non ha dubbi nel definire il vaccino sicuro ed efficace, anche se sta investigando le cause di due rari tipi di trombosi che hanno riguardato venticinque persone su oltre venti milioni di vaccinati.

Ad oggi, in Italia, sarebbe stato somministrato poco oltre il 26% delle dosi di AstraZeneca fornite al nostro Paese, differentemente dal siero Pfizer, del quale è stato consumato il 90% delle dosi, anche se va ricordato che questo vaccino è il primo arrivato in Italia, quindi, presente da più tempo rispetto ad AstraZeneca.

Bisognerà aspettare qualche giorno per capire se, dopo l’annuncio di Ema, le somministrazioni di AstraZeneca riprenderanno con rinnovata fiducia. Intanto, è di queste ore la comunicazione del generale Figliuolo, commissario italiano Covid, sull’arrivo a breve di circa un milione di dosi di Pfizer verranno, di prossima distribuzione in oltre duecento aziende sanitarie italiane.

Il Regno Unito, invece, ha puntato molto sul siero di AstraZeneca e la scelta, per ora, si è rivelata vincente. Sabato, l’annuncio, delle 844.285 dosi somministrate in un giorno. C’entra sicuramente il fatto che AstraZeneca è prodotto in Gran Bretagna: alla realizzazione ha collaborato l’Università di Oxford e il governo inglese ha subito prenotato cento milioni di dosi, a dispetto dei quaranta di Pfizer.

Inoltre, mentre da noi l’intervallo tra la somministrazione delle due dosi è stato allungato a 84 giorni solo in un secondo tempo, il Paese di Boris Johnson ha da subito adottato la linea delle dodici settimane tra prima e seconda dose, per poi convertirsi all’inoculazione di una sola dose per aumentare il più possibile la platea dei vaccinati.

Risultato? Ai primi di marzo, i ricoveri in Gran Bretagna risultano diminuiti dell’80% e, oggi, il Paese ha registrato solo 17 morti, il dato più basso da settembre.



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