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Quando spetta l’assegno di mantenimento all’ex moglie?

24 Marzo 2021
Quando spetta l’assegno di mantenimento all’ex moglie?

Pagamento alimenti: i presupposti per l’assegno di mantenimento dopo la separazione e per l’assegno divorzile dopo il divorzio nelle ultime sentenze della Cassazione.

Quando spetta l’assegno di mantenimento all’ex moglie in caso di separazione? Sicuramente, non le spetta se i coniugi hanno lo stesso reddito (nel qual caso nessuno dei due deve mantenere l’altro) o se la moglie ha subìto il cosiddetto “addebito”, ossia è stata ritenuta dal giudice responsabile per la fine del matrimonio (come nel caso di acclarata infedeltà o abbandono del tetto coniugale).

La questione si pone solo quando tra marito e moglie c’è una disparità economica a favore del primo. In questo caso, è indubbio che il tenore di vita di cui la moglie ha goduto durante il matrimonio viene d’un tratto a mancare; quest’ultima pertanto, in quanto priva di una propria indipendenza economica, potrebbe rivendicare il diritto ad essere mantenuta. Ma non sempre questo diritto le viene riconosciuto dal tribunale. Gli ultimi orientamenti della Cassazione sono infatti divenuti sempre più restrittivi. Come vedremo a breve, non basta più dimostrare una differenza di reddito per accampare il diritto ad essere mantenuta. 

Di tanto ci occuperemo meglio qui di seguito: spiegheremo cioè quando spetta l’assegno di mantenimento all’ex moglie. Ma procediamo con ordine.

Differenza tra assegno di mantenimento e assegno di divorzio

L’assegno di mantenimento è il sostegno economico riconosciuto dopo la separazione e che viene poi sostituito dall’assegno divorzile che scatta invece a partire dal divorzio e che resta in vita per tutto il periodo successivo (salvo i casi di revoca).

Fino ad oggi, la Cassazione, salvo qualche isolato orientamento, ha stabilito che l’assegno di divorzio ha maglie più strette rispetto all’assegno di mantenimento. L’assegno di mantenimento viene dato quando la coppia si separa: si tratta quindi di una sorta di cuscinetto, di ammortizzatore riconosciuto al coniuge col reddito più basso che si trova, dall’oggi al domani, senza il sostegno economico costituito dal contributo dell’ex. Pertanto, l’assegno di mantenimento è rivolto a garantire lo stesso tenore di vita di cui si godeva durante il matrimonio. A conti fatti, l’assegno di mantenimento viene dato con un certo automatismo, senza tante limitazioni o verifiche sulle ragioni che hanno condotto il coniuge col reddito più basso in tale condizione di inferiorità economica. 

Ma siccome l’assegno di mantenimento non può essere un vitalizio vita natural durante, la Cassazione ha detto che, col divorzio, le cose devono cambiare. Il divorzio infatti recide definitivamente ogni legame ancora sussistente tra marito e moglie. Pertanto, se è vero che il marito, in prima battuta, deve prima garantire un sostegno alla moglie all’indomani della separazione, è anche vero che quest’ultima, laddove possibile, deve anche pensare al proprio futuro. 

E, infatti, l’assegno di divorzio da un lato non è più rivolto a garantire lo stesso tenore di vita che si aveva durante il matrimonio, ma solo l’autosufficienza economica; dall’altro lato, viene riconosciuto solo se il coniuge richiedente è incapace di mantenersi da solo non per sua colpa. E per la verifica di tale presupposto vengono valutate una serie di circostanze come, ad esempio, le condizioni di salute o di età per lavorare o il non essere riusciti a trovare un’occupazione nonostante un’assidua ricerca.

Di recente, la Cassazione ha anche detto che non bisogna cercare per forza il lavoro delle proprie ambizioni, quello cioè corrispondente al proprio livello di formazione: l’obbligo di rendersi indipendente dal marito potrebbe imporre di fare anche un lavoro domestico come quello di badante o colf. Leggi sul punto “Mantenimento: l’ex può rifiutare lavori non pertinenti ai suoi studi?“.

