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Assegno divorzile e capacità lavorativa: Cassazione

24 Marzo 2021
Assegno divorzile e capacità lavorativa: Cassazione

Separazione e divorzio: valutazione delle potenzialità lavorative dell’ex coniuge richiedente l’assegno di mantenimento dopo il divorzio.

Una generica potenzialità lavorativa attribuita all’ex moglie, non giustifica la riduzione dell’assegno

Il riconoscimento dell’assegno di divorzio, cui deve attribuirsi una funzione assistenziale ed in pari misura compensativa e perequativa, ai sensi della l. n. 898/1970, art. 5, comma 6, richiede l’accertamento dell’inadeguatezza dei mezzi dell’ex coniuge istante e dell’impossibilità di procurarseli per ragioni oggettive, applicandosi i criteri equi-ordinati di cui alla prima parte della norma, i quali costituiscono il parametro cui occorre attenersi per decidere sia sulla attribuzione sia sulla quantificazione dell’assegno. Si impone, in particolare, una valutazione comparativa delle condizioni economico-patrimoniali delle parti, in considerazione del contributo fornito dal richiedente l’assegno divorzile alla conduzione della vita familiare ed alla formazione del patrimonio comune, nonché di quello personale di ciascuno degli ex coniugi, in relazione alla durata del matrimonio ed all’età dell’avente diritto.

Il riconoscimento dell’assegno di divorzio, cui deve attribuirsi una funzione assistenziale ed in pari misura compensativa e perequativa, ai sensi della l. n. 898 del 1970, art. 5, comma 6, richiede l’accertamento dell’inadeguatezza dei mezzi dell’ex coniuge istante e dell’impossibilità di procurarseli per ragioni oggettive, applicandosi i criteri equi-ordinati di cui alla prima parte della norma, i quali costituiscono il parametro cui occorre attenersi per decidere sia sulla attribuzione sia sulla quantificazione dell’assegno.

In particolare, si impone una valutazione comparativa delle condizioni economico-patrimoniali delle parti, in considerazione del contributo fornito dal richiedente l’assegno divorzile alla conduzione della vita familiare ed alla formazione del patrimonio comune, nonché di quello personale di ciascuno degli ex coniugi, in relazione alla durata del matrimonio ed all’età dell’avente diritto. La natura perequativo -compensativa, che discende direttamente dalla declinazione del principio costituzionale di solidarietà, conduce, quindi, al riconoscimento di un contributo volto a consentire al coniuge richiedente, non il conseguimento dell’autosufficienza economica sulla base di un parametro astratto, bensì il raggiungimento in concreto di un livello reddituale adeguato al contributo fornito nella realizzazione della vita familiare, in particolare tenendo conto delle aspettative professionali sacrificate.

La funzione equilibratrice del reddito degli ex coniugi, anch’essa assegnata dal legislatore all’assegno divorzile, non è finalizzata, peraltro, alla ricostituzione del tenore di vita endoconiugale, ma al riconoscimento del ruolo e del contributo fornito dall’ex coniuge economicamente più debole alla formazione del patrimonio della famiglia e di quello personale degli ex coniugi (cassata, nella specie, la sentenza dei giudici del merito che pur dando atto della disparità reddituale tra gli ex coniugi, non avevano esplicitato in modo logico e chiaro il percorso del ragionamento in base al quale avevano ritenuto di valorizzare, al fine di ridurre l’importo dell’assegno divorzile riconosciuto alla ricorrente in primo grado, esclusivamente una generica potenzialità lavorativa dell’ex moglie, senza, peraltro, neppure indicare la sua età e senza tener conto delle eventuali aspettative professionali dalla stessa sacrificate).

Cassazione civile sez. I, 15/02/2021, n.3852

Assegno divorzile alla ex moglie che non trova lavoro

Nel caso in cui la ex moglie abbia dimostrato di essersi attivata per trovare un’occupazione lavorativa, senza riuscirvi, il marito è tenuto a riconoscerle un assegno divorzile, commisurato alle proprie capacità economiche. È, altresì, chiamato ad incrementare l’importo dell’assegno mensile a favore della figlia, in considerazione del fatto che la stessa crescendo aumenta le sue esigenze di vita.

Cassazione civile sez. I, 02/10/2020, n.21141

Assegno divorzile e concreta verifica dell’attitudine dell’ex coniuge al lavoro

In tema di diritto all’assegno divorzile, l’attitudine dell’ex coniuge al lavoro assume rilievo solo se venga riscontrata una effettiva sopravvenuta possibilità di svolgimento di un’attività lavorativa retribuita, in considerazione di ogni concreto fattore individuale ed ambientale, e non già sulla base di mere valutazioni astratte e ipotetiche.

