L’esperto | Articoli

Non discriminazione sul lavoro e pari trattamento: Cassazione

23 Marzo 2021
Non discriminazione sul lavoro e pari trattamento: Cassazione

Principio di non discriminazione e di parità retributiva fra uomini e donne, lavoratori part-time e full-time, lavoratori a tempo determinato e indeterminato, lavoro notturno. 

Retribuzione dei pubblici dipendenti a tempo determinato e di riconoscimento della progressione stipendiale per anzianità

In tema di retribuzione dei pubblici dipendenti a tempo determinato e di riconoscimento della progressione stipendiale per anzianità, il principio di non discriminazione di cui alla clausola 4 dell’Accordo quadro sul rapporto a tempo determinato, recepito dalla direttiva n. 1999/70/CE, può trovare applicazione, rispetto al personale statale, anche attraverso il raffronto, qualora manchino altri più specifici termini di paragone, con dipendenti a tempo determinato di altro Ministero o comparto, purché abbia esito favorevole il riscontro di elementi positivi di comparazione, sulla base delle connotazioni del lavoro svolto e delle condizioni che lo caratterizzano, e purché non emergano ragioni obiettive atte in concreto a giustificare il diverso trattamento applicato.

Cassazione civile sez. lav., 23/06/2020, n.12361

La retribuzione del lavoratore part-time deve essere calcolata con lo stesso criterio utilizzato per il lavoratore full-time

Nel regime di cui al d. lgs. n. 61 del 2000, la retribuzione spettante al lavoratore “part-time” deve essere calcolata secondo il medesimo criterio utilizzato per il lavoratore “full-time”, pena la violazione del principio di non discriminazione. Ne consegue che, ove nel contratto collettivo la retribuzione oraria del lavoro a tempo pieno viene calcolata su un orario teorico mensile, per il lavoro a tempo parziale deve essere utilizzato il medesimo dato base e non il diverso criterio del cd. peso effettivo orario, al fine di comparare in modo omogeneo i dati rilevanti alla determinazione della retribuzione.

Cassazione civile sez. lav., 02/08/2017, n.19269

Il lavoratore a tempo parziale non deve ricevere un trattamento meno favorevole rispetto al lavoratore a tempo pieno

In tema di lavoro a tempo parziale, il rispetto del principio di non discriminazione, di cui all’art. 4 d.lg. n. 61 del 2000, attuativo della direttiva 97/81/Ce relativa all’accordo -quadro sul lavoro a tempo parziale, comporta che il lavoratore in regime di part -time non deve ricevere un trattamento meno favorevole rispetto al lavoratore a tempo pieno inquadrato nello stesso livello. Con riguardo in particolare al lavoro notturno, l’art. 11, comma 10, c.c.m.l. per i dipendenti da società e consorzi concessionari di autostrade e trafori del 16 febbraio 2000, che prevede la maggiorazione retributiva per il lavoro notturno, si applica anche ai lavoratori in regime part time che abbiano lo stesso livello di inquadramento e svolgano le stesse modalità di prestazione lavorativa del personale turnista a tempo pieno, in quanto la maggiore retribuzione per i lavoratori impiegati in turni continui e avvicendati non può essere esclusa in caso di diversità di sequenza oraria, che, tuttavia, contempli il lavoro notturno con caratteristiche di costanza, dovendosi ritenere che una diversa interpretazione contrasti con il principio di non discriminazione di cui all’art. 4 d.lg. n. 61, attuativo della direttiva 97/81/Ce.

Cassazione civile sez. lav., 09/03/2017, n.6087

In tema d’indennità di disoccupazione per i lavoratori part time, poiché la determinazione di un’unica soglia minima retributiva per l’accesso all’indennità di natura previdenziale, con riguardo sia ai lavoratori a tempo pieno che a quelli a tempo parziale, costituisce un ingiustificato elemento di discriminazione a danno dei lavoratori part time per l’uguale trattamento di situazioni disuguali dovuto alla mancanza di un sistema di riparametrazione della retribuzione minima settimanale analogo a quello adottato dell’art. 1, comma 4 del d.l. n. 338 del 1989, convertito nella legge n. 369 del 1989, è rilevante e non manifestamente infondata — per contrasto con gli art. 3 e 38 Cost. — la questione di legittimità costituzionale dell’art. 7, comma 1, d.l. 12 settembre 1983 n. 463, convertito nella l. 11 novembre 1983 n. 638, nella parte in cui, in sede di computo del numero dei contributi settimanali da accreditare ai lavoratori dipendenti nel corso dell’anno solare al fine delle prestazioni pensionistiche, non prevede che la soglia minima di retribuzione utile per l’accredito del singolo contributo ivi indicata venga ricondotta al valore dell’opera lavorativa del lavoratore a tempo pieno, e, quindi, rapportata al numero di ore settimanali effettivamente prestate dal lavoratore a tempo parziale.

Cassazione civile sez. lav., 20/10/2010, n.21518

Principio di non discriminazione e parità retributiva fra uomini e donne

Il d.l. 64/2010, art. 3, comma 7, convertito con la l. n. 100/2010, potrebbe porsi, stante lo specifico e caratterizzante riferimento al sesso e all’età, in conflitto con il principio di non discriminazione che la Carta dei diritti fondamentali dell’Unione, oggi fonte stricto sensu e, anzi, fonte di diritto primario, sancisce all’art. 21, con l’inserimento della non discriminazione fra i diritti fondamentali della persona e, quindi, nell’ambito dei principi generali del diritto comunitario, nonché con il successivo art. 23; potrebbe porsi altresì in contrasto con l’art. 157 TFUE il quale sancisce il principio di parità retributiva fra uomini e donne; nonché con la Direttiva 2006/54/CE riguardante l’attuazione del principio delle pari opportunità e della parità di trattamento fra uomini e donne in materia di occupazione e di impiego.