Com’è cambiato l’assegno di mantenimento

Una volta definita la diversità tra assegno di mantenimento e assegno divorzile, bisogna tenere conto che, di recente, la Cassazione sta estendendo le condizioni richieste per l’assegno divorzile anche all’assegno di mantenimento, stabilendo che il coniuge richiedente, per poter vantare il diritto ad ottenere il sostegno economico, deve dimostrare di non poter lavorare, cosa da escludere ad esempio se è giovane o ha una laurea che consente di impiegarsi. 

Una recente ordinanza della Cassazione [1] è emblematica: ha infatti negato l’assegno di mantenimento – quindi, quello dovuto dopo la separazione – a una donna con una laurea in farmacia che avrebbe potuto impiegarsi come banconista. E non importa se si tratta di abdicare a un modello di vita agiato per fare la dipendente.

Quindi, prima di riconoscere l’assegno di mantenimento, bisogna ormai valutare la “meritevolezza” del richiedente, tenendo anche conto di eventuali proposte di lavoro in concreto ricevute dall’ex moglie, qualsiasi esse siano.

Spetta l’assegno di mantenimento se i coniugi hanno lo stesso reddito?

L’analisi sino ad ora effettuata ci consente di spiegare più facilmente quando spetta l’assegno di mantenimento all’ex moglie.

Innanzitutto, se i coniugi hanno lo stesso stipendio o comunque possono far affidamento su un reddito sostanzialmente identico (tenuto conto di tutte le eventuali fonti come, ad esempio, i canoni di locazione provenienti da immobili concessi in affitto, rendite mobiliari e investimenti), l’assegno di mantenimento non è dovuto a nessuno dei due. E ciò vale anche se uno dei coniugi ha subìto l’addebito. Questo perché l’addebito non è una sanzione che implica un risarcimento. L’addebito determina solo la perdita del diritto al mantenimento (se sussistente) e dei diritti ereditari. 

Non è richiesta l’identità di reddito. Pertanto, se i due coniugi hanno uno stipendio simile – ad esempio, il marito può contare su una busta paga di 1.800 euro e la moglie su una di 1.500 euro – il tribunale non riconoscerà a nessuno dei due l’assegno di mantenimento. 

Si tiene anche conto di redditi in nero, che potrebbero essere ricostruiti tramite le indagini della polizia finanziaria o tramite il tenore di vita goduto in costanza di matrimonio.

Spetta l’assegno di mantenimento se la moglie ha un lavoro ma uno stipendio più basso?

Se la diversità di stipendio tra i due coniugi è sostanziale, il giudice può riconoscere l’assegno di mantenimento all’ex moglie che dimostri di aver fatto di tutto per rendersi autonoma, anche chiedendo eventualmente un’estensione del proprio part-time in full-time. 

Se la moglie è una lavoratrice autonoma, le chances per ottenere il mantenimento saranno inferiori attesa la possibilità di incrementare liberamente il proprio reddito con un aumento dell’impegno lavorativo.

Condizioni per ottenere il mantenimento

L’assegno divorzile – e oggi, come visto, anche l’assegno di mantenimento – spetta solo a condizione che sussistano tali due presupposti:

  • rilevante squilibrio economico tra i coniugi;
  • assenza di colpa da parte del richiedente. 

L’assenza di colpa, che deve essere dimostrata dallo stesso richiedente, consiste nell’incapacità a procurarsi un reddito sufficiente al proprio sostentamento. Tale incolpevolezza può consistere, ad esempio, in un’età superiore ai 45 anni, in una condizione di salute precaria che abbia ridotto la capacità lavorativa, in una situazione critica del mercato lavorativo. Quest’ultima può essere provata dimostrando di aver inviato il proprio c.v. e di aver richiesto dei colloqui di lavoro, di aver partecipato a bandi e concorsi pubblici, di essersi iscritti ai centri per l’impiego.

Se il marito però dovesse dimostrare che la moglie ha rifiutato le offerte di lavoro o comunque non si è data da fare per cercare un’occupazione, potrebbe ottenere la revoca del mantenimento già accordato in precedenza. 

In ogni caso, l’assegno di mantenimento spetta sempre quando il coniuge ha rinunciato alla propria carriera per badare alla casa e alla famiglia. È il caso della moglie casalinga.


note

[1] Cass. ord. n. 5932/2021.

Autore immagine: depositphotos.com


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