Cassazione civile sez. VI, 04/09/2020, n.18522

Quantificazione dell’assegno divorzile per il coniuge che ha anteposto la famiglia e il partner alla propria realizzazione economica

Nonostante il criterio del “tenore di vita goduto in costanza di matrimonio” non appaia più rispondente ad una corretta valutazione per la concessione dell’assegno divorzile, non potendosi tollerare rendite parassitarie in presenza di capacità lavorativa acclarata e breve durata del matrimonio, è necessario comunque evitare di incidere in maniera punitiva riguardo a quei casi in cui il coniuge economicamente più debole sia rimasto sposato per parecchi anni, dedicando tempo alla famiglia e al partner e incrementando le risorse economiche familiari col proprio lavoro, anche casalingo.

Cassazione civile sez. I, 09/03/2020, n.6519

Assegno divorzile: riduzione per l’ex coniuge che non si adoperi a cercare attivamente un lavoro

Secondo il principio di autodeterminazione e responsabilità, nella determinazione dell’assegno divorzile in favore dell’ex coniuge rilevano la capacità dello stesso di procurarsi mezzi propri di sostentamento e le sue potenzialità professionali e reddituali, che egli stesso è chiamato a valorizzare attraverso una condotta attiva e non passiva limitata ad attendere nuove opportunità lavorative.

Cassazione civile sez. I, 13/02/2020, n.3661

L’assegno divorzile ha una funzione assistenziale

L’assegno divorzile ha una funzione assistenziale, ma parimenti anche compensativa e perequativa. come indicato da Cass., sez. un., 18287/18, e presuppone l’accertamento di uno squilibrio effettivo e di non modesta entità delle condizioni economiche patrimoniali delle parti, riconducibile in via esclusiva o prevalente alle scelte comuni di conduzione della vita familiare, alla definizione dei ruoli dei componenti della coppia coniugata, al sacrificio delle aspettative lavorative e professionali di uno dei coniugi (nella specie, la Suprema corte ha confermato la pronuncia di merito che – alla stregua dei parametri, ormai superati dalle sezioni unite sopra richiamate, di cui a Cass. 11504/17 ha negato l’assegno divorzile all’ex moglie, nonostante l’accertata immensa disparità economica tra le parti, disponendo l’ex marito di una enorme ricchezza, e nonostante che la donna avesse assunto un ruolo prevalente se non esclusivo nella conduzione della vita familiare e nella cura e assistenza dei figli, alla stregua della comune volontà dei coniugi di differenziazione dei ruoli familiari; tanto perché, in ogni caso, l’ex moglie disponeva a sua volta di un ingente patrimonio, formato in corso del matrimonio con costanti attribuzioni economiche dall’altro coniuge, che così ne ha totalmente compensato il sacrificio delle aspettative professionali, consentendole di affrontare la fase successiva al divorzio in condizioni di assoluta agiatezza).

Cassazione civile sez. I, 30/08/2019, n.21926

Assegno divorzile: la funzione riequilibratrice e il valore del sacrificio per le esigenze familiari

Il riconoscimento dell’assegno di divorzio, in favore dell’ex coniuge, deve essere valutato non soltanto avendo riguardo allo squilibrio economico-patrimoniale tra le parti, sic et simpliciter, ma occorre che la causa di tale disparità si fondi nelle comuni determinazioni assunte dagli ex coniugi nella conduzione della vita familiare, ovvero nel ruolo e nel contributo fornito alla formazione del patrimonio comune e personale, con riferimento anche ai sacrifici delle proprie aspettative lavorative in funzione delle esigenze familiari. La libera scelta di abbandonare l’occupazione che assicura un reddito fisso, senza trovarne un’altra, pur avendo capacità lavorativa, e l’atteggiamento dismissivo nei confronti dei figli, non fanno sussistere i presupposti per la concessione dell’assegno divorzile, ma per l’eventuale sua revoca.

Cassazione civile sez. VI, 18/10/2019, n.26594

Escluso il diritto all’assegno divorzile se l’ex coniuge ha rafforzato la sua posizione attraverso la stabilizzazione lavorativa

Non ha diritto all’assegno divorzile l’ex coniuge che non ha subito un apprezzabile deterioramento delle proprie condizioni economiche, ma, anzi, ha rafforzato la sua posizione attraverso la stabilizzazione lavorativa e il sostanzioso innalzamento dei redditi (nella specie, la Corte ha osservato che la breve durata della vita in comune, non caratterizzata dalla nascita di figli, era tale da escludere che essa avesse avuto efficacia condizionante sulla formazione del patrimonio dei due coniugi).