Cassazione civile sez. lav., 09/03/2017, n.6101

Il fatto che una politica di pari opportunità tra uomini e donne sia applicata nell’ambito della politica generale di selezione di candidati per posti vacanti nelle delegazioni dell’Unione non consente di escludere l’applicazione del principio di parità tra uomini e donne in occasione dell’adozione di una decisione individuale di proroga di un mandato di capo delegazione. Infatti, tale principio, che esclude qualsiasi discriminazione fondata sul sesso, non si limita alle situazioni di concorrenza tra candidati, ma presuppone altresì che si verifichi se il trattamento accordato, nella fattispecie ad una donna, sia stato concesso, allo stesso modo, ad un uomo che si trovasse in una situazione analoga.

Corte giustizia UE sez. IV, 19/11/2020, n.93

In tema di requisiti per l’assunzione, qualora in una norma secondaria sia prevista una statura minima identica per uomini e donne, in contrasto con il principio di uguaglianza, perché presupponga erroneamente la non sussistenza della diversità di statura mediamente riscontrabile tra uomini e donne e comporti una discriminazione indiretta a sfavore di queste ultime, il giudice ordinario ne apprezza, incidentalmente, la legittimità ai fini della disapplicazione, valutando in concreto la funzionalità del requisito richiesto rispetto alle mansioni (cassata, nella specie, la decisione dei giudici del merito che avevano respinto il ricorso di una donna estromessa dalla selezione per il ruolo di capotreno, atteso che la decisione si era basata su una consulenza tecnica d’ufficio volta a sancire in via generale ed astratta l’inidoneità fisica del soggetto gravato del deficit staturale, mentre la verifica della congruità tra condizione fisica e mansioni andava espletata in concreto).

Cassazione civile sez. lav., 21/04/2020, n.7982

Diritto alla retribuzione per lavoro notturno

Il lavoratore part-time che abbia lo stesso livello di inquadramento del personale turnista a tempo pieno ha diritto alla retribuzione per lavoro notturno, non rilevando, in applicazione del principio di non discriminazione ex art. 4 d.lg. n. 61 del 2000, la diversità della sequenza oraria praticata nei due rapporti.

Cassazione civile sez. lav., 09/03/2017, n.6087

L’art. 11, comma 10, del c.c.n.l. per i dipendenti da società e consorzi concessionari di autostrade e trafori del 16 febbraio 2000, che prevede la maggiorazione retributiva per il lavoro notturno, si applica anche ai lavoratori in regime part time che abbiano lo stesso livello di inquadramento, e svolgano le stesse modalità di prestazione lavorativa del personale turnista a tempo pieno, in quanto la maggiore retribuzione per i lavoratori impiegati in turni continui e avvicendati non può essere esclusa in caso di diversità di sequenza oraria, che, tuttavia, contempli il lavoro notturno con caratteristiche di costanza, dovendosi ritenere che una diversa interpretazione contrasti con il principio di non discriminazione di cui all’art. 4 del d.lgs. 25 febbraio 2000, n. 61, attuativo della direttiva 97/81/CE.

Cassazione civile sez. lav., 14/11/2014, n.24333

Istruzione pubblica, comparto scuola e non discriminazione 

L’art. 74, comma 4, c.c.n.l. comparto Università 9 agosto 2000 che delinea il sistema di inquadramento del personale nelle nuove categorie non è affetto da nullità, giacché: 1) non si può ravvisare un contrasto con il principio di parità di trattamento (art. 45 d. lgs. n. 165 del 2001), in quanto tale principio vieta trattamenti individuali migliorativi o peggiorativi rispetto a quelli previsti dal contratto collettivo, ma non costituisce parametro per giudicare delle eventuali differenziazioni operate in quella sede; 2) non è ipotizzabile un contrasto con il principio di non discriminazione, non avendo tale principio valenza di clausola aperta, idonea a vietare ogni trattamento differenziato nei confronti delle singole categorie di lavoratori, rilevando sotto tale profilo specifiche previsioni normative (tra le quali, quelle desumibili dall’art. 15 l. n. 300 del 1970); 3) non sono suscettibili di essere sindacate da parte del giudice le scelte operate dalla contrattazione collettiva in materia di classificazione professionale dei lavoratori, giacché è assente un parametro di giudizio cui rapportare detto sindacato e neppure è possibile, a tal fine, invocare C. cost. n. 103 del 1989, che contrappone all’autonomia organizzativa non illimitata del datore di lavoro proprio il potere di classificazione professionale dei lavoratori demandato ai contratti collettivi.

Cassazione civile sez. lav., 18/06/2008, n.16504



Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non hanno ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

2 Commenti

  1. Diciamoci la verità. Purtroppo, è vero che in molti ambiti professionali, sebbene una donna possa lavorare anche il doppio e debba farsi in quattro per farsi valere, il collega uomo, guadagnerà di più. E le ragioni possono essere numerose e riguardano vari aspetti: a partire dalle tutele contrattuali fino allo stipendio. E’ la realtà. E poi spesso ci sono numerosi pregiudizi. L’importante è non lasciarsi scalfire da certe ingiustizie…

  2. Fortunatamente, non in tutte le attività lavorative esistono queste forme di discriminazione. E spesso può anche succedere il contrario, ovvero che sia l’uomo quello danneggiato, anche se i casi sono davvero rari.

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema (max 1000 caratteri). Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA

Canale video Questa è La Legge

Segui il nostro direttore su Youtube