Rifiuto del vaccino Covid: dipendente in ferie

24 Marzo 2021 | Autore:
Rifiuto del vaccino Covid: dipendente in ferie

Ordinanza di un tribunale: il datore è tenuto a tutelare la sicurezza e la salute dell’organico; pertanto, è legittimo lasciare a casa il lavoratore.

Il datore di lavoro può lasciare in ferie il proprio dipendente che ha rifiutato di fare il vaccino anti-Covid: prevale, infatti, la tutela della salute del resto dell’organico. Lo ha stabilito il tribunale di Belluno con una recente ordinanza.

Arriva, dunque, davanti ai giudici la diatriba sul diritto di un lavoratore di non vaccinarsi contro il coronavirus e quello dell’azienda di prendere i dovuti provvedimenti. Si tratta della prima decisione in merito e, molto probabilmente, non sarà l’ultima.

La vicenda è nata dal rifiuto di due operatori di una residenza socio-assistenziale di ricevere il vaccino. La direzione della casa di riposo ha deciso di vietare loro l’ingresso nella struttura e di mettere entrambi in ferie. Tuttavia, i due dipendenti non hanno digerito bene questo periodo di riposo forzato ed hanno presentato un ricorso di urgenza in tribunale per chiedere di poter tornare in attività. Ma il giudice si è detto d’accordo con il loro datore di lavoro, anzi: ha ritenuto che il provvedimento sia non solo legittimo ma addirittura doveroso.

Alla base dell’ordinanza del giudice (e del collocamento in ferie), il dovere del datore di tutelare la sicurezza degli altri dipendenti, obbligo previsto dal Codice civile. L’articolo 2087, infatti, recita: «L’imprenditore è tenuto ad adottare nell’esercizio dell’impresa le misure che, secondo la particolarità del lavoro, l’esperienza e la tecnica, sono necessarie a tutelare l’integrità fisica e la personalità morale dei prestatori di lavoro».

In questo caso, spiega il giudice, è noto che il vaccino previene l’evoluzione negativa del Covid e si pone come misura idonea a tutelare l’integrità fisica delle persone a cui è somministrato, «come dimostrano i dati desumibili proprio dall’esperienza fatta tra il personale sanitario e nelle Rsa, oltre che dalle esperienze internazionali di massiccia somministrazione del vaccino». A tal proposito, l’ordinanza del tribunale di Belluno cita l’esperienza degli Stati Uniti in tal senso.

A maggior ragione, continua l’ordinanza, trattandosi di lavoratori che «sono impiegati in mansioni a contatto con persone che accedono al loro luogo di lavoro», con il connesso rischio di essere contagiati, la loro presenza nella struttura costringe il datore di lavoro a prendere le adeguate misure di sicurezza per non incorrere in sanzioni. Legittimo, quindi, appunto, vietare l’ingresso a chi ha rifiutato il vaccino contro il coronavirus.

Il giudice aggiunge che quanto stabilito dal Codice civile prevale sul diritto del lavoratore di usufruire delle ferie in un altro periodo dell’anno. Quello che non ha precisato nell’ordinanza è che cosa può succedere nel momento in cui il dipendente che non ha voluto vaccinarsi finisce i giorni di ferie a disposizione. Sospensione di attività e di stipendio o licenziamento? Prima o poi, toccherà a qualche tribunale prendere questa decisione.



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8 Commenti

  1. Ma vi pare giusto che si imponga ad un lavoratore di sottoporsi al vaccino e si pongano come condizioni la mancata retribuzione e le ferie forzate? Ho diritto o no di decidere della mia salute? E se poi dovessi stare male o dovessi avere un infarto chi mi risarcisce o chi risarcisce i miei familiari? Lo so bene chi, ma cosa me ne faccio dei soldi dopo che mi sono ammalato?