Cassazione civile sez. I, 07/05/2019, n.12021

Criteri per la determinazione dell’assegno di divorzio in favore dell’ex coniuge

Il riconoscimento dell’assegno di divorzio in favore dell’ex coniuge, cui deve attribuirsi una funzione assistenziale ed in pari misura compensativa e perequativa, ai sensi dell’art. 5, comma 6, della l. n. 898 del 1970, richiede ai fini dell’accertamento dell’inadeguatezza dei mezzi dell’ex coniuge istante, e dell’impossibilità di procurarseli per ragioni oggettive, l’applicazione dei criteri contenuti nella prima parte della norma, i quali costituiscono, in posizione equiordinata, i parametri cui occorre attenersi per decidere sia sulla attribuzione sia sulla quantificazione dell’assegno. Il giudizio, premessa la valutazione comparativa delle condizioni economico-patrimoniali delle parti, avrà ad oggetto, in particolare, contributo fornito dal richiedente alla conduzione della vita familiare ed alla formazione del patrimonio comune, nonché di quello personale di ciascuno degli ex coniugi, in relazione alla durata del matrimonio ed all’età dell’avente diritto.

(Nella specie, la Corte ha confermato la decisione della Corte di merito che, attenendosi ai criteri di cui sopra, ha considerato, nella determinazione dell’assegno, sia il presupposto assistenziale derivante dalla mancanza di attività lavorativa della moglie, sia quello perequativo, valutandone l’apporto al ménage familiare riconnesso alla cura del figlio autistico).

Cassazione civile sez. I, 23/01/2019, n.1882

Assegno di divorzio, il giudice deve tener conto dell’inerzia del coniuge nella ricerca di un impiego

In tema di assegno di divorzio, deve trovare adeguata considerazione, nella decisione del giudice del merito, l’attitudine a procurarsi un reddito da lavoro (insieme ad ogni altra situazione suscettibile di valutazione economica) da parte del coniuge che pretenda l’assegno di mantenimento a carico dell’altro, tenendo quindi conto della effettiva possibilità di svolgimento di un’attività lavorativa retribuita, in considerazione di ogni concreto fattore individuale ed ambientale, pur senza che assumano rilievo mere situazioni astratte o ipotetiche.

Cassazione civile sez. VI, 27/10/2017, n.25697

Il peggioramento delle condizioni di salute giustificano la modifica all’assegno di divorzio

L’aggravamento delle condizioni di salute, tale da incidere sulla capacità lavorativa, costituisce elemento idoneo per la modifica dell’assegno divorzile.

Cassazione civile sez. I, 25/08/2017, n.20395

Età avanzata e nessuna capacità professionale, legittimo l’assegno di divorzio per la ex casalinga

Deve ritenersi corretta la decisione dei giudici del merito nella quantificazione dell’assegno divorzile da corrispondere alla ex moglie in considerazione che l’età della donna, la mancanza di una qualche formazione professionale e le particolari condizioni del mercato del lavoro del Mezzogiorno consentivano di ritenere inesistente una concreta possibilità di reperire un’occupazione lavorativa.

Cassazione civile sez. VI, 17/10/2016, n.20937

Quando spetta l’assegno di mantenimento all’ex coniuge

Posto che l’assegno divorzile compete al coniuge che non disponga di mezzi adeguati per conservare il tenore di vita goduto in costanza della convivenza matrimoniale e non possa procurarseli per ragioni obiettive, l’accertamento della capacità lavorativa del richiedente, pur attualmente privo di redditi, va condotto non ipoteticamente ed in astratto, ma in termini effettivi e concreti (nella specie, la sentenza di merito, con motivazione ritenuta congrua dalla Suprema corte, ha rilevato che la richiedente, senza redditi propri, ormai cinquantenne, senza una specifica professionalità, non aveva una reale capacità lavorativa, con conseguente obiettiva difficoltà di reperimento di un lavoro, tenuto anche conto della grave crisi economica; nondimeno, la suddetta sentenza è stata cassata, limitatamente alla quantificazione dell’assegno divorzile, perché non congruamente motivata).

Cassazione civile sez. I, 20/03/2014, n.6562

Ai fini della quantificazione del diritto all’assegno divorzile, non è precluso al giudice di considerare i miglioramenti economici del coniuge obbligato, pur non costituenti naturale e prevedibile sviluppo dell’attività svolta durante la convivenza, qualora essi vengano presi in esame non per individuare il tenore di vita dei coniugi cui ragguagliare l’assegno, ma per valutare se le condizioni patrimoniali dell’obbligato consentano di corrispondere l’assegno divorzile, determinato pur sempre in relazione al tenore di vita dai coniugi goduto durante il matrimonio. (Nella specie, la S.C. ha ritenuto corretta la considerazione, operata dal giudice del merito, di una vincita al Superenalotto realizzata dal coniuge obbligato dopo la cessazione della convivenza)

Cassazione civile sez. I, 12/03/2012, n.3914



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