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Inserirsi in una lezione in dad è reato?

24 Marzo 2021 | Autore:
Inserirsi in una lezione in dad è reato?

Cosa si rischia per fare delle incursioni a scopo di disturbo nelle piattaforme della didattica a distanza?

Chi lo fa per scherzo, chi per protesta, chi per uccidere la noia. Non potendo rompere le scatole in presenza, lo fanno da remoto. Così, chi già fa fatica a seguire la scuola da casa, tra mille difficoltà, le distrazioni e la rete che non sempre è stabile, si trova anche i disturbatori della didattica a distanza. Seccatori per vocazione che quasi mai agiscono da soli perché il fastidio di gruppo ha un sapore più dolce. Ignari, però, del rischio che corrono: sono talmente concentrati a distrarre gli altri da non pensare che inserirsi in una lezione in dad è reato. Non è solo uno scherzo, va al di là della protesta e non è il metodo migliore per uccidere la noia: è un reato. E come tale va punito.

Lo dicano al gruppetto di ragazzini che sono stati scoperti ed acciuffati dalla Polizia postale di Genova. Una vera e propria banda di giovanissimi che, da un anno a questa parte, anziché accendere il computer per scoprire chi era William Shakespeare o per sapere quanto fa due più due, lo accendevano per fare delle incursioni nelle piattaforme utilizzate da docenti e studenti per la didattica a distanza. «Una banda specializzata» li hanno chiamati gli investigatori. Gente che ha sbagliato materia di studio e che si è data da fare per imparare in fretta come rovinare il lavoro degli altri a scopo di divertimento. E che ora si vede apparire sullo schermo le accuse di interruzione di pubblico servizio e accesso abusivo a un sistema informatico o telematico.

Il trucco utilizzato già dal primo lockdown da quelli che hanno ammesso di essere i «disturbatori seriali» della dad non era molto complicato. Si facevano consegnare le credenziali di accesso da qualche studente (connivente o minacciato, questo sarà da vedere), dopodiché si registravano sotto falso nome e davano il via allo show: bestemmie, urla, parolacce, perfino qualche immagine pornografica, per non farsi mancare nulla. In questo modo, le lezioni venivano interrotte più volte, togliendo agli studenti il sacrosanto diritto di svolgere la loro attività e ai docenti la possibilità di lavorare serenamente. Registravano con il cellulare le facce sorprese o infastidite della classe e poi le facevano girare via WhatsApp. Il tutto nella convinzione di essere non solo invisibili ma anche intoccabili: «La polizia non perderà tempo a cercarci e non ci troverà», ha scritto uno di loro in una chat.

Eccoli serviti. Uno degli agenti si è infiltrato in uno dei gruppi appositamente creati dai giovani su Telegram e su Instagram per comunicare tra di loro riuscendo, in questo modo, a risalire all’identità dei disturbatori. Hanno tra i 17 e i 20 anni e vivono a Messina e a Milano.

Il reato di interruzione di pubblico servizio [1] prevede che «chiunque cagiona una interruzione o turba la regolarità di un ufficio o servizio pubblico o di un servizio di pubblica necessità, è punito con la reclusione fino a un anno». Che la didattica a distanza sia un servizio pubblico, oltre che di pubblica necessità, appare piuttosto evidente. Bisognerà accertare da chi è partita l’iniziativa, perché il Codice penale dice anche che «i capi, promotori od organizzatori sono puniti con la reclusione da uno a cinque anni».

C’è, poi, l’altro reato, ovvero quello di accesso abusivo a un sistema informatico o telematico [2]. La normativa stabilisce che «chiunque abusivamente si introduce in un sistema informatico o telematico protetto da misure di sicurezza ovvero vi si mantiene contro la volontà espressa o tacita di chi ha il diritto di escluderlo, è punito con la reclusione fino a tre anni». Ma anche qui ci sono delle aggravanti. Tra queste, il fatto che l’incursione illecita avvenga in un sistema informatico «di interesse militare o relativo all’ordine pubblico o alla sicurezza pubblica o alla sanità o alla protezione civile o comunque d´interesse pubblico». La piattaforma per la didattica a distanza si potrebbe inserire in quest’ultimo ambito. La pena prevista è la reclusione da uno a cinque anni.


note

[1] Art. 340 cod. pen.

[2] Art. 615-ter cod. pen.


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2 Commenti

  1. La notizia circolava ovunque. Questi incoscienti hanno disturbato le lezioni, come se già non fosse difficile seguire un’ora come si deve tra gente che parla in sottofondo, voci che si sovrappongono, connessione scarsa. Il caos! E si meritano di essere sanzionati perché siamo tutti allo stremo della pazienza. Non se ne può più! Vogliamo tornare in presenza

  2. I ragazzi stanno vivendo questo periodo di assenza dalla scuola con grande stress. E’ ormai più di un anno che si sta alternando dad e lezioni in presenza. E questi scherzetti fuori luogo e di cattivo gusto non fanno che aumentare l’intolleranza verso la didattica a distanza da parte di tutti, alunni e insegnanti. Credo che una bella sanzione possa essere esemplare e scongiurare il ripetersi di certi eventi. E’ importante far emergere certi episodi affinché non ce ne siano altri

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