Cronaca | News

Allo studio il vaccino anti-Covid in pillole

23 Marzo 2021
Allo studio il vaccino anti-Covid in pillole

Due aziende hanno appena finito di testare il farmaco sugli animali e si preparano all’avvio della sperimentazione sull’uomo.

Nemici degli aghi e delle iniezioni, arriva una splendida notizia: il vaccino contro il Coronavirus potrebbe presto diventare una compressa. Il farmaco è già realtà ed è in fase di test: alla sua realizzazione, hanno lavorato le aziende farmaceutiche Oramed e Premas Biotech, rispettivamente israelo-americana e indiana.

Ne ha parlato Wired in un articolo pubblicato oggi. Naturalmente, non c’è alcuna conferma della sua efficacia, al momento, eccetto le lodi tessute da chi l’ha realizzato: i dati sul vaccino in pillole non sono stati ancora resi pubblici e questo invita ad esprimersi con cautela al riguardo.

Cosa sappiamo sul vaccino in pillole

Quel che si sa, al momento, è che sono stati avviati i test sugli animali. Ne ha parlato Paul Hunter, professore di medicina alla University of East Anglia, definendone l’esito «incoraggiante» ma aggiungendo al tempo stesso di non voler dare «per scontato che i risultati su modelli animali si traducano sempre in risultati promettenti anche per gli esseri umani. Abbiamo bisogno di studi clinici per essere sicuri».

La sperimentazione sull’uomo potrebbe iniziare a giugno. Per completarla ci vorrebbe all’incirca un anno, se tutto andasse bene e si potesse procedere senza intoppi. Le aziende produttrici hanno riferito che il candidato vaccino è stato in grado, durante lo studio preclinico, di stimolare la creazione di anticorpi già con un’unica somministrazione.

I vantaggi del vaccino in pillole

Al netto di quella porzione di popolo terrorizzata dalle iniezioni, i vantaggi di un vaccino anti-Covid in pillole sarebbero molti anche in generale, per chi non teme gli aghi. Innanzitutto, perché semplificherebbe la somministrazione: le compresse non dovrebbero essere conservate a temperature molto basse, dentro frigoriferi speciali. In più, ogni paziente sarebbe autonomo: assumerebbe il vaccino direttamente a casa, non dovrebbe fissare appuntamenti e già questo, limitando i contatti con l’esterno e con le altre persone, contribuisce a diminuire le occasioni di contagio.

Sempre i produttori, ritengono che il candidato vaccino sia in grado di offrire una migliore protezione anche contro le varianti del Covid, perché colpisce non solo la proteina Spike ma altre tre proteine che compongono la struttura del virus.

E poi c’è un ulteriore vantaggio che risiede nell’ingestione della compressa: dato che l’infezione si sviluppa, in un primo momento, nel naso e nella gola, i vaccini in pillole, concentrandosi in queste zone, potrebbero riuscire ad impedire aggravamenti.

I vaccini di seconda generazione

Il tentativo di convertire in compresse il siero anti-Covid rientra nello sviluppo di vaccini di nuova generazione. Non è l’unico tentativo. Si sta lavorando allo spray nasale con capacità immunizzante, al vaccino in forma di cerotto.

Anche l’Università di Oxford sta considerando l’idea di lanciarsi nella produzione di un vaccino in compresse o in forma di spray. L’azienda Immunity Bio, invece, è già agli studi clinici di fase 1 del suo vaccino orale, che però fungerà solo come seconda dose di richiamo dell’iniezione classica.

Infine, c’è Pfizer, anche se in tal caso non parliamo di vaccino. È notizia di oggi che la multinazionale americana ha dato il via ai test clinici su un nuovo medicinale antivirale per curare il Covid-19. Secondo l’azienda, il farmaco ha mostrato «una potente attività» contro il Coronavirus. Tutte notizie che dimostrano che la scienza sta affilando le armi contro la pandemia.



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