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Come posso rifiutare il licenziamento?

30 Luglio 2021
Come posso rifiutare il licenziamento?

Il lavoratore può opporsi al recesso datoriale presentando un’apposita impugnazione.

Hai ricevuto una lettera di licenziamento per soppressione del posto di lavoro. Ritieni che il recesso sia illegittimo poiché sei consapevole che la società ha proceduto ad assumere un altro dipendente per la stessa posizione di lavoro che ricoprivi prima della cessazione del rapporto di lavoro. Ti chiedi come puoi opporti al licenziamento e quali tutele puoi ottenere.

Il lavoratore che riceve la lettera con cui il datore di lavoro gli comunica il recesso dal rapporto di lavoro si pone, innanzitutto, una domanda: «Come posso rifiutare il licenziamento?».

In verità, come vedremo, il licenziamento è un atto unilaterale recettizio e, come tale, non necessita del consenso del lavoratore il quale non può rifiutare il recesso ma può solo opporsi ad esso presentando un’apposita impugnazione nel rispetto dei termini previsti dalla legge. Ma andiamo per ordine.

Cos’è il licenziamento?

Il licenziamento è un atto unilaterale recettizio con cui il datore di lavoro comunica al lavoratore la cessazione del rapporto di lavoro. Si tratta di quello che, nella generalità dei rapporti contrattuali, viene definito recesso dal contratto e che, nell’ambito del rapporto di lavoro, assume la denominazione di licenziamento, se viene esercitato dal datore di lavoro, e di dimissioni se viene esercitato dal dipendente.

Licenziamento: quali requisiti?

Nel nostro ordinamento, il licenziamento è soggetto a dei requisiti di legittimità sia formali che sostanziali. Dal punto di vista formale, la legge [1] esige che il licenziamento sia comunicato al lavoratore per iscritto. Nella comunicazione, devono essere esplicitati in modo specifico i motivi che lo hanno reso necessario, al fine di consentire al dipendente di vagliarne la reale sussistenza.

Dal punto di vista sostanziale, la legge [2], per tutelare il dipendente contro i licenziamenti arbitrari, esige che il recesso datoriale sia fondato su una giusta causa o un giustificato motivo.

La motivazione che sorregge il licenziamento consente di distinguere tra due tipologie di recesso datoriale:

  • licenziamento disciplinare: si fonda su un comportamento negligente del lavoratore;
  • licenziamento economico: è il risultato di scelte organizzative, tecniche ed economiche aziendali.

La motivazione posta alla base del licenziamento deve essere realmente sussistente, altrimenti il recesso verrà considerato ingiustificato e il lavoratore potrà chiedere in giudizio l’applicazione delle tutele previste dalla legge.

Licenziamento: il lavoratore può rifiutarlo?

Dal punto di vista sostanziale, il lavoratore non può rifiutare il licenziamento posto che si tratta di un atto unilaterale che il datore di lavoro adotta senza il necessario consenso del dipendente. Il dipendente può, semmai, opporsi al recesso datoriale se lo considera illegittimo e, per fare questo, deve impugnare il licenziamento dapprima in via stragiudiziale (entro 60 giorni dalla comunicazione del recesso) e, successivamente, innanzi al giudice del lavoro (entro 180 giorni dalla data di invio dell’impugnazione stragiudiziale). Si aprirà dunque un procedimento giudiziario avente ad oggetto la legittimità del licenziamento e, in caso di declaratoria di illegittimità del recesso datoriale, il dipendente potrà avere accesso alle tutele previste dall’ordinamento che vanno dalla reintegrazione nel posto di lavoro al pagamento di un’indennità risarcitoria, in base ai seguenti criteri:

  • data di assunzione;
  • numero di dipendenti dell’azienda;
  • profilo che ha reso illegittimo il licenziamento.

Ciò che, invece, il lavoratore può fare è rifiutare di ricevere la lettera di licenziamento che gli viene consegnata brevi manu dall’azienda anche se, secondo parte della giurisprudenza, è legittimo e produttivo di effetti il licenziamento anche se il lavoratore si è rifiutato di ricevere la relativa lettera.

In particolare, secondo una sentenza della Cassazione di qualche tempo fa [3], in base alle norme sulla mora credendi, sulla presunzione di conoscenza e sulla consegna degli atti nelle mani del destinatario), il rifiuto di una prestazione da parte del destinatario non può risolversi a danno dell’obbligato, inficiandone l’adempimento. Tale principio, secondo gli Ermellini, nel rapporto di lavoro, si esprime nell’obbligo del lavoratore di ricevere comunicazioni, anche formali, sul posto di lavoro e durante l’orario di lavoro, in dipendenza del potere direttivo e disciplinare al quale è sottoposto.

Secondo tale filone giurisprudenziale, dunque, il rifiuto di ricevere la lettera di licenziamento da parte del lavoratore consente di affermare l’avvenuta comunicazione del provvedimento del datore di lavoro e la piena conoscenza dell’atto, nella sua integralità, da parte del dipendente, ivi compresa la sua motivazione.

Alla luce di tale orientamento, dunque, rifiutare di ricevere la lettera di licenziamento crea, sicuramente, qualche grattacapo al datore di lavoro ma non priva il licenziamento della sua piena efficacia.


note

[1] Art. 2, L. 604/1966.

[2] Artt. 1 e 3, L. 604/1966.

[3] Cass. n. 22717/2015.


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