  2. In teoria, il discorso che hai fatto fila…Però considera che c’è gente che lavora in alcuni settori e svolgendo la propria professione mette a rischio la salute degli altri. Allora, come credi che sia giusto procedere? Penso che la scelta più saggia sia sottoporsi al vaccino e basta

  3. Aspettate un attimo. Qui non avete considerato una cosa. Ricordiamoci che se Tizio si fa il vaccino non è che non può trasmetterlo agli altro. Cioè il ragionamento fatto dal datore di lavoro non è coerente con la realtà dei fatti. Perché mettiamo che Tizio si faccia il vaccino: in ogni caso, potrebbe prendersi il Covid e poi contagiare a sua volta altre persone. A questo punto, mi chiedo, perché Tizio è obbligato a farsi il vaccino se lo scopo è evitare di contagiare gli altri, ma al tempo stesso anche con il vaccino potrebbe verificarsi il contagio? Quindi, a mio parere, Tizio deve essere libero di scegliere quello che ritiene più opportuno per sé stesso, perché la scelta di vaccinarsi o meno non incide sul prossimo

  4. Allora, anche questo ragionamento Denny è giusto però lo scopo è vaccinare più gente possibile per fare in modo che il rischio di contagio sia minore, per poi arrivare ad una sorta di immunità di gregge

  5. Si Giacomo, avevo considerato questo aspetto però teniamo in considerazione la libertà di ciascuno di noi di decidere sulla propria salute, decisione questa che non dovrebbe essere causa di una sanzione disciplinare da parte del datore di lavoro…

  6. GIUSTO. Il datore di lavoro è tenuto a garantire la sicurezza del personale sulla base di quanto ritenuto idoneo dalla legge, a prescindere dalle sue opinioni.
    I DPI sono obbligatori e a questo in parte può essere assimilato il vaccino.
    Se non vuoi/puoi usare il caschetto in cantiere, ho il diritto di non farti lavorare. E tu di non usarlo.
    Pensate alle cause, che tra l’altro sono già in corso, da parte di famigliari di anziani che denunciano la struttura in quanto un loro parente si sia beccato il COVID a causa di un operatore non vaccinato…
    Il direttore si giocherebbe tranquillamente la casa

  7. Purtoppo, leggendo la sentenza integrale, si desume tutt’altro di quello pubblicato nell’articolo di sopra! Il giudice ha respinto il ricorso presentato dai dipendneti, collocati in ferie, semplicemente perchè non correvano alcun rischio di licenziamento o collocazione senza retribuzione, anche perchè il datore di lavoro non ha menzionato l’intenzione di non retribuirli o volerli licenziare. Invito a tutti i lettori a cercare in rete la sentenza integrale del giudice di Belluno.

  8. … omissis…
    ritenuto, quanto al periculum in mora, che l’art. 2109 c.c. dispone che il prestatore di lavoro “ Ha anche diritto ad un periodo annuale di ferie retribuito, possibilmente continuativo, nel tempo che l’imprenditore stabilisce, tenuto conto delle esigenze dell’impresa e degli interessi del prestatore di lavoro “; che nel caso di specie prevale sull’eventuale interesse del prestatore di lavoro ad usufruire di un diverso periodo di ferie, l’esigenza del datore di lavoro di osservare il disposto di cui all’art. 2087 c.c.;
    ritenuta l’insussistenza del periculum in mora quanto alla sospensione dal lavoro senza retribuzione ed al licenziamento, paventati da parte ricorrente,
    non essendo stato allegato da parte ricorrente alcun elemento da cui poter desumere l’intenzione del datore di lavoro di procedere alla sospensione dal lavoro senza retribuzione e al licenziamento; ritenuto che, attesa l’assenza di specifici precedenti giurisprudenziali,
    sussistono le condizioni di cui all’art. 92 co. II c.p.c. per compensare le spese processuali.
    P.Q.M.
    visto l’art. 700 c.p.c.;
    1. rigetta il ricorso;
    2. compensa le spese processuali.

    Belluno, 19/03/2021

    Il Giudice
    Dott.ssa Anna Travìa

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