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Fax, telegrammi e lettere tra le parti: quale prova all’interno del processo?

6 marzo 2014


Fax, telegrammi e lettere tra le parti: quale prova all’interno del processo?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 6 marzo 2014



L’efficacia probatoria all’interno del processo della corrispondenza intercorsa tra le parti.

Le comunicazioni scritte tra le parti relative a fatti oggetto di causa sono scritture private che hanno un diverso valore di prova a seconda delle modalità con cui sono inviate.

In questo articolo ci occuperemo delle principali caratteristiche di fax, telegrammi, lettere e della loro efficacia come prove all’interno nel processo.

Fax

Tale modalità di trasmissione costituisce valido equipollente dell’invio dell’atto a mezzo posta [1].

Il fax documenta l’avvenuta trasmissione, ma non se ne può affermare la certezza giuridica, in quanto data e ora di trasmissione sono registrati sul rapporto di trasmissione in base ai dati impostati nel telefono da cui il fax è spedito [2].

In ogni caso, è sempre consigliabile stampare il rapporto che deve contenere il numero del fax da cui il documento è stato spedito, il numero di quello che lo ha ricevuto, la data e l’ora ed il numero delle pagine spedite.

Il documento inviato via fax ha lo stesso valore probatorio dell’originale e fa piena prova di quanto in esso contenuto e dell’avvenuta trasmissione, a condizione che non venga contestato o disconosciuto dal soggetto contro il quale è prodotto.

Pertanto, in caso di contestazione sulla conformità del documento trasmesso rispetto all’originale, è necessario che la parte interessata fornisca prove idonee circa la difformità della copia inviata.

La mancanta ricezione del fax a causa del difetto di funzionamento dell’apparecchio del destinatario non può essere provata tramite la ricevuta attestante un intervento di manutenzione priva di data certa e proveniente da un tecnico di fiducia del destinatario medesimo [3].

Telegramma

Si compone di due parti:

– l’originale, detto dispaccio, che viene consegnato o dettato telefonicamente dal mittente all’ufficio postale e rimane depositato presso l’ufficio stesso

– la riproduzione, detta anche modulo, che viene consegnata al destinatario.

Il telegramma può essere anche trasmesso on line alle Poste Italiane che registrano e tengono traccia di tutti gli elementi del telegramma quali il mittente, il destinatario, il testo, l’ora dell’invio e quella di accettazione. Le Poste provvedono quindi a consegnare il telegramma al destinatario in formato cartaceo.

Il modulo consegnato al destinatario può essere sottoscritto o meno dal mittente.

 

Il telegramma ha lo stesso valore di prova della scrittura privata, se l’originale consegnato all’ufficio di partenza è sottoscritto dal mittente, o se il mittente lo consegna o lo fa consegnare all’ufficio, anche senza sottoscriverlo.

La prova della sottoscrizione del telegramma può essere data mediante deposito in giudizio dell’originale conservato presso l’ufficio postale. Una volta acquisito il telegramma, il presunto mittente può disconoscere la sua sottoscrizione.

La riproduzione del telegramma consegnata al destinatario si presume, fino a prova contraria, conforme all’originale. La prova dell’eventuale difformità è a carico della parte contro cui il documento è prodotto. La contestazione varia a seconda che il telegramma sia stato:

dettato per telefono o inviato per e-mail: l’autore deve provare la provenienza delle dichiarazioni anche con il ricorso a presunzioni, quali l’indicazione dell’autore del telegramma contenuta nel testo, il possesso della copia del telegramma inviata al mittente, l’uso esclusivo o la titolarità dell’utenza telefonica attraverso cui è avvenuta la dettatura [4];

consegnato personalmente: il presunto mittente che vuole contestarne la paternità o il contenuto, non potendo disconoscerlo, ha l’onere di provare di non averlo consegnato di persona o tramite un incaricato di fiducia all’ufficio postale [5].

La presunzione di conformità è rafforzata quando il mittente ha fatto collezionare il telegramma. In tal caso, si presume che il mittente sia esente da colpa per le divergenze verificatesi tra l’originale e la riproduzione [6].

Utilizzazione in giudizio

Se ad utilizzare un telegramma come mezzo di prova nel corso di un processo è il destinatario, questi deve depositare in giudizio il documento ricevuto, cosiddetto modulo.

Se, invece, chi intende avvalersene è il mittente, questi ha le seguenti possibilità:

– se il telegramma è stato consegnato all’ufficio postale egli deve depositare la copia della ricevuta rilasciata allo sportello;

– se il telegramma è stato dettato telefonicamente egli deve depositare la copia della comunicazione dell’avvenuta consegna dello stesso (recapitata da Poste Italiane) o, in difetto, deve darne dimostrazione tramite presunzioni;

– se il telegramma è stato trasmesso mediante sistema on line egli deve depositare la stampa della ricevuta o altra documentazione che fornisca elementi relativi all’invio (mittente, destinatario, testo, ora di invio e di accettazione) da richiedere preventivamente a Poste Italiane.

Lettere

Le lettere prive di sottoscrizione autenticata, al pari di tutte le scritture private non autenticate, non hanno una data certa e per questo non sono opponibili ai terzi o alle controparti in giudizio, a meno che non concorrano altri fattori idonei ad attribuire loro certezza.

La certezza della data di invio e ricezione della corrispondenza può essere desunta da uno dei seguenti elementi:

– timbro postale se è apposto e quindi fa corpo unico con il foglio contenente la sottoscrizione: la timbratura eseguita in un pubblico ufficio deve considerarsi equivalente ad un’attestazione autentica che il documento è stato inviato nel medesimo giorno in cui essa è stata eseguita [7].

È ritenuto idoneo ad assicurare la certezza della data anche il timbro postale apposto su un foglio di una scrittura privata, composta di più fogli, se sul foglio timbrato è indicato l’obbligo assunto dalle parti e la loro sottoscrizione.

Il timbro apposto sulla busta non attribuisce, invece, certezza giuridica al contenuto in essa racchiuso;

 

– raccomandata con avviso di ricevimento: la produzione in giudizio della lettera raccomandata con l’avviso di ricevimento rilasciato dall’ufficio postale costituisce prova certa della spedizione e della ricezione da parte del destinatario, ma non del contenuto racchiuso nella busta, che può essere contestato dalla controparte con ogni mezzo di prova.

In mancanza dell’avviso di ricevimento, l’avvenuta ricezione da parte del destinatario e la conoscenza della corrispondenza si presume fino a prova contraria [8];

 

– piego raccomandato: la data è riportata sul retro dell’atto che non è chiuso in busta. Ciò conferisce certezza della data e del contenuto dell’atto, i quanto il timbro postale, anche in questo caso, forma un corpo unico con il documento;

 

– e-mail: la data risulta dalla ricevuta di spedizione ovvero dall’eventuale avviso di ricevimento forniti dal sistema telematico.

 

– ufficiale giudiziario: se l’invio della lettera è eseguito mediante ufficiale giudiziario, la certezza della data di consegna è assicurata dalla relata di notifica che fa piena prova fino a querela di falso. La relata di notifica costituisce, infatti, atto pubblico.

note

[1] Cass. sent. n. 24814 del 24.11.2005.

[2] Trib. Roma sent. del 16.06.2003.

[3] Cons. St. sent. n. 2951 del 4.06.2007.

[4] Cass. sent. n. 14297 del 30.10.2000.

[5] Cass. sent. n. 9790 del 18.06.2003.

[6] Art. 2706 c. 2 c.c.

[7] Cass. sent. n. 13912 del 14.062007; n. 5561/04.

[8] Cass. sent. n. 8649/06.

Autore immagine: 123rf.com